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Franco forte e politica della BNS. Conseguenze per l'industria svizzera e misure del Consiglio federale

26.3289 · Interpellanza · 2026-03-19

Dipartimento delle Finanze

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Da vari mesi il franco svizzero registra una tendenza al rialzo. Nel primo trimestre del 2026 il cambio euro-franco è sceso sotto 0.91, avvicinandosi alla soglia psicologica di 0.90. Negli ultimi 12 mesi l’euro si è svalutato di circa il 5 per cento rispetto al franco. Nei confronti del dollaro statunitense, che nell’aprile 2025 è stato messo sotto pressione dall’annuncio del governo degli Stati Uniti riguardo all’introduzione dei dazi, non si è verificata una ripresa duratura.

Questa situazione costituisce un onere aggiuntivo per l’industria svizzera: le prospettive di crescita per il 2026 sono state ridotte dalla Banca nazionale svizzera (BNS) a circa l’1 per cento, mentre la domanda della zona euro rimane debole. Secondo la BNS, i settori più colpiti sono l’industria meccanica e orologiera, così come altri settori orientati all’esportazione.

Da marzo 2024 la BNS ha ridotto il tasso di riferimento in sei fasi, portandolo dall’1,75 per cento allo 0,0 per cento e mantenendolo a questo livello da dicembre 2025. Al 19 marzo 2026 rimane invariato allo 0,0 per cento, mentre il tasso SARON è pari a -0,5 per cento. Inoltre, nel secondo trimestre del 2025 la BNS è intervenuta sul mercato valutario con circa 5 miliardi di franchi.

Tuttavia, la pressione al rialzo rimane invariata, in quanto il franco è considerato una valuta rifugio, ad esempio in presenza di tensioni geopolitiche. Allo stesso tempo, il timore di una reazione degli Stati Uniti limita il margine di manovra. Per l’industria ciò comporta una diminuzione della competitività e una maggiore pressione sui siti produttivi, motivo per cui si sta discutendo l’adozione di ulteriori misure di politica economica.

Quali settori sono particolarmente a rischio? Il Consiglio federale dispone di dati aggiornati concernenti delocalizzazioni, licenziamenti o chiusure di sedi legati al rafforzamento del franco?

Come giudica il Consiglio federale, dal punto di vista della politica industriale, la decisione di politica monetaria della BNS, in particolare di mantenere il tasso di riferimento allo 0,0 per cento e di rinunciare ai tassi negativi?

Come valuta il Consiglio federale la prassi di intervento piuttosto reattiva della BNS? Condivide l’analisi secondo cui il timore di essere classificata dal governo degli Stati Uniti come manipolatrice valutaria limiti di fatto la capacità d’azione della BNS?

Si svolge un dialogo regolare con la BNS in merito alle ripercussioni sull’occupazione, la piazza industriale svizzera e l’economia di esportazione? Con quali risultati?

Il Consiglio federale ritiene necessario adeguare le disposizioni sul lavoro ridotto o altri strumenti per sostenere maggiormente le imprese nell’attuale contesto valutario?

Stellungnahme des Bundesrates

Per la competitività delle imprese è determinante il tasso di cambio reale, ossia il tasso di cambio al netto delle differenze di inflazione. Poiché in Svizzera l’inflazione è più bassa rispetto alla maggior parte degli altri Paesi, l’apprezzamento reale è nettamente inferiore rispetto a quello nominale. Tuttavia, dal 2025 il franco si è rafforzato anche sotto il profilo dell’apprezzamento reale. Se si considera il tasso di cambio su base commerciale, da gennaio 2025 fino ad aprile 2026 il franco si è apprezzato in termini reali di oltre il 4 per cento e in termini nominali di circa il 7,5 per cento. Attualmente il valore del franco è quindi alto, anche se in misura minore rispetto a quanto potrebbero far supporre i valori nominali. Settori colpiti: sono colpiti dal franco forte, in particolare, i settori orientati all’esportazione e sensibili alle variazioni di prezzo, come l’industria metalmeccanica ed elettrica (industria tecnologica). Tuttavia, nel complesso la quota dell’industria alla creazione di valore aggiunto è rimasta stabile da anni, grazie al contributo di settori in crescita quali l’industria farmaceutica, di precisione e agroalimentare. Il Consiglio federale è consapevole del fatto che la forza del franco grava ulteriormente sulle imprese esposte ai suoi effetti, e ciò in un contesto già di per sé difficile e caratterizzato da una situazione mondiale estremamente volatile nonché dall’imprevedibile politica doganale degli Stati Uniti. Attualmente non dispone di informazioni né di dati concernenti delocalizzazioni, licenziamenti o chiusure di sedi legati al rafforzamento del franco. Secondo un recente sondaggio condotto dall’associazione di categoria Swissmem, molte imprese dell’industria tecnologica prevedono di continuare a investire in Svizzera nonostante la forza del franco. Tra le ragioni principali sono state addotte la disponibilità di manodopera qualificata, il carattere liberale del mercato del lavoro e le buone condizioni quadro normative. Politica monetaria della BNS: come già esposto nel parere del Consiglio federale all’interpellanza 25.4158, nello svolgimento dei suoi compiti di politica monetaria la BNS agisce in modo indipendente (art. 6 legge del 3 ottobre 2003 sulla Banca nazionale, LBN; RS 951.11 e art. 99 cpv. 2 della Costituzione federale; RS 101). Il mandato della BNS consiste nel garantire la stabilità dei prezzi, tenendo conto dell’evoluzione congiunturale. Indirizzare la politica monetaria alle esigenze di determinati settori economici, ad esempio dei settori orientati all’esportazione che attualmente sono i più colpiti, non rientra nel suo mandato. Mediante il controllo dei tassi d’interesse e, se necessario, intervenendo sul mercato valutario, la BNS dispone di strumenti di politica monetaria efficaci per contrastare, in caso di rischi deflazionistici, eccessive pressioni al rialzo e per sostenere l’evoluzione congiunturale. Inoltre, per abbassare la pressione al rialzo la BNS si è dichiarata più propensa a intervenire sul mercato valutario. La BNS ritiene di continuare a disporre «di piena libertà d’azione» per quanto riguarda sia il suo tasso guida sia gli interventi sul mercato dei cambi, come ha recentemente ribadito in occasione dell’assemblea generale del 24 aprile 2026 (www.snb.ch > Notizie e pubblicazioni > Discorsi e presentazioni > Considerazioni sulla politica monetaria in Svizzera). Il Consiglio federale condivide questa valutazione. Dialogo tra la BNS e il Consiglio federale: nel quadro dell’obbligo di rendiconto della BNS stabilito per legge (art. 7 LBN), il Consiglio federale e la Direzione generale della BNS intrattengono regolari scambi istituzionalizzati in cui vengono esaminate la situazione economica, la politica monetaria e le questioni attuali di politica economica. L’indipendenza della BNS in materia di politica monetaria è costantemente garantita. Disposizioni sul lavoro ridotto: l’8 ottobre 2025 il Consiglio federale si è avvalso della competenza estesa che gli è stata conferita nel 2025 dal Parlamento e ha portato a 24 mesi la durata massima di riscossione dell’indennità per lavoro ridotto. Tale misura, valida fino al 31 luglio 2026, fornisce un sostegno mirato soprattutto alle imprese e ai settori orientati all’esportazione. Il termine di attesa è attualmente fissato al minimo previsto dalla legge, ossia un giorno di lavoro al mese, il che riduce la franchigia delle imprese. Inoltre, da settembre 2025 l’indennità per lavoro ridotto è conteggiata secondo il principio del «digital first», che semplifica la relativa procedura. Prossimamente il Consiglio federale valuterà un’eventuale proroga della durata massima di riscossione di tale indennità.

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