A vent'anni dallo sciopero delle donne persistono le discriminazioni
11.1045 · Interrogazione · 2011-06-15
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Sono trascorsi vent'anni dal primo sciopero delle donne, eppure tra donna e uomo continuano a permanere gravi disparità. Per questo motivo chiedo al Consiglio federale di rispondere urgentemente alle seguenti domande di fondo riguardanti il persistere di tale discriminazione:
1. Perché ancora oggi in determinate categorie professionali - ad esempio quelle dei macellai, dei costruttori di gallerie, degli spurgatori di canalizzazioni, delle guardie forestali o dei netturbini - le donne sono sottorappresentate o pressoché assenti?
2. Quali misure intende adottare il Consiglio federale per ovviare a questa palese discriminazione delle donne?
3. Perché la Costituzione federale prevede il servizio militare obbligatorio per gli uomini e volontario per le donne? Non si tratta forse di un'ennesima discriminazione?
Stellungnahme des Bundesrates
1. L'autore dell'interrogazione fa riferimento alla segregazione di genere sul mercato del lavoro e nella scelta della professione. Dal rapporto sul sistema educativo svizzero 2010, elaborato dal Centro svizzero di coordinamento della ricerca educativa su incarico della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione e dell'Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia (UFFT), emerge che i progressi compiuti negli ultimi 25 anni per una ripartizione più equilibrata dei sessi nelle diverse professioni sono piuttosto modesti. Nel 2007, il 90 per cento delle donne che aveva intrapreso una formazione professionale di base era distribuito su poco più del 15 per cento degli apprendistati disponibili (1984: 5 per cento). Dalla ricerca più recente sulle cause di questa segregazione di genere emerge che la scelta di una professione tipicamente legata a uno dei due sessi è fortemente influenzata dai genitori e dalla socializzazione in età infantile e adolescenziale. Nel citato rapporto sull'educazione si giunge alla conclusione che il persistere di numerose professioni tipicamente femminili o maschili meriterebbe una riflessione, in particolare sulla politica in materia di formazione (www.skbf-csre.ch/fileadmin/files/pdf/bildungsmonitoring/epaper_bildungsbericht2010it/index.html).
2. Nell'amministrazione federale, un gruppo di lavoro istituito dall'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo UFU ha elaborato un piano d'azione per esaminare l'attuazione delle raccomandazioni indirizzate alla Svizzera nel 2009 dal Comitato ONU per l'eliminazione della discriminazione nei confronti della donna. Uno degli obiettivi del piano d'azione consiste nel combattere la discriminazione a livello di formazione, in modo da ridurre la tendenza a scegliere la professione in base a stereotipi di genere.
L'UFFT, competente in materia, ha sensibilizzato i cantoni, cui incombe la responsabilità del settore orientamento professionale e scelta della professione, sulla necessità di impiegare formulazioni linguistiche neutre e di evitare fotografie che riproducono stereotipi maschili o femminili nel materiale informativo utilizzato per l'orientamento professionale e la scelta della professione. L'UFFT sostiene inoltre la ricerca universitaria sulla formazione professionale, in particolare sulle decisioni e le opportunità individuali in materia di formazione professionale. Infine, nelle campagne sulla formazione professionale condotte sotto l'egida della Confederazione, donne e uomini sono sistematicamente rappresentati in tutti i rami professionali (anche a livello di quadri; www.formazioneprofessionaleplus.ch).
In questo contesto non vanno dimenticati gli sforzi intrapresi dagli uffici cantonali per la parità dei sessi per motivare le persone di sesso maschile a scegliere professioni "tipicamente femminili" nel settore sanitario, oppure l'operato delle imprese private per cercare di impiegare più donne nel settore informatico. Una ripartizione più equilibrata dei due sessi nelle diverse professioni soddisfa inoltre il crescente fabbisogno dell'economia di disporre, per il reclutamento del proprio personale, di un bacino più ampio ed eterogeneo di donne e uomini ben qualificati.
3. Per quanto concerne il disciplinamento attuale del servizio militare, la Costituzione federale prevede effettivamente una disparità di trattamento, che, però, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (2A.47/2002 del 23 maggio 2002), non viola il principio dell'uguaglianza di diritto e di fatto dei sessi.
L'articolo 59 della Costituzione sul servizio militare e il servizio sostitutivo e l'articolo 8 capoverso 3 della Costituzione sulla parità di diritti fra uomo e donna sono norme costituzionali di pari rango. Quando, nel 1981, venne sancito nella Costituzione federale il principio della parità dei sessi, il Tribunale federale rifiutò di estendere alle donne l'obbligo del servizio militare (sentenza non pubblicata 2A.433/1990 del 17 settembre 1991).
Il Consiglio federale rammenta che il servizio militare è aperto anche alle cittadine svizzere.
Ogni donna svizzera può annunciarsi volontariamente per il servizio militare. Se al reclutamento è dichiarata idonea al servizio militare e si impegna ad assumere la funzione militare che le è assegnata, diventa soggetta all'obbligo di prestare servizio militare. Ha i medesimi diritti e obblighi degli uomini svizzeri soggetti all'obbligo di prestare servizio militare.
Risposta del Consiglio federale.