08.418 · Iniziativa parlamentare · 2008-03-20
Liquidato
Wortlaut
Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa parlamentare:
Il Codice civile (CP) è completato conformemente alle proposte indicate alle pagine 90 e seguenti del rapporto peritale "Criminalità in rete".
La modifica è segnatamente finalizzata a sancire la punibilità dei fornitori di servizi che mettono a disposizione di terzi spazio-memoria su un server (hosting provider) e che scientemente non impediscono l'impiego di informazioni per commettere un reato, anche se ciò sarebbe tecnicamente possibile e lo si possa ragionevolmente pretendere, o che omettono di trasmettere all'autorità di perseguimento penale segnalazioni di terzi, a loro indirizzate e pervenute, riguardanti tali informazioni.
Begründung
Riferendosi alla criminalità in rete - soprattutto in relazione alla pornografia e alla rappresentazione di scene di violenza - il Consiglio federale ha a più riprese, e giustamente, sottolineato che esistono già le necessarie disposizioni penali. Tuttavia resta il fatto che per vari motivi il perseguimento penale della criminalità in rete è oggi molto difficile: vi contribuiscono le difficoltà nell'assunzione di prove e l'incertezza del diritto in questo settore. L'efficienza del perseguimento penale ne risulta ostacolata o addirittura impedita. Le conseguenze di questa situazione sono molteplici:
1. Le autorità di perseguimento penale impiegano, a ragione, le loro risorse limitate solo nei settori in cui appare possibile ottenere un risultato concreto.
2. L'incertezza del diritto causa un dispendio maggiore per l'elaborazione di questi casi.
3. Le imprese del settore Internet possono sempre speculare sul fatto che, a causa dell'incertezza delle basi giuridiche, non risulteranno punibili e di conseguenza tendono a restare inattive anche in caso di sospetto.
4. Molte imprese del settore sarebbero disposte a contribuire al perseguimento di questi reati a condizione di poter fare affidamento su un quadro giuridico chiaro.
Il rapporto peritale "Criminalità in rete", che ha ottenuto ampi consensi nella procedura di consultazione, offre le basi per introdurre una normativa più chiara in questo ambito. Visto però che il Consiglio federale ha rifiutato di agire nel senso indicato dal rapporto, spetta al Parlamento prendere l'iniziativa.