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98.3444 · Interpellanza · 1998-10-07

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

Hebron è un luogo santo sia per i Musulmani sia per gli Ebrei, il che spiega la presenza di 400 coloni israeliani venuti a stabilirvisi per motivi ideologici. Dalla firma dell'accordo di Hebron del 15 gennaio 1997 da parte del primo ministro israeliano B. Netanyau e del presidente dell'Autorità palestinese Y. Arafat, la città è divisa in due zone, di cui una sotto controllo palestinese (80%) e l'altra sotto controllo israeliano. Attualmente la situazione a Hebron è molto tesa, tanto che non passa una settimana senza non che vi siano morti da una parte o dall'altra.

Per quanto concerne le diverse domande poste dall'interpellanza, rispondiamo nel seguente modo:

Domanda 1: Il nostro Paese potrebbe, in qualità di Stato depositario della convenzione di Ginevra, far valere la sua influenza politica per sostenere il salvataggio della città vecchia di Hebron?

La Svizzera prende molto sul serio il suo ruolo di Stato depositario delle convenzioni di Ginevra del 1949 e si impegna attualmente, assieme agli Israeliani, ai Palestinesi e al CICR, a promuovere il proseguimento del dialogo sull'applicazione della IV convenzione nei territori occupati da Israele e questo in un quadro adeguato. I primi colloqui su questa questione si sono svolti dal 9 all'11 giugno di quest'anno a Ginevra. Inoltre, su invito della Svizzera, dal 27 al 29 ottobre 1998 ha avuto luogo a Ginevra una riunione di esperti chiamata a esaminare problemi generali d'applicazione della IV convenzione di Ginevra, in particolare nei territori palestinesi occupati.

Per quanto concerne Hebron, bisogna sottolineare che il progetto di restauro della città vecchia ha innegabilmente una dimensione politica, nella misura in cui uno dei suoi obiettivi è di contenere l'espansione delle colonie ebree insediate nella città vecchia. Vista l'estrema tensione che regna nella città, ogni intervento, anche legittimo, deve essere esaminato attentamente in relazione agli effetti che potrebbe avere.

Bisogna ricordare in questo contesto che la Svizzera partecipa con cinque altri Paesi alla Temporary International Presence in the City of Hebron (TIPH), missione il cui compito prioritario è di rafforzare il sentimento di sicurezza della popolazione palestinese e di contribuire alla stabilità. Un'azione politica isolata della Svizzera a favore di un progetto politicamente delicato come questo non è quindi opportuna.

Domanda 2: Dal momento che si tratta di una città di valore storico e culturale eccezionale, non si potrebbe ottenere anche un sostegno dell'UNESCO, così come è avvenuto per la città vecchia di Gerusalemme, che apparentemente gode di un riconoscimento provvisorio, e questo anche se la Palestina non è ancora considerata uno Stato?

L'UNESCO ha già mandato esperti sul territorio e prevede di impegnarsi in misura più sostanziale. Realizzerà, grazie al sostegno finanziario della Banca mondiale, un "master plan" che non mira solo a restaurare la città vecchia di Hebron ma anche a realizzare infrastrutture destinate ad aprire Hebron al turismo culturale (polo Hebron - Gerico - Betlemme). Il progetto dovrebbe iniziare alla fine dell'anno e il master plan sarà in seguito sottoposto a potenziali donatori; una conferenza destinata a riunire i fondi avrà luogo in Egitto a una data ancora indeterminata.

Domanda 3: Il nostro Paese finanzia già altri programmi in Palestina. Un sostegno, anche modesto, a questo progetto di riabilitazione storica non meriterebbe tuttavia di essere preso in considerazione?

Le priorità del programma svizzero di cooperazione nei territori palestinesi e del suo proseguimento sono state discusse con i partner palestinesi e sono parte integrante del programma di sviluppo palestinese. I nostri partner palestinesi non hanno mai espresso il desiderio di una partecipazione svizzera al programma di restauro di Hebron.

Le priorità del programma svizzero sono le seguenti: reintegrazione dei prigionieri palestinesi, formazione professionale, rafforzamento della capacità di funzionamento dell'amministrazione palestinese e sostegno a diverse ONG nel settore dei diritti dell'uomo, del promovimento di una società pluralistica e dell'ambiente.

Questo progetto nono corrisponde nemmeno ai criteri per accedere ad altri crediti del DFAE, in particolare nel settore del promovimento della pace o conformemente al mandato della "dimensione umana", attribuito alla Svizzera nell'ambito del processo multilaterale di pace nel Vicino Oriente.

Risposta del Consiglio federale.