25.3269 · Interpellanza · 2025-03-21
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Da molti anni la Repubblica democratica del Congo (RDC), ma anche le Nazioni Unite e organizzazioni come Amnesty International, accusano il Ruanda di alimentare un clima di instabilità e insicurezza nelle province congolesi di confine, sostenendo ribelli armati come il movimento M23. Il Ruanda sfrutta questa situazione per saccheggiare minerali strategici, come l’oro e il coltan, appartenenti alla RDC. All’inizio del 2025 l’M23 ha lanciato un’operazione militare su ampia scala, in palese violazione del diritto internazionale, appoggiata direttamente da diverse migliaia di soldati ruandesi, conquistando due grandi città della regione, Goma e Bukavu. Gli attacchi portano con sé uccisioni e innumerevoli atti di violenza. Di fronte a questo crimine di aggressione contro la RDC e ai crimini di guerra, il 21 febbraio il Consiglio di sicurezza ha adottato una risoluzione che condanna l’offensiva condotta dall’M23 con l’appoggio delle forze di difesa ruandesi e ne chiede il ritiro immediato. Dopo l’aggressione militare, alcuni Paesi – tra cui il Belgio, che ha sospeso gli aiuti allo sviluppo, e la Germania, che ha interrotto gli aiuti economici al Ruanda – hanno immediatamente adottato misure contro il Ruanda. Il 17 marzo, l’Unione Europea ha adottato alcune sanzioni, congelando i valori patrimoniali del Ruanda sul proprio territorio e vietando l’ingresso nel proprio territorio agli alti ufficiali militari e ad alcuni leader politici ruandesi. I negoziati sotto l’egida dell’Angola sono stati interrotti dal Ruanda, ma i due presidenti si sono incontrati il 18 marzo in Qatar, probabilmente in seguito all’adozione delle sanzioni da parte dell’UE. Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande: Il Consiglio federale ha comunicato ufficialmente e pubblicamente la sua ferma condanna dell’aggressione alle autorità ruandesi, invitandole a ritirare le truppe e a porre fine al sostegno all’M23 e al saccheggio delle ricchezze minerarie della RDC, in conformità con la risoluzione delle Nazioni Unite?Quando il Consiglio federale intende riprendere le sanzioni europee, come ha fatto dopo l’aggressione della Russia all’Ucraina?L’Esecutivo non ritiene necessario interrompere ogni collaborazione con le autorità ruandesi, in particolare sospendendo l’apertura dell’ambasciata di Svizzera a Kigali e congelando tutti i progetti di sviluppo in Ruanda fino alla fine dell’aggressione militare e del sostegno all’M23?L’Esecutivo non ritiene neanche necessario avviare un’indagine sull’origine dei minerali esportati dal Ruanda, in particolare attraverso società commerciali con sede in Svizzera, e vietarne il commercio se ci sono prove o sospetti fondati che tali minerali provengano da zone di conflitto in Congo?
Stellungnahme des Bundesrates
1. La Svizzera ha condannato più volte la presenza dell’esercito ruandese sul territorio congolese, nonché il suo sostegno all’M23, e ha esortato il Ruanda a ritirare le proprie truppe dalla RDC. Il 24 febbraio 2025 il capo del DFAE ha incontrato a Ginevra la prima ministra congolese e il ministro degli esteri ruandese, lanciando un appello per un’immediata de-escalation delle ostilità. 2. Dal 2005 la Svizzera attua le misure del Consiglio di sicurezza dell’ONU e, dal 2018, quelle dell’UE relative alla situazione nella Repubblica democratica del Congo (RS 946.231.12). Successivamente ha ripreso tutte le modifiche apportate agli elenchi delle persone e delle entità soggette a sanzioni. Di recente, ossia il 17 marzo 2025, l’UE ha aggiunto nuove persone ed entità all’elenco delle sanzioni, e la Svizzera sta valutando la possibilità di riprendere anche queste modifiche. 3. Il Consiglio federale è convinto che il dialogo debba essere mantenuto con tutte le parti. In quest’ottica, il capo del DFAE ha proposto alla RDC e al Ruanda il sostegno della Svizzera. Considerata l’importanza crescente del Ruanda nella regione, il Consiglio federale continua a ritenere che la trasformazione dell’Ufficio di cooperazione a Kigali in ambasciata sia nell’interesse della Svizzera, in particolare per rafforzare il proprio profilo nell’ambito della politica di pace. I progetti di cooperazione internazionale della Svizzera in Ruanda mirano soprattutto a sostenere i gruppi di popolazione più vulnerabili. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) li riesamina regolarmente. Alla luce della recente escalation della situazione nell’Est del Congo, la DSC ha deciso di non impegnarsi, per il momento, in nuovi progetti con il Governo ruandese. 4. Il commercio internazionale di materie prime minerarie a partire dalla Svizzera non è riportato nelle statistiche del commercio estero svizzero. Inoltre, le catene di approvvigionamento e di trasformazione delle materie prime minerarie hanno una portata internazionale e sono articolate su più livelli. Per questi motivi, la tracciabilità è difficile da garantire. Negli ultimi cinque anni la Svizzera non ha importato oro dal Ruanda. La legge sugli embarghi non consente di limitare autonomamente il traffico delle merci.