96.1096 · Interrogazione ordinaria · 1996-10-03
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
1. Il Consiglio federale considera il trattato sulle forze convenzionali in Europa (FCE) del 19 novembre 1990 come la pietra miliare della sicurezza militare europea. Questo testo obbliga i 30 Paesi firmatari - 16 Stati della NATO, i Paesi dell'ex Patto di Varsavia e sei Stati della CSI - a ridurre di oltre un terzo le loro armi e i loro equipaggiamenti convenzionali pesanti dall'Atlantico agli Urali. La riduzione dell'effettivo di carri armati, veicoli da combattimento blindati, pezzi d'artiglieria, aerei ed elicotteri da combattimento di oltre 58'000 unità corrisponde anche agli interessi svizzeri in materia di sicurezza. La riduzione è stata oggetto di circa 2'500 ispezioni. Un sistema d'informazione e di verifica globale ha favorito un grado di trasparenza molto elevato.
In occasione della Conferenza di valutazione del maggio 1996, gli Stati parte all'accordo hanno constatato che, complessivamente, gli obblighi contenuti nel trattato sono stati rispettati. Per la Russia e l'Ucraina è stata trovata una nuova regolamentazione secondo la quale questi due Stati hanno potuto beneficiare di un periodo supplementare di tre anni per ridurre gli effettivi dei loro carri armati, veicoli blindati e della loro artiglieria sui fianchi, come pure di una riduzione dell'estensione della zona dei fianchi e di un aumento dei limiti validi per questa zona. In compenso, la Russia e l'Ucraina s'impegnano ad accettare ispezioni supplementari per i territori che non saranno stati inclusi in queste zone dei fianchi.
2. Durante la conferenza di valutazione FCE, alcuni Stati hanno espresso il parere secondo cui il carattere "blocco contro blocco" - NATO/patto di Varsavia - del trattato non aveva più ragione di esistere vista la nuova situazione venutasi a creare dopo la fine della guerra fredda; hanno ritenuto necessari nuovi adeguamenti del trattato senza tuttavia mettere in gioco le acquisizioni e le strutture di base ottenute grazie ad esso. In caso di adesione alla NATO di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, la NATO disporrebbe effettivamente di oltre 3'000 carri armati e di oltre 700 aerei da combattimento supplementari. Anche se la Russia non è direttamente interessata nei suoi effettivi da questo provvedimento, Mosca ritiene che questo spostamento del centro di gravità non corrisponde allo spirito del trattato FCE. La NATO riconosce in linea di principio il bisogno di adeguare il trattato ed è disposta a tener conto di questa necessità.
3. Il rispetto degli obblighi derivanti dal trattato FCE costituisce, agli occhi della Svizzera, un contributo essenziale alla stabilità militare in Europa. Considerati i rapporti di forza durante la guerra fredda, la sua neutralità e il carattere difensivo del suo esercito, la Svizzera non vedeva alcun motivo per partecipare ai negoziati tra le due alleanze volti a ridurre le dimensioni e gli squilibri dei loro arsenali convenzionali. Una partecipazione degli Stati neutri e non allineati non era del resto auspicata dagli altri Stati. La Svizzera è tuttavia disposta a partecipare ai negoziati sul controllo delle armi convenzionali, ai quali parteciperebbero tutti gli Stati dell'OSCE, pur tenendo conto delle peculiarità del suo sistema di difesa, in particolare del fatto che il suo esercito di milizia dipende da una mobilitazione.
Nel frattempo, la maggior parte degli Stati dell'OSCE sta realizzando programmi di riduzione, di riforma e di ristrutturazione sul piano nazionale che vanno oltre gli obblighi imposti dal trattato FCE. Nell'ambito della sua riforma Esercito 95, la Svizzera ha già proceduto a importanti riduzioni unilaterali dei suoi effettivi che, in alcuni casi, superano ampiamente le riduzioni effettuate da altri Stati parte al trattato FCE.
4. Il 16 giugno 1996, le parti all'accordo di Dayton (entità della Repubblica di Bosnia-Erzegovina, Croazia e Repubblica federale di Jugoslavia) hanno firmato un accordo ispirato al trattato FCE. L'obiettivo principale dell'accordo era di ottenere una stabilità militare subregionale. L'accordo ha portato per la Repubblica federale di Jugoslavia a una riduzione del potenziale militare di circa un quarto. La Croazia e la Repubblica di Bosnia-Erzegovina si sono viste attribuire soglie limite che corrispondevano, per ciascuna di esse, a un terzo dell'effettivo di cui disponeva originariamente la Jugoslavia (in Bosnia, la ripartizione era di due a uno tra la Federazione croato-musulmana e la Repubblica Serba).
L'accordo ha favorito complessivamente un disarmo sensibie anche se le parti che disponevano di un potenziale militare più modesto hanno avuto il diritto di aumentare i loro effettivi all'interno delle soglie fissate dall'accordo. Il rispetto di questi obblighi sarà oggetto di controlli paragonabili a quelli previsti per il trattato FCE.
Nella sua qualità di presidente dell'OSCE, la Svizzera svolge attualmente consultazioni in vista di avviare negoziati su provvedimenti di disarmo più estesi che comprenderebbero anche gli Stati che circondano la ex Jugoslavia.
Risposta del Consiglio federale.