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Cooperazione transfrontaliera contro le attività "dirty diesel" dei commercianti svizzeri di materie prime

25.3324 · Interpellanza · 2025-03-21

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Nel 2016 è stato reso noto che alcune aziende svizzere piuttosto affermate attive nel commercio di materie prime erano coinvolte nella vendita di carburanti tossici («dirty diesel»). Carburanti di qualità inferiore, che non potrebbero mai essere venduti in Europa a causa del loro contenuto di sostanze nocive, vengono prodotti appositamente per essere esportati in Africa. Anche se gli Stati dell’Africa occidentale hanno adottato severi criteri di controllo, l’attuazione di tali misure continua a presentare delle lacune. Proprio per questo nel 2022 i Paesi Bassi, ossia lo Stato che esporta la maggior quantità di tali prodotti, hanno introdotto un divieto di esportazione, seguiti poi dal Belgio nel 2024, Paese in cui nel frattempo si erano intensificati i flussi commerciali di questi carburanti. Il 19 febbraio 2025, i Paesi del Benelux hanno deciso di collaborare per stilare una regolamentazione su scala europea. Tuttavia, come riportato dal Tages-Anzeiger il 23 novembre 2014, nuovi dati mostrano che gran parte delle attività in questione vengono tuttora gestite dalla Svizzera, mentre, a quanto pare, i divieti di esportazione dei Paesi europei vengono aggirati uno dopo l’altro.

  1. Il Consiglio federale è dell’idea che per risolvere questo problema sia necessario concordare delle misure tra i Paesi che importano e quelli che esportano carburanti nonché tra gli Stati in cui hanno la propria sede le aziende interessate?

  2. Il 12 luglio 2023, il Tages-Anzeiger riferiva che il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente aveva scritto una lettera al capo del DATEC, esprimendo la propria preoccupazione per il fatto che le aziende svizzere attive nel commercio di materie prime continuassero a esportare carburanti a elevato contenuto di zolfo nei Paesi menzionati in precedenza. Questo timore sembra essere tuttora giustificato. Da allora ci sono state delle evoluzioni in merito a questa corrispondenza? Il DATEC è stato contattato da altri Paesi, organizzazioni internazionali o associazioni a tal proposito? E ha offerto, a sua volta, la propria collaborazione o il proprio supporto in questo senso?

  3. Da più di otto anni, il Consiglio federale viene interpellato dal Parlamento su queste esportazioni di carburanti nocivi e ogni volta ribadisce le proprie «aspettative», ossia che le aziende coinvolte con sede in Svizzera si attengano agli standard internazionali delle Nazioni Unite e dell’OCSE in materia di diritti umani e di dovuta diligenza ambientale. Eppure, il 23 novembre 2024, un titolo del Tages-Anzeiger tematizzava nuovamente la questione (un’azienda fa affari vendendo carburante tossico, «Eine Schweizer Firma verdient mit dreckigem Diesel Geld»). A fronte di questa situazione, il Consiglio federale è disposto a rivedere il proprio approccio in merito a questa fattispecie?

Stellungnahme des Bundesrates

1, 2 e 3. Il Consiglio federale è consapevole delle conseguenze nocive dei carburanti venduti in vari Paesi dell’Africa occidentale. Come indicato nelle risposte alle interpellanze Mazzone 16.3686, 19.3522 e 23.3431, il Consiglio federale si adopera per migliorare la qualità dei combustibili a livello mondiale e sostiene gli sforzi internazionali profusi, come la Heavy-Duty Diesel Vehicles and Engines Initiative della Coalizione per il clima e l’aria pulita, che affianca gli Stati intenzionati a introdurre norme sulle emissioni dei veicoli e sulla qualità dei carburanti.In relazione alla tematica dei carburanti tossici venduti in Africa occidentale, in passato l’Amministrazione federale ha sempre cercato il dialogo con le aziende svizzere attive nel commercio di materie prime; ha continuato a farlo anche nell’ambito del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente nonché con le autorità olandesi e l’Associazione africana dei produttori di automobili (AAAM), e continuerà a farlo anche in futuro. I contatti intrattenuti hanno dimostrato che le preoccupazioni relative alla distribuzione di carburanti ad alto contenuto di zolfo sono condivise da numerose parti interessate, in ambito sia pubblico che privato.Gli scambi di vedute con le aziende elvetiche attive nel commercio di materie prime hanno permesso al Consiglio federale di ribadire le proprie aspettative e i propri obblighi in materia di responsabilità sociale d’impresa, in particolare in merito alla questione ambientali. Le aziende interpellate hanno confermato di operare in conformità con i requisiti in vigore e di essere favorevoli a un loro inasprimento. Attualmente non esiste una base legale che vieti agli operatori economici di commercializzare e trasportare materie prime acquistate e vendute legalmente che non transitano fisicamente in Svizzera.Il Consiglio federale continua a essere convinto del fatto che spetti agli Stati importatori interessati adottare standard di qualità per i carburanti e le emissioni inquinanti ad essi associate o astenersi dall’importare questo tipo di merce. Del resto, gli sforzi compiuti dai Paesi membri della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas), che nel 2020 hanno adottato una direttiva per ridurre significativamente il contenuto di zolfo nei carburanti per autoveicoli (a 50 ppm), rappresentano un passo nella giusta direzione. Il Consiglio federale attende che la direttiva in questione venga applicata, inoltre segue con interesse gli sviluppi legati alla vicenda della raffineria Dangote, inaugurata nel 2023 in Nigeria, che produce carburanti della medesima qualità di quelli europei e a breve dovrebbe essere in grado di rifornire una parte dell’Africa occidentale.

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