Nessuna immunità diplomatica per il presunto criminale di guerra Jagath Dias
11.3507 · Interpellanza · 2011-06-09
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Jagath Dias, vice-ambasciatore della rappresentanza in Sri Lanka di Svizzera, Germania e Vaticano, è gravemente sospettato di aver commesso crimini di guerra in qualità di general maggiore della 57a divisione dell'esercito dello Sri Lanka. Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
- Per quale motivo il governo svizzero ha accettato Jagath Dias come collaboratore nonostante al momento del suo accreditamento nel 2009 gli venissero già rivolti gravi rimproveri in rapporto con crimini di guerra?
- Che cosa intende intraprendere concretamente nel caso Jagath Dias?
- Intende togliere l'immunità diplomatica nei confronti di Jagath Dias?
- Come intende agire per migliorare il preventivo controllo del personale diplomatico onde evitare in avvenire che criminali di guerra siano accettati come diplomatici?
Begründung
Tra i presunti crimini di guerra che sarebbero stati commessi nel corso dell'offensiva finale contro le Tigri Tamil (LTTE) nella primavera del 2009 si contano in particolare il lancio mirato di granate contro zone civili protette, ospedali, oggetti di organizzazioni umanitarie e luoghi di culto. Il rapporto di esperti dell'ONU corrobora i sospetti e rimprovera gravi crimini di guerra tanto al governo dello Sri Lanka quanto alle Tigri Tamil, citando in particolare la 57a divisione e Jagath Dias.
La Svizzera si adopera intensamente, sul piano internazionale, per la rielaborazione del passato e contro l'impunità nei processi di transizione. A tale riguardo ha promosso un'iniziativa diplomatica sfociata nell'adozione, nel 2005 da parte della Commissione dei diritti umani dell'ONU e nel 2008 da parte del Consiglio dei diritti umani, di una risoluzione intesa a rafforzare il rispetto dei diritti umani e la giustizia nei processi di transizione. In tale contesto alla lotta contro l'impunità è attribuita una particolare responsabilità, soprattutto nell'ambito dell'accreditamento di personale diplomatico. A fronte di indizi che, come nel caso Jagath Dias, fanno presumere un coinvolgimento della persona interessata in crimini di guerra, devono essere immediatamente intraprese misure per la revoca dell'immunità diplomatica.
Stellungnahme des Bundesrates
Se uno Stato nomina un nuovo membro presso la sua missione diplomatica, il DFAE chiede e valuta informazioni nell'ambito di un controllo confidenziale. Nel caso di un capomissione tale controllo deve avvenire nell'ambito di una procedura formale, che inizia con una domanda di ammissione e finisce con la consegna della credenziale. Per il rimanente personale diplomatico vige una procedura più semplice, che a seconda dei casi può comunque essere molto estesa. Il Consiglio federale ritiene che i controlli attuali sono sufficientemente flessibili ed efficaci per soddisfare gli obiettivi auspicati.
La Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche permette alla Svizzera, "in ogni tempo, senza doverne indicare i motivi, di informare lo Stato accreditante che il capo o un membro del personale diplomatico della missione è persona non grata oppure che un altro membro del personale della missione non è accettabile". Oggigiorno è prassi internazionale costante che gli Stati rispettino la confidenzialità, se utilizzano tale potere discrezionale. Agendo in questo modo ci si riserva il diritto di prendere decisioni senza doverle motivare, nemmeno indirettamente, evitando quindi il rischio di un'escalation di misure e contromisure da parte dello Stato interessato. Infine, si tutelano anche i diritti della persona coinvolta, che non può avvalersi del diritto di ricorso contro una decisione sovrana dello Stato accreditatario.
Uno dei motivi che possono portare a rifiutare la nomina di un diplomatico o a interrompere le sue funzioni è una possibile partecipazione ad atti punibili o criminali, a condizione che possano essere fatte valere prove sufficienti contro tale persona. In un caso del genere, può succedere che lo Stato accreditatario decida di sua spontanea volontà di richiamare il suo o la sua rappresentante. Dal canto suo, la Svizzera può decidere di dichiarare una persona non grata o non accettabile.
Nella primavera del 2011 l'ONU ha pubblicato un rapporto di esperti dettagliato che menzionava gravi violazioni del diritto internazionale durante il conflitto armato interno in Sri Lanka. Il rapporto rivela che all'inizio del 2009 Jagath Dias, in qualità di comandante della 57a divisione dell'esercito dello Sri Lanka, aveva partecipato attivamente all'offensiva finale contro l'LTTE. Non viene tuttavia messo direttamente in relazione con queste infrazioni. Sempre nella primavera del 2011 diverse organizzazioni non governative hanno pronunciato pubblicamente gravi accuse nei confronti di Jagath Dias. In un caso del genere, il DFAE esamina i fatti e, dopo aver ascoltato tutte le parti interessate, decide se è necessario prendere provvedimenti.
Le accuse pronunciate nei confronti di Jagath Dias s'iscrivono in un quadro più generale della situazione in Sri Lanka. La Svizzera s'impegna in questo Paese per il rispetto del diritto internazionale umanitario, per la riconciliazione e contro l'impunità. Davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 10 maggio 2011 il rappresentante svizzero ha sottolineato l'importanza del rapporto di esperti sullo Sri Lanka, commissionato dal Segretario generale delle Nazioni Unite. In occasione dell'apertura dell'ultima seduta del Consiglio dei diritti dell'uomo a Ginevra, il 30 maggio 2011, il rappresentante svizzero ha inoltre dichiarato che anche la Svizzera reputa importante che le accuse riguardanti le infrazioni commesse dalle parti in conflitto vengano esaminate e gli eventuali autori citati in giudizio. La Svizzera ritiene che la lotta contro l'impunità sia una condizione essenziale per una pace duratura e per prevenire infrazioni anche in futuro.
Le accuse pronunciate nei confronti di Jagath Dias sono state oggetto di verifiche effettuate nei confronti dello Sri Lanka nella primavera e nell'estate del 2011, che non si sono limitate al caso Dias, ma che lo includono. Per i motivi summenzionati, il Consiglio federale non intende informare sulle misure già prese o che verranno eventualmente prese e nemmeno dare ulteriori indicazioni.
Risposta del Consiglio federale.