23.4424 · Interpellanza · 2023-12-20
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Da uno studio effettuato su 2'800 profughi ucraini presenti in Svizzera e pubblicato nei giorni scorsi dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dalla Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) e da Ipsos SA Svizzera, emerge che solo un terzo degli interpellati intende ritornare in Ucraina. Ben il 27% dichiara già ora non di voler rientrare. Il restante 40% risulta indeciso.
Si tratta, evidentemente, di cifre aleatorie: più passa il tempo – ed il CF ha come noto prolungato la durata dello statuto S fino a marzo 2025 – meno saranno le persone intenzionate, anche dopo la cessazione del conflitto in Ucraina, a lasciare il nostro Paese, e soprattutto il suo generoso stato sociale, per rientrare in una nazione devastata dalla guerra, in cui lo stipendio medio nel 2021 risultava essere di 462,5 euro lordi, e che è comunque ben lontana dagli standard europei (malgrado le pretese di adesione all’UE).
Da rilevare pure che, nei mesi scorsi, un’inchiesta condotta in Germania indicava che circa la metà dei profughi ucraini non intendeva rientrare al paese d’origine a guerra finita.
C’è quindi motivo di ritenere che, al decadere dello statuto S (e non si può escludere che la sua durata venga ulteriormente procrastinata) la maggioranza dei profughi ucraini non sarà intenzionata a rimpatriare spontaneamente.
Chiedo al CF:
Come valuta il CF le risultanze dello studio citato in ingresso?
La narrazione del CF sullo “statuto S orientato al rimpatrio” è ancora ritenuta credibile?
Il CF si sta adeguatamente preparando ad uno scenario in cui la maggioranza degli attuali titolari di statuto S (magari anche oltre i due terzi, a seconda della posizione che verrà assunta da quel 40% che oggi risulta indeciso) non fosse intenzionata rimpatriare? Come intende muoversi il CF nel caso in cui questa ipotesi si concretizzasse?
Le previsioni formulate dalla SEM lo scorso ottobre, che indicavano un “rientro in patria di circa 70mila ucraini, di cui l’80% spontaneamente”, sono considerate ancora realistiche?
Non reputa il CF che la sua decisione, presa ad inizio novembre, di prolungare in un colpo solo di quasi un anno e mezzo, fino a marzo 2025, la durata dello statuto S, renderà più difficile – per non dire altamente inverosimile - la partenza spontanea dei profughi ucraini?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Il Consiglio federale ha preso atto dei risultati del sondaggio menzionato. A suo parere, i risultati confermano in ampia misura le ipotesi finora avanzate, ad esempio nel piano della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) per una futura abrogazione dello statuto di protezione S, di cui ha preso atto il 29 settembre 2023. Oltre due terzi dei partecipanti al sondaggio dell’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati hanno indicato di non voler tornare in Ucraina soprattutto a causa dei problemi di sicurezza. Analogamente, tre quarti delle persone ancora indecise hanno indicato di considerare il miglioramento della situazione in materia di sicurezza nel loro Paese quale fattore principale per il ritorno. Ciò conferma che la propensione al ritorno dipende in primo luogo dalla situazione nel Paese d’origine.
2 e 4. L’abrogazione dello statuto di protezione presuppone che la situazione in Ucraina sia mutata in maniera sostanziale e duratura, rendendo possibile un ritorno senza rischi irragionevoli. Il Consiglio federale continua pertanto ad attendersi un’elevata propensione al ritorno quando sarà giunto il momento. Si fonda in particolare sulle esperienze maturate con le guerre in Bosnia e in Kosovo. La quota dell’80 per cento di candidati al ritorno menzionata nell’interpellanza si basa sull’ipotesi di un’abrogazione dello statuto S nel 2024-2025 secondo lo scenario di base del citato piano per l’abrogazione dello statuto S. È probabile che la disponibilità a partire diminuisca con l’aumentare della durata del soggiorno in Svizzera, in particolare se la persona perde i suoi legami con il Paese d’origine. 3. Le misure d’integrazione sono utili anche nella prospettiva di un successivo ritorno in patria, in particolare se le persone possono mettere a profitto le competenze professionali che hanno mantenuto e migliorato in Svizzera. Il piano della SEM prevede anche un rimpatrio coatto per le persone che non hanno rispettato il termine di partenza e si rifiutano di lasciare volontariamente la Svizzera. 5. Conformemente all’articolo 4 della legge sull’asilo (LAsi; RS 142.31), la protezione provvisoria è accordata per il periodo durante il quale le persone sono esposte a un pericolo generale grave, ad esempio durante una guerra. Non deve essere prorogata periodicamente, ma resta valida fino a che il Consiglio federale non decide di abrogarla. La decisione di mantenere lo statuto di protezione S fino al 4 marzo 2025 permette una pianificazione sicura e garantisce una coerenza con l’UE, ma non costituisce un ulteriore incentivo a restare in Svizzera.