07.3364 · Interpellanza · 2007-06-20
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
L'utilizzazione delle forze idriche è una delle risorse economiche più importanti per le regioni di montagna del nostro Paese: da un lato crea posti di lavoro e dall'altro genera considerevoli entrate (imposte, canoni per i diritti d'acqua, ecc.). Le condizioni quadro per uno sfruttamento ottimale sono quindi d'importanza capitale per lo sviluppo delle aree montane e vanno fissate in modo che sia le società elettriche sia i cantoni e i comuni possano trarne un utile supplementare.
Purtroppo la Confederazione, e la politica, impediscono oggi un'utilizzazione ottimale delle forze idriche, ad esempio fissando un'aliquota massima per i canoni per i diritti d'acqua, ostacolando un efficace sfruttamento dei corsi d'acqua mediante prescrizioni indifferenziate e rendendo più costosi il rinnovo e l'ampliamento degli impianti con complicate procedure d'autorizzazione. E i promotori delle previste iniziative popolari intendono spingersi ben oltre in questo settore. Una volta di più si constata lo spaccato fra teoria e pratica: da un lato la politica sostiene la necessità di fissare buone condizioni quadro, dall'altro la realtà smentisce queste affermazioni, poiché di fatto la politica non fa che peggiorare tali condizioni.
Questo atteggiamento è incomprensibile anche sotto il profilo della politica energetica. La forza idrica è la principale fonte d'energia rinnovabile indigena.
Nell'ottica dei piani d'azione previsti per promuovere le energie rinnovabili, chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
1. Condivide l'opinione secondo cui un'utilizzazione ottimale delle forze idriche sia di grande, se non di vitale importanza per le regioni di montagna? È disposto a migliorare le condizioni quadro in modo che le forze idriche possano essere meglio sfruttate in futuro?
2. Secondo il Consiglio federale, quali perdite subirebbero le aree montane a seguito dell'applicazione definitiva delle attuali prescrizioni sui deflussi residuali? È pronto a proporre al Parlamento regolamentazioni più differenziate, che tengano conto sia della protezione dell'ambiente che degli interessi degli enti coinvolti?
3. A quanto ammonterebbe il deficit delle regioni di montagna e delle società elettriche se venisse accettata la cosiddetta iniziativa popolare "Acqua viva" (iniziativa sulla rinaturazione)?
4. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui il miglioramento delle condizioni quadro permetterebbe di adeguare i canoni per i diritti d'acqua alla svalutazione monetaria senza causare perdite importanti alle società elettriche? Quale strategia persegue a questo riguardo, visto che l'ultimo adeguamento risale a circa dieci anni fa?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Il Consiglio federale è consapevole dell'importanza, per le regioni di montagna, dell'utilizzazione delle forze idriche. Le entrate così generate, che vanno ad alimentare le casse pubbliche, sono considerevoli. Nei cantoni di montagna la loro quota, in rapporto al gettito fiscale complessivo, è notevole (p. es. oltre il 20 per cento nel cantone Uri). Vi si aggiungono le imposte pagate dai collaboratori delle aziende idroelettriche e il valore dell'energia fornita gratuitamente o a prezzi di favore, due elementi che - nell'economia delle regioni periferiche - possono avere anche una certa rilevanza.
Il 21 febbraio 2007, il Consiglio federale ha presentato la sua strategia energetica basata essenzialmente sui quattro pilastri seguenti: energie rinnovabili, efficienza energetica, politica estera in ambito energetico e costruzione di nuovi impianti di grossa potenza per la produzione di elettricità. Il governo ha inoltre incaricato il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni di elaborare entro la fine del 2007 dei piani d'azione sull'efficienza energetica e le energie rinnovabili. La strategia è quindi un chiaro segnale a favore dell'utilizzazione delle forze idriche, che anche in futuro continueranno a giocare un ruolo centrale nell'approvvigionamento elettrico della Svizzera.
2. La regolamentazione attuale prevede adeguati deflussi residuali sulla base di una ponderazione degli interessi (art. 33 della legge federale del 24 gennaio 1991 sulla protezione delle acque, LPAc; RS 814.20), con prescrizioni sui deflussi minimi (art. 31 LPAc) e possibili deroghe in determinati casi (art. 32 LPAc). L'obiettivo è di trovare un compromesso fra utilizzazione e protezione, conformemente ai principi di uno sviluppo sostenibile. Dato che spesso, a valle dei prelievi d'acqua, per il deflusso residuale non sono previste condizioni, al momento del rinnovo della concessione le prescrizioni citate possono portare a perdite di energia. Secondo le previsioni, fino al 2070 le perdite energetiche derivanti dalle disposizioni sui deflussi residuali dovrebbero aggirarsi, in termini cumulativi, sui valori seguenti:
- 2010: centrali ad acqua fluente, 15 gigawattora per anno; centrali a serbatoio o bacino, 26 gigawattora per anno; totale, 141 gigawattora per anno;
- 2015: 212; 28; 240;
- 2020: 230; 76; 306;
- 2025: 271; 82; 353;
- 2070: 775; 1043; 1818.
Gli interventi che contengono grafici o tabelle possono essere scaricati da: Attività parlamentare / Curia Vista / Interventi che contengono grafici o tabelle.
Il grosso aumento previsto fra il 2025 e il 2070 è riconducibile al fatto che numerose concessioni per i diritti d'acqua dovranno essere rinnovate nel periodo 2050-2070. Il rilascio di nuove concessioni comporta l'esecuzione delle disposizioni in materia di deflussi residuali. Le regioni di montagna sono interessate perlopiù da perdite di produttività registrate a livello di centrali a serbatoio o bacino. Dalle esperienze degli ultimi quindici anni è emerso che le prescrizioni vigenti in materia di deflussi residuali risultano generalmente appropriate e consentono di tenere conto in modo adeguato sia delle esigenze di protezione dell'ambiente, sia delle esigenze di utilizzazione delle forze idriche. In alcuni casi si potrebbero trovare soluzioni ancora migliori.
3. Se accettata, l'iniziativa popolare "Acqua viva" (iniziativa sulla rinaturazione) avrebbe conseguenze che dipendono dal tipo di misure e dalla sua attuazione. Per ora il Consiglio federale non può pertanto fornire alcun dato in merito al deficit delle regioni di montagna e delle società elettriche.
4. Per i cantoni di montagna Uri, Svitto, Obvaldo, Grigioni, Ticino e Vallese, i ricavi annuali medi risultanti dall'utilizzazione delle forze idriche sono dell'ordine di 1,7 centesimi per chilowattora, di cui 1,1 centesimi per chilowattora circa confluiscono nel canone per i diritti d'acqua versato per lo sfruttamento di tale risorsa.
I canoni per i diritti d'acqua costituiscono una remunerazione per l'utilizzo specifico delle forze idriche quale risorsa pubblica e sono versati all'ente detentore dei diritti d'acqua. Il tasso d'interesse massimo fissato dalla Confederazione è attualmente di 80 franchi per chilowattora di potenza lorda. In passato, questo tasso è stato corretto verso l'alto per cinque volte dal 1916. Il canone massimo esigibile viene fissato per cercare di trovare un equilibrio fra la promozione delle forze idriche nazionali e una produzione di elettricità a costi contenuti da un lato e gli interessi fiscali della collettività dall'altro lato. I criteri per la determinazione del canone massimo esigibile sono un argomento di discussione ricorrente dall'introduzione dell'articolo sull'economia delle acque, nel 1908. I pareri sono concordi unicamente sulla necessità di compensare periodicamente l'erosione del potere di acquisto. Finora non si è trovata un'indicizzazione soddisfacente; i numerosi fattori non hanno potuto essere elaborati in modo tale da creare una formula di indicizzazione riconosciuta da tutti. Dato che fissare un canone massimo adeguato è difficile e richiede di ponderare gli interessi politici, le Camere hanno ripetutamente rinunciato a sottoporre al Consiglio federale una proposta in tal senso.
Il Consiglio federale ritiene utile esaminare se il canone massimo esigibile attualmente sia ancora adeguato.
Risposta del Consiglio federale.