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17.3937 · Interpellanza · 2017-09-29

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il Fondo verde per il clima (Green Climate Fund, GCF) è un attore importante del finanziamento internazionale per il clima, attraverso il quale i Paesi industriali opereranno gran parte dei trasferimenti multilaterali verso i Paesi in via di sviluppo, per un importo annuo di 100 miliardi di franchi.

Attualmente il contributo della Svizzera al GCF ammonta a oltre 30 milioni di franchi all'anno; si tratta cioè di uno degli importi più elevati della collaborazione allo sviluppo. La Svizzera è rappresentata nel consiglio esecutivo del GCF e ha dunque la possibilità di influire sulla politica del GCF.

Le agenzie multilaterali tendono a sviluppare i progetti in collaborazione con le banche di sviluppo regionali o con le grandi banche private, che a loro volta sono strettamente interconnesse con l'economia privata dei Paesi destinatari. Stando così le cose, i mezzi finanziari convergono su progetti energetici altamente profittevoli. Spesso, tuttavia, questi progetti non mettono in primo piano la protezione dei ceti sociali più poveri dalle conseguenze negative dei cambiamenti climatici.

Con riferimento alla missione del GCF e dunque alla suddivisione del finanziamento svizzero a favore del clima, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

1. Chi definisce il mandato del rappresentante della Svizzera nel consiglio esecutivo del GCF? In quale forma viene conferito questo mandato?

2. Come intende garantire il Consiglio federale che:

- il GCF finanzi progetti in Paesi poveri e fragili che non perseguono scopo di lucro?

- il GCF coltivi un rapporto equilibrato tra progetti di tutela del clima e progetti di adattamento?

- il GCF finanzi anche progetti di adattamento decentralizzati (ergo più piccoli), che sono poi quelli che garantiscono la maggior protezione dei gruppi demografici più poveri e più esposti al clima?

- i progetti finanziati dal GCF si svolgano in collaborazione con le collettività locali e con gli organismi della società civile?

- gli attori nazionali e locali possano ricevere più facilmente e più velocemente i fondi climatici per svolgere i loro progetti?

- nell'attribuzione dei mezzi si tenga conto dei Paesi africani in funzione della loro grande vulnerabilità ai mutamenti climatici (es. siccità in Africa orientale)?

Stellungnahme des Bundesrates

Nel 2014 la Svizzera ha partecipato alla capitalizzazione iniziale (10,3 miliardi di dollari) del Fondo verde per il clima (Green Climate Fund, GCF) con un contributo a fondo perduto di 100 milioni di dollari, versato nel periodo 2015-2017.

1. Il mandato della rappresentanza svizzera nel consiglio esecutivo è sancito dalla decisione del Consiglio federale del 28 novembre 2014 sul contributo finanziario della Svizzera al Fondo verde per il clima 2015-2017. La sua attuazione è di competenza di DFAE/DSC, DEFR/SECO e DATEC/UFAM, che elaborano la posizione svizzera nel quadro della piattaforma comune sul finanziamento internazionale e la cooperazione allo sviluppo nel settore ambientale (Plafico). Istituita nel 2011, questa piattaforma si prefigge di coordinare le attività nel settore del finanziamento destinato al clima e all'ambiente. Nell'ambito della Plafico vengono regolarmente organizzate riunioni strategiche tra esperti e direttori di uffici. Per ogni singola riunione del consiglio esecutivo GCF il mandato è posto in consultazione tra gli uffici che collaborano alla Plafico ed è poi consegnato al capo della delegazione svizzera sotto forma di mansionario. La Svizzera è rappresentata nel consiglio esecutivo GCF da uno dei tre uffici competenti, a turno. Attualmente il seggio è occupato da un rappresentante della SECO.

2. Per la Svizzera l'impegno del GCF per rafforzare l'adattabilità e la capacità di resilienza dei Paesi e delle popolazioni più a rischio riveste un'importanza fondamentale. Secondo lo statuto del GCF il 50 per cento delle risorse deve essere investito in progetti di adattamento, di cui la metà nei Paesi più vulnerabili. Si tratta in particolare dei Paesi meno avanzati, gran parte dei quali è in Africa, e dei piccoli Stati insulari. Da quando è operativo e da quando sono stati approvati i primi progetti a fine 2015, il GCF ha impegnato più di 700 milioni di dollari per progetti di adattamento, il 30 per cento dei quali (ossia il 15 per cento dei versamenti) nei Paesi più vulnerabili. La Svizzera continua a impegnarsi nel consiglio esecutivo per centrare gli obiettivi prefissati.

Ad oggi il GCF ha anche approvato numerosi progetti in collaborazione con banche di sviluppo multilaterali e istituzioni delle Nazioni Unite: questi soggetti dispongono dei necessari standard ambientali e sociali nonché di standard fiduciari ormai collaudati. Pertanto, hanno potuto farsi accreditare e sottoporre rapidamente progetti qualificati. Viceversa, diverse entità nazionali hanno dovuto innanzitutto adoperarsi per soddisfare gli standard. Per tener conto di questo impegno, oggi godono della priorità nel processo di accreditamento. Già oggi le organizzazioni nazionali e regionali dei Paesi in via di sviluppo rappresentano più della metà dei 59 partner attuativi accreditati presso il GCF.

Non è il rendimento che determina l'aggiudicazione dei progetti, bensì l'obiettivo di contrastare con maggior efficienza ed efficacia il cambiamento climatico e le sue conseguenze. Il consiglio esecutivo, inoltre, ha adottato misure di promozione affinché i Paesi beneficiari usufruiscano di un accesso più diretto ai fondi del GCF. Parimenti, sostiene i Paesi più vulnerabili nell'elaborazione di progetti nazionali di adeguamento al clima e di proposte di progetto.

Risposta del Consiglio federale.

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