12.3085 · Interpellanza · 2012-03-07
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
1. Qual è lo stato degli sprechi alimentari in Svizzera?
2. Cosa può fare il Consiglio federale per combatterli?
3. Il Consiglio federale intende ispirarsi alle misure adottate dai nostri vicini europei?
4. Ci sono molte perdite alimentari anche nei Paesi del Sud a causa dei problemi di stoccaggio. Il Consiglio federale, per mezzo della Direzione dello sviluppo e della cooperazione, ha in serbo programmi volti a risolvere questo problema?
Begründung
A gennaio 2012, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione chiedendo misure urgenti per ridurre gli sprechi alimentari della metà entro il 2025 e migliorare l'accesso agli alimenti per le persone bisognose. I deputati europei chiedono anche di dichiarare il 2014 "Anno europeo contro gli sprechi alimentari".
In effetti, ogni anno nell'UE viene sprecato quasi il 50 per cento degli alimenti, nelle economie domestiche, nei supermercati, nei ristoranti e nella filiera alimentare, mentre 79 milioni di cittadini vivono al di sotto della soglia di povertà e 16 milioni dipendono dall'aiuto alimentare di opere di carità.
A fronte di questi sprechi alimentari a tutti i livelli - produttori, addetti alla trasformazione, dettaglianti, servizi di ristorazione e consumatori - occorre mettere a punto una strategia coordinata, che associ misure per migliorare l'efficacia della filiera alimentare e dei circuiti di consumo, settore per settore, e affrontare urgentemente il problema.
Uno studio pubblicato dalla Commissione europea indica che se non verrà fatto nulla, gli sprechi alimentari aumenteranno del 40 per cento entro il 2020.
La risoluzione europea propone, per evitare che gli alimenti siano messi in vendita troppo in prossimità della data di scadenza, una doppia data di scadenza per indicare la data limite di vendita e la data limite di consumo.
Sappiamo che la domanda di prodotti alimentari aumenterà in futuro. Non possiamo più permetterci di rimanere inerti, mentre alimenti sani e commestibili vengono gettati via. Non si tratta solo di un problema ambientale, ma anche etico, economico e sociale.
Origine degli sprechi:
- economie domestiche: 42 per cento;
- industria agroalimentare: 39 per cento;
- dettaglianti: 5 per cento;
- ristorazione: 14 per cento. (Fonte: Commissione europea)
Stellungnahme des Bundesrates
A tutti i livelli del sistema alimentare, dalla produzione al consumo finale, si ottengono rifiuti alimentari. Per la Svizzera esistono soltanto pochi studi che forniscono indicazioni sulla loro portata. Dall'analisi della composizione dei rifiuti 2001/02 dell'UFAM risulta che in Svizzera il 27 per cento dei rifiuti urbani è di natura biogena e che in parte si tratta di rifiuti alimentari. Nel complesso vi sono tuttavia notevoli lacune. Occorre colmarle in primo luogo ai livelli in cui si suppone venga prodotto il volume maggiore di rifiuti. Per fine anno è già previsto l'aggiornamento dello studio sulla composizione dei rifiuti. Si sta vagliando l'eventualità di rilevare separatamente per la prima volta i rifiuti alimentari.
Il Consiglio federale è consapevole della dimensione sociale ed etica del problema. Riconosce altresì che la riduzione dei rifiuti alimentari racchiude un potenziale ecologico, ma anche economico. Per tale motivo, attualmente si sta esaminando come approfondire la problematica nell'ambito degli incarichi del Consiglio federale in materia di economia verde. In particolare s'intende ridurre i rifiuti alimentari attuando strategie e misure adeguate e valorizzare meglio i rifiuti inevitabili. Gli uffici federali (UFSP, UFAM, UFV e UFAG) hanno già iniziato l'analisi. Tali lavori comprendono anche un rilevamento della situazione attuale per quanto riguarda le strategie dell'UE e di diversi Paesi per evitare e ridurre i rifiuti alimentari (Francia, Germania, Austria, Gran Bretagna). Inoltre, s'intende avviare un dialogo con gli attori del sistema alimentare sulle modalità di ridurre o valorizzare meglio i rifiuti alimentari. Sulla base dei risultati ottenuti si definirà come procedere.
Nei Paesi in via di sviluppo, contrariamente a quelli industrializzati, le perdite maggiori non si rilevano a livello di consumo finale, bensì principalmente a monte e sono riconducibili soprattutto alle cattive condizioni di stoccaggio. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) s'impegna da anni in questo ambito. Le esperienze fatte in America latina con lo sviluppo della collaborazione tra artigiani locali, servizi di consulenza e contadini hanno dato risultati eccellenti per quanto riguarda la riduzione delle perdite di stoccaggio. Attraverso il programma "Postcosecha", che fabbrica e mette a disposizione sili di stoccaggio, la DSC ha ottenuto un riconoscimento internazionale in questo settore. Da alcuni anni, la DSC cura un dialogo con istituti di ricerca e partner internazionali e locali soprattutto nell'Africa australe, allo scopo di trasferire le ottime esperienze maturate in America latina e adattarle alle esigenze delle popolazioni africane. A tal fine, nel quadro del suo programma bilaterale sono in corso progetti pilota soprattutto in Tanzania. Onde influenzare le politiche agricole e sensibilizzare i più alti livelli a questa tematica, il programma globale sulla sicurezza alimentare della DSC è in stretto contatto segnatamente con la FAO, ma anche con l'Unione africana nonché governi e organizzazioni partner. Per promuovere la replicabilità delle soluzioni, questa tematica viene presa in considerazione anche nel dialogo con altri Paesi donatori. La Svizzera ha un ruolo di primo piano in questo ambito e tale tematica è uno dei punti chiave del suo programma volto a migliorare la sicurezza alimentare. Lo sviluppo di nuovi approcci e l'interesse suscitato dalle attività della DSC permetteranno certamente di estenderle all'Asia.
Risposta del Consiglio federale.