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25.3785 · Interpellanza · 2025-06-19

Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport

Liquidato

Wortlaut

Negli ultimi decenni l’Esercito svizzero ha smantellato tutte le opere minate, in particolare quelle situate su ponti e assi stradali strategicamente importanti. Queste servivano esclusivamente alla difesa nazionale ed erano parte integrante del concetto di difesa. Alla luce della mutata situazione in materia di politica di sicurezza oggi si ripropone la questione della loro utilità. Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:Per quale motivo il Consiglio federale rinuncia consapevolmente a uno strumento di difesa che consentirebbe alla Svizzera di rendere impraticabile il proprio territorio in caso di crisi o di guerra anche contro eserciti superiori, affermando così in modo credibile la propria indipendenza?Su quali basi specialistiche o progettuali concrete si fonda l’affermazione del Consiglio federale secondo cui il ripristino di un dispositivo minato analogo richiederebbe almeno 15 anni? Esistono studi o valutazioni attendibili al riguardo o si tratta di una stima approssimativa senza una base solida?Alla luce delle esperienze maturate in Ucraina, come valuta oggi l’esercito il valore aggiunto militare degli sbarramenti e delle opere minate? Esistono valutazioni aggiornate sull’influenza di tali mezzi sull’efficienza bellica della fanteria?

Begründung

Le opere minate hanno costituito a lungo la spina dorsale della difesa nazionale difensiva, saldamente ancorate al proprio territorio, non trasferibili né esportabili. Il loro smantellamento è avvenuto più per motivi politici che tecnici, a seguito di un cambiamento delle priorità politiche. Il periodo di 15 anni indicato dal Consiglio federale (25.7157) per il ripristino sembra una dichiarazione politica di facciata, simile all’argomento spesso utilizzato secondo cui la costruzione di una nuova centrale nucleare richiederebbe comunque 15 anni, motivo per cui non sarebbe nemmeno il caso di iniziare. La guerra in Ucraina dimostra l’importanza di predisporre rafforzamenti del terreno: la distruzione mirata di ponti strategicamente importanti ha fortemente limitato i guadagni territoriali russi, mentre quella dei collegamenti ferroviari ha causato difficoltà logistiche. Le camere di esplosione fisse, installate in precedenza, sono più resistenti rispetto alle cariche esplosive applicate all’ultimo momento, anche contro minacce moderne come i droni. Questi risultati confermano che le cariche esplosive rimangono uno strumento economico ed efficace per la difesa nazionale. Alla luce degli attuali sviluppi geopolitici, è urgente procedere a una rivalutazione.

Stellungnahme des Bundesrates

Nel maggio 2019 sulla base del rapporto «Il futuro delle truppe di terra» il Consiglio federale ha preso la decisione di principio di orientare maggiormente le capacità delle truppe di terra verso i conflitti ibridi. In tale contesto le formazioni delle truppe di terra devono disporre della flessibilità necessaria per poter essere impiegate in funzione della situazione nell’intera sfera operativa. Le infrastrutture di combattimento fisse, in particolare le opere minate, sono meno adatte a tale scopo rispetto allo sbarramento puntuale di assi con mezzi esplosivi mobili (p. es. mine anticarro). La risposta del Consiglio federale si basa su valutazioni tecniche di specialisti dell’esercito: il «dispositivo minato permanente 75» comprendeva diverse migliaia di opere minate. La rilevanza su piano militare di queste (e anche di nuove) opere dovrebbe essere valutata in modo approfondito. Occorrerebbe procurarsi e visionare migliaia di piani edilizi (storici), rilevare lo stato attuale delle costruzioni, verificarne la fattibilità, svolgere le procedure di autorizzazione in materia di diritto pubblico e ambientale nonché effettuare i preparativi sul piano logistico prima di poter procedere ai lavori di costruzione. Inoltre oggi mancano il personale qualificato e le formazioni specializzate che sarebbero disponibili e appositamente istruiti per la costruzione, la gestione e la manutenzione di tali infrastrutture. Ostacoli ben preparati, come i campi minati o la distruzione mirata di ponti e assi stradali in un territorio poco canalizzabile come quello ucraino, possono rallentare e logorare un aggressore, impedendogli di sfondare nel terreno aperto. La distruzione delle infrastrutture rende d’altro canto più difficile la riconquista di territori perduti, in particolare in un Paese densamente edificato e fortemente difeso come la Svizzera. L’utilità delle misure di ostacolo è indiscussa, purché siano integrate in un concetto di difesa moderno e mobile e inserite in uno scenario di minaccia realistico per la Svizzera. L’esercito sta attualmente elaborando, fino alla fine del 2025, il proprio concetto di contromobilità (ostacolare, limitare la libertà di movimento di un avversario), che terrà conto dei mezzi mobili moderni e degli insegnamenti tattici tratti dai conflitti attuali, e lo verificherà successivamente nell’ambito di esercizi.