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14.3765 · Interpellanza · 2014-09-23

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

La nostra Costituzione poggia su una comunità di valori plasmata da una cultura cristiano-occidentale. A tal proposito, vorrei sapere dal Consiglio federale come giudica la persecuzione sistematica dei cristiani e di altre minoranze religiose da parte dell'organizzazione Stato islamico (IS) in Iraq e Siria:

1. Cosa impedisce al Consiglio federale di condannare la persecuzione sistematica dei cristiani e di altre minoranze religiose da parte dell'IS quale estrema violazione dei diritti dell'uomo e della libertà di religione?

2. Cosa fa la Confederazione per lenire le difficoltà sul posto e quali misure supplementari prende in considerazione per l'aiuto umanitario ai profughi nella regione? Prevede a tal scopo di utilizzare provvisoriamente anche fondi destinati all'aiuto allo sviluppo?

3. Il Consiglio federale prevede di accogliere provvisoriamente cristiani perseguitati, dando priorità ai più vulnerabili (donne, bambini e anziani), in veste di persone bisognose di protezione?

Begründung

A seguito della rapida avanzata militare dell'organizzazione Stato islamico (IS), a partire da giugno 2014 ampie parti delle regioni sunnite dell'Iraq sono sfuggite al controllo del Governo centrale.

A Mossul, un tempo metropoli multireligiosa, i miliziani dell'IS hanno imposto ai cristiani di lasciare la città altrimenti sarebbero stati uccisi. Migliaia di cristiani presi dal panico sono quindi fuggiti verso le regioni curde dell'Iraq per cercare protezione dai combattenti sunniti radicali.

In precedenza, i cristiani erano stati esortati dal gruppo IS, che controlla Mossul e le zone circostanti da circa un mese, a convertirsi all'islam e a versare una tassa speciale. In caso contrario avrebbero dovuto abbandonare le loro case e la città.

Testimoni oculari hanno riferito che i combattenti ribelli avrebbero marchiato le case dei cristiani con la "n" di nassarah, il termine usato nel Corano per designare i cristiani.

Attualmente l'IS minaccia anche vaste parti della Siria. Alle persone perseguitate, tra cui molti cristiani, turcomanni e yazidi, non resta altro che fuggire dalla zona. Chi non ci riesce viene ucciso, sottoposto a maltrattamenti, convertito di forza o "venduto" sui cosiddetti mercati degli schiavi.

Il Segretario generale dell'ONU, Ban Ki Moon, ha classificato le vessazioni contro i cristiani in Iraq ad opera del gruppo jihadista Stato islamico (IS) come possibile "crimine contro l'umanità", condannando con forza la "persecuzione sistematica delle minoranze" da parte degli estremisti.

Stellungnahme des Bundesrates

1. Il Consiglio federale segue con forte preoccupazione l'attuale situazione in Iraq e Siria e, in particolare, le persecuzioni, gli attacchi all'integrità fisica e le uccisioni di cui sono bersaglio i cristiani e altre comunità religiose ed etniche. Il DFAE ha condannato con la massima fermezza le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse dai membri del gruppo estremista IS (autoproclamatosi "Stato islamico") in Iraq e Siria (comunicati stampa del 21 luglio e del 15 agosto 2014).

Sul piano multilaterale, nel settembre 2014 la Svizzera ha appoggiato le risoluzioni del Consiglio dei diritti umani sulla situazione in Iraq e in Siria. Nelle sue dichiarazioni ha condannato fermamente la brutalità dell'IS e dei gruppi ad esso vicini. A più riprese ha ribadito l'importanza di indagare e all'occorrenza perseguire ogni abuso e ogni violazione dei diritti dell'uomo e del diritto internazionale umanitario, a prescindere da chi siano i responsabili di tali atti. In tal senso il Consiglio federale sostiene i lavori della commissione d'inchiesta sulla Siria istituita dal Consiglio dei diritti umani e il pronto invio di una missione dell'Ufficio dell'Alto commissariato dell'ONU per i diritti dell'uomo in Iraq. La Svizzera proseguirà il suo impegno sul piano multilaterale e nella lotta all'impunità.

In occasione della Conferenza sulla situazione dei rifugiati siriani del 28 ottobre 2014 a Berlino, la Svizzera ha ribadito la propria posizione, sottolineando la sua disponibilità a sostenere l'adozione di misure volte a migliorare la situazione dei rifugiati.

2. La Svizzera sostiene indistintamente tutte le vittime della crisi in Siria e Iraq, nell'intento di attenuarne le conseguenze umanitarie. Dallo scoppio della crisi siriana nel marzo 2011, l'importo stanziato dalla Svizzera per gli aiuti ammonta a 105 milioni di franchi. Con il peggioramento della situazione in Iraq, nel giugno 2014 la Svizzera ha incrementato di 3,7 milioni di franchi l'aiuto umanitario in favore delle vittime di tale Paese. I fondi stanziati dal 2013 per arginare la crisi in Iraq hanno così raggiunto approssimativamente i 9 milioni di franchi. In vista del rigido inverno che incombe su 1,8 milioni di sfollati, recentemente la Svizzera ha inviato nella regione del Kurdistan iracheno 45 tonnellate di aiuti umanitari, tra cui tende termoisolanti, stufe, coperte, ecc.

La Svizzera continuerà a fornire aiuto umanitario alle vittime delle crisi in Siria e Iraq. Il 29 ottobre 2014 il Consiglio federale ha annunciato uno stanziamento supplementare di 40 milioni di franchi, di cui la metà è destinata al sostegno delle vittime in Siria e Iraq, ovvero ai profughi nei Paesi confinanti, ma anche agli sfollati interni che hanno trovato riparo restando in Siria o in Iraq. L'altra metà sarà utilizzata per combattere l'epidemia di ebola nell'Africa occidentale.

Il Consiglio federale è disposto a esaminare in modo più approfondito la situazione delle minoranze religiose minacciate e le relative misure adottate nel quadro del rapporto sulla politica estera, in accoglimento del postulato 14.3823 von Siebenthal, che propone di accogliere.

3. In linea di massima l'esame delle domande di asilo di persone provenienti da Siria e Iraq non diverge da quelle presentate da richiedenti l'asilo di altri Paesi. Una modifica della prassi presa in considerazione nell'autunno 2013, ovvero l'introduzione dello status di persona bisognosa di protezione ai sensi degli articoli 68 e 69 della legge sull'asilo per i richiedenti l'asilo dalla Siria, è stata respinta al termine di un attento esame. Se in sede di esame di una domanda di asilo l'UFM constata l'esistenza di una persecuzione ai sensi dell'articolo 3 della legge sull'asilo, di regola l'asilo viene accordato. In tale ottica la religione, ad esempio gli attacchi di estremisti islamici contro cristiani, può essere considerata motivo di persecuzione.

Nel 2013 il Consiglio federale ha deciso di accogliere, su un arco temporale di tre anni, 500 rifugiati provenienti soprattutto dall'area interessata dal conflitto siriano. In tale contesto l'UFM lavora a stretto contatto con l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR). Nella risposta all'interpellanza 13.3699 il Consiglio federale ha già ribadito l'esistenza di criteri chiari per l'ammissione di gruppi di rifugiati. Il criterio primario è il bisogno di protezione dei rifugiati, laddove sono ammessi anche gruppi di persone particolarmente vulnerabili (donne, bambini, anziani, malati, disabili). Agli occhi del Consiglio federale, la sola appartenenza a una determinata minoranza religiosa non può tuttavia costituire un criterio.

Risposta del Consiglio federale.