14.3201 · Mozione · 2014-03-20
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di modificare l'articolo 28 capoverso 2 LBCR e gli articoli 49 e 50 dell'ordinanza sulla FINMA affinché non sia più possibile convertire i fondi di terzi in fondi propri.
Begründung
L'ordinanza dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) sull'insolvenza di banche e commercianti di valori mobiliari è entrata in vigore nel 2012. Quando si leggono i capitoli inerenti al risanamento di un istituto finanziario si rimane sorpresi. In effetti l'articolo 49 stabilisce che tutti i fondi di terzi possono essere convertiti in fondi propri, mentre secondo l'articolo 50 la FINMA può chiedere agli investitori una riduzione dei crediti: "Oltre o al posto della conversione di capitale di terzi in capitale proprio, la FINMA può disporre una riduzione parziale o integrale del credito." Dalla conversione o riduzione del credito sono esclusi alcuni conferimenti come ad esempio i crediti dei lavoratori o quelli assicurativi e i versamenti che non superano i 100 000 franchi. Chi dispone di averi più elevati in banca deve quindi aspettarsi che la FINMA converta i suoi fondi o riduca i suoi crediti in tutto o in parte nel caso di una crisi bancaria. È inammissibile che i cittadini debbano assorbire le perdite che si verificano perché le banche e il mercato finanziario mondiale si assumono i rischi in modo sconsiderato.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
A livello legislativo una delle conseguenze sostanziali del fallimento della Spar- und Leihkasse di Thun nel 1991 e della sua liquidazione, che si è protratta fino al 2005, è stata la creazione di una nuova normativa sul fallimento e il risanamento delle banche. Questa normativa, entrata in vigore con effetto al 1° luglio 2004, è stata ulteriormente migliorata dal Parlamento con aggiornamenti entrati in vigore il 1° settembre 2011 e il 1° marzo 2012. Da allora le banche a rischio di insolvenza non devono più essere liquidate quasi automaticamente come avveniva prima del 1° luglio 2004, ma sono possibili misure di protezione e risanamento differenziate. L'apertura di una procedura di risanamento secondo la legge sulle banche è possibile solo se si prevede che i creditori ottengano una posizione migliore rispetto al caso di fallimento. Una procedura di risanamento percorre più tappe, fra cui in particolare l'elaborazione di un piano di risanamento. Esso, nella misura in cui l'eliminazione dell'insolvenza non sia possibile in altro modo, può anche prevedere la conversione in capitale proprio dei crediti non privilegiati secondo la normativa sulle banche e sul fallimento.
Prima di un'eventuale conversione ("debt-equity-swap") è tuttavia imperativo che l'intero capitale sociale sia integralmente ridotto e che tutti i prestiti obbligatoriamente convertibili ("contingent convertible bonds", Cocos) vengano convertiti in capitale proprio. Tuttavia, se in seguito dovesse rivelarsi ancora necessaria una conversione di crediti, sono da tenere in considerazione ulteriori principi di protezione dei creditori. In particolare va osservata la graduatoria dei creditori. Questo significa che sono anzitutto sottoposti alla conversione i crediti di grado posteriore. Se questi non dovessero bastare possono essere considerati ulteriori crediti, ad eccezione dei depositi. Solo alla fine e solo qualora la conversione di tutti gli altri crediti della banca non fosse sufficiente, è possibile convertire anche i depositi. Anche in questo caso sono però esclusi dalla conversione i depositi privilegiati, ovvero tutti i depositi fino a un importo di 100 000 franchi. Peraltro il risanamento non può essere semplicemente imposto ai creditori in caso di ingerenza nei loro diritti, ad esempio tramite riduzione, proroga o conversione dei loro crediti. Infatti in base alla legge sulle banche, alla quale si orienta anche l'ordinanza d'esecuzione della FINMA, la maggior parte dei creditori non privilegiati ha fondamentalmente il diritto di rifiutare il piano di risanamento e richiedere l'apertura di una procedura di fallimento.
Il debt-equity swap è uno strumento di risanamento usato comunemente (anche al di fuori del settore finanziario), che migliora la quota di capitale proprio ed è previsto ad esempio anche nell'ordinamento del Financial Stability Board e dell'UE. Tale strumento si è rivelato valido poiché, anche se i creditori interessati rinunciano all'immediata riscossione dei loro crediti - che del resto a breve termine non sarebbero realizzabili - dopo un risanamento concluso con successo essi beneficiano dell'aumento di valore dell'impresa salvata. Non sussiste quindi alcun motivo per modificare l'attuale normativa.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.