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Iniziativa "contro l'immigrazione di massa". Quali sono i rischi per il panorama svizzero della formazione e della ricerca?

16.3139 · Interpellanza · 2016-03-17

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Come valuta il Consiglio federale i rischi derivanti dall'attuazione dell'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa" per il prestigio della Svizzera come polo d'insegnamento, di ricerca e d'innovazione?

Begründung

L'approvazione dell'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa" del 9 febbraio 2014 rischia di avere gravi conseguenze sulla reputazione della Svizzera come polo di formazione e di ricerca.

Due anni dopo il loro appello "Not without Switzerland" i rettori delle scuole universitarie elvetiche ribadiscono la necessità di garantire le condizioni quadro indispensabili per l'eccellenza dei ricercatori svizzeri e stranieri.

Nel manifesto del 9 febbraio 2016, che sostiene l'idea di "una Svizzera al centro del panorama europeo della formazione e della ricerca", i firmatari sottolineano l'importanza di riuscire ad attirare i migliori talenti e di partecipare a pieno titolo ai programmi europei di scambio e di ricerca.

Gli argomenti principali a sostegno di questa tesi sono quattro:

1. La diminuzione dell'attrattiva della Svizzera come centro di studio, di ricerca e d'innovazione per i professionisti altamente specializzati e qualificati rischia di avere un impatto molto negativo sugli investitori e sulla nostra piazza economica.

2. Per garantire la competitività scientifica della Svizzera occorre preservare l'internazionalità delle istituzioni interessate, in particolare tramite la partecipazione ai programmi Erasmus+ e Horizon 2020.

3. L'attrattiva nella competizione per i migliori talenti rappresenta una condizione indispensabile per garantire l'eccellenza della ricerca e dell'innovazione. Poiché il nostro Paese non dispone di un numero sufficiente di specialisti, le restrizioni per gli studenti stranieri che svolgono un'attività lucrativa e per i giovani ricercatori stranieri (dottorandi e postdottorandi) minacciano la qualità della piazza scientifica ed economica svizzera.

4. La mobilità accademica, che si realizza concretamente grazie ai due programmi europei summenzionati, è un pilastro dell'internazionalizzazione delle nostre scuole universitarie. Essa promuove gli scambi interculturali, aumenta la competitività dei laureandi sul mercato del lavoro, favorisce i partenariati strategici e stimola lo scambio di idee che è di fondamentale importanza.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale è consapevole dei possibili effetti dell'articolo riguardante l'iniziativa "contro l'immigrazione di massa" (art. 121a della Costituzione) sull'economia e sulla società, in particolare sul settore ERI. La possibilità di reclutare i migliori talenti a prescindere dalla loro nazionalità rappresenta un fattore di successo della Svizzera nei settori della ricerca, della formazione e dell'economia. Nel messaggio ERI 2017-2020 il Consiglio federale si è espresso in modo dettagliato in proposito: nel 2012 quasi il 40 per cento del personale impiegato nel settore privato svizzero per attività di ricerca e sviluppo era di origine straniera. Inoltre, le nostre scuole universitarie attirano ricercatori d'eccellenza e professori di alto livello. Questo successo in termini di competitività internazionale è dovuto all'acquisizione di fondi per la ricerca, alle infrastrutture moderne, alle buone condizioni quadro e all'ottima reputazione delle scuole universitarie svizzere nel mondo.

Al momento è difficile valutare l'impatto concreto dell'articolo 121a della Costituzione sul settore ERI. Tuttavia, alcune conseguenze sono già ben visibili. Ad esempio, nella primavera 2014 la Svizzera non ha potuto associarsi a pieno titolo al programma quadro di ricerca europeo Horizon 2020 in quanto non aveva firmato il protocollo relativo all'estensione alla Croazia dell'accordo tra la Confederazione svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra sulla libera circolazione delle persone. Grazie a un accordo di associazione parziale, dal settembre 2014 la Svizzera può partecipare fino alla fine del 2016 ad alcuni progetti di Horizon 2020. Tuttavia, da un primo bilancio intermedio emerge che la partecipazione dei ricercatori svizzeri è sensibilmente diminuita rispetto al programma quadro di ricerca precedente. Il protocollo concernente la Croazia è stato firmato il 4 marzo 2016. Se la Svizzera lo ratificherà entro il 9 febbraio 2017 potrà aderire a pieno titolo a Horizon 2020 dal 1° gennaio 2017 fino alla sua conclusione (31 dicembre 2020), altrimenti continuerà a partecipare come Paese terzo. In tal caso il Consiglio federale dovrebbe sottoporre al Parlamento delle proposte sulla strada da seguire (si veda in proposito il messaggio ERI 2017-2020, pag. 130 segg.). I programmi europei in materia di formazione, in particolare Erasmus+, promuovono gli scambi e la mobilità a livello internazionale sia fra gli istituti sia fra gli studenti e gli insegnanti. Dopo l'approvazione dell'iniziativa "contro l'immigrazione di massa" i negoziati per l'adesione della Svizzera a Erasmus+ sono stati sospesi e il nostro Paese deve accontentarsi di partecipare come Stato terzo. Nel 2014 il Consiglio federale ha elaborato una soluzione transitoria valida fino alla fine del 2016.

Il Consiglio federale ha deciso di adottare diverse misure collaterali nell'ambito del disegno di legge sulla regolazione dell'immigrazione per attenuare gli effetti della limitazione dell'impiego di personale qualificato straniero grazie a un migliore sfruttamento del potenziale di manodopera locale (cfr. SECO, 2015: "Iniziativa sul personale qualificato - Stato di attuazione e prossimi sviluppi". Rapporto del Consiglio federale del 19 giugno 2015 in adempimento di diversi interventi parlamentari). Tra queste misure si possono citare, nel settore delle scuole universitarie, la promozione delle nuove leve accademiche e il ricambio generazionale in ambito medico, due aspetti centrali del messaggio ERI 2017-2020.

Risposta del Consiglio federale.