06.3209 · Interpellanza · 2006-05-10
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande.
1. Il Consiglio federale sa chi sono i veri promotori del programma Core, chi eroga il finanziamento e chi è responsabile della strategia?
2. Che cosa sa delle loro reali intenzioni?
3. È consapevole che il programma Core elude, anzi maschera, le vere conseguenze di Chernobyl?
4. Si prevede di interrompere il sostegno svizzero a Core?
Begründung
L'industria dell'energia nucleare, in particolare quella francese, si è posta l'obiettivo di rilanciare con ogni mezzo il proprio sviluppo e di imporre a tutti i costi, per eliminare i pregiudizi nei suoi confronti, la falsa convinzione che, tutto sommato, le conseguenze della catastrofe di Chernobyl non sono state estremamente gravi. Questi ambienti hanno messo a punto il programma Core proprio per minimizzare le conseguenze dell'incidente nucleare. Cercano di dare una garanzia scientifica al loro programma e di farlo passare per un insieme di procedimenti pluridisciplinari, umanitari e addirittura umanistici. La Confederazione, per il tramite della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del Dipartimento federale degli affari esteri contribuisce al finanziamento di questo programma. Voglio credere che le nostre autorità ignorino di promuovere così, per buona parte, un programma tendente in primo luogo a minimizzare la catastrofe di Chernobyl, cercando in particolare di mostrare che si può "vivere felicemente nella zona contaminata". I progetti ufficiali, più o meno legati a Core, non si occupano per niente di salute fisica, di misurazioni della radioattività, ma molto di psicologia, di stress e di economia, benché in certi Paesi l'80 per cento dei bambini siano malati! Progetti di questo genere non hanno alcun senso e non dovrebbero essere accettati né sostenuti senza essere stati preceduti da misurazioni della radioattività (sugli esseri umani, negli alimenti, nei terreni) e da esami medici. La lettura di un sostenitore del nucleare più oggettivo degli altri, il premio Nobel Georges Charpak ("De Tchernobyl en Tchernobyls", Parigi, Odile Jacob, 2005), che constata una chiara banalizzazione delle conseguenze di Chernobyl, potrebbe tornare utile alle nostre autorità. È senz'altro il caso di aiutare le popolazioni delle zone sinistrate, ma certamente non in un modo che serve a nascondere l'essenziale dei problemi e a evitare che ci si adoperi realmente per risolverli.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale è consapevole che:
- le conseguenze della catastrofe di Chernobil costituiscono tuttora un problema per la popolazione della Bielorussia, dell'Ucraina e della Russia, mentre la portata del sostegno nazionale e internazionale per gli abitanti delle aree contaminate sta scendendo;
- gli effetti della radioattività sulle zone contaminate oltrepassano ampiamente l'ambito locale e nazionale, suscitando preoccupazione nella comunità internazionale;
- vi è la necessità di investire nella ricerca per meglio valutare gli effetti a lungo termine della contaminazione radioattiva sulla popolazione e sull'ambiente.
Il Consiglio federale risponde come segue alle domande poste:
1. Fin dall'inizio la Svizzera, per il tramite della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), ha partecipato attivamente all'elaborazione dei principi Core e figura tra i primi Stati firmatari. Il programma si contraddistingue per l'ampio ventaglio di partner associati, tra cui rientrano in primo luogo il comitato Chernobil della Bielorussia, i responsabili amministrativi di distretti selezionati in Bielorussia, l'UNDP, l'Unesco, l'UNFPA, l'OSCE, la Commissione europea come pure nove Paesi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Lituania, Polonia, Svezia, Slovacchia, Repubblica Ceca) e diverse istituzioni e ONG europee che sostengono la causa di Core. La Svizzera, per il tramite della DSC, ne assumeva la presidenza fino al marzo 2005 e continua ad essere rappresentata in seno al comitato direttivo del programma, al quale compete la realizzazione della strategia Core. Le decisioni del comitato direttivo sono prese per consenso.
Grazie all'impegno diretto della Svizzera - rappresentata dalla DSC - nel programma Core, il Consiglio federale non soltanto ha potuto partecipare attivamente all'elaborazione della strategia Core, bensì può continuare a esporre le proprie esigenze e riceve regolarmente informazioni dettagliate su tutti gli oggetti trattati.
2. Il Consiglio federale non è a conoscenza di intenzioni celate dei firmatari dei principi Core o dei suoi associati. È tuttavia consapevole che determinati progetti volti a migliorare la qualità di vita della popolazione interessata dalla catastrofe di Chernobil possono suscitare all'estero una diversa interpretazione politica rispetto a quella data loro dalla popolazione locale.
3. Il programma Core svolto in Bielorussia ha lo scopo di migliorare le condizioni di vita degli abitanti dei distretti interessati dalla catastrofe di Chernobil. Esso è basato sui bisogni concreti delle persone che vivono in queste regioni. Questo approccio corrisponde peraltro all'obiettivo perseguito dall'impegno svizzero in Bielorussia.
Il Consiglio federale non condivide l'opinione dell'autore dell'interpellanza, secondo cui il programma Core è inteso a mascherare la reale portata e le conseguenze della catastrofe di Chernobil.
4. Finora la Svizzera ha sostenuto il programma Core con un contributo di 540 000 franchi. Tale importo corrisponde al 7 per cento del bilancio complessivo di Core, pari a 7,4 milioni di franchi. Il contributo stanziato dalla Svizzera per il programma Core costituisce soltanto una frazione di un programma di cooperazione più esteso. Dal 2001, infatti, circa 16,5 milioni di franchi sono stati destinati a programmi della DSC in Bielorussia.
La Svizzera partecipa al programma Core di propria iniziativa, e non su richiesta o incitamento da parte di terzi. La DSC sostiene Core perché il programma prevede un approccio onnicomprensivo ai problemi nei settori più svariati quali la salute, la protezione dell'ambiente, lo sviluppo economico, la protezione nucleare, come pure la formazione e la salvaguardia del patrimonio culturale.
Per i motivi sopra esposti, la Svizzera non intende mettere in discussione il proprio impegno.
Risposta del Consiglio federale.