99.1163 · Interrogazione ordinaria · 1999-10-08
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale riconosce la gravità dell'incidente di Tokaimura: stando alle attuali conoscenze, vi è stata una grave violazione delle norme di sicurezza.
Dato che l'incidente è avvenuto in una fabbrica di combustibili e per la precisione durante il processo di trasformazione di UF6 in UO2, non è possibile un confronto diretto con una centrale nucleare. Ciononostante, le autorità di sorveglianza svizzere esamineranno i risultati delle indagini ancora in corso e trarranno le dovute conclusioni per gli impianti nucleari svizzeri.
1. L'incidente di Tokaimura conferma ancora una volta l'importanza del fattore umano durante l'esercizio di una centrale nucleare. Questo principio è ben noto e costituisce un elemento essenziale nella formazione e nella selezione del personale addetto agli impianti. Le autorità federali preposte alla sicurezza danno molta importanza a questo fattore nell'esercizio delle centrali. Nell'ambito di una reimpostazione delle proprie attività di sorveglianza, la Divisione principale per la sicurezza degli impianti nucleari (DSN) ha avviato un controllo e una valutazione sempre più frequenti dei processi lavorativi degli esercenti degli impianti. Tale verifica permette di individuare sul nascere possibili lacune, prima che esse provochino problemi per la sicurezza. Inoltre, la DSN ha chiesto qualche tempo fa agli esercenti di adottare un sistema di gestione della qualità, che oggi è ampiamente diffuso.
2. Le analisi probabilistiche sulla sicurezza effettuate dagli esercenti degli impianti nucleari svizzeri tengono espressamente in considerazione il fattore umano. Una nuova analisi a seguito dell'incidente di Tokaimura non è quindi necessaria.
3. Per quanto concerne le misure da adottare in caso di interventi di emergenza nei pressi degli impianti nucleari, la Svizzera dispone di una vasta legislazione in materia. L'ordinanza del 28 novembre 1983 sulla protezione d'emergenza in prossimità degli impianti nucleari (RS 732.33) regola il preallarme e l'allarme nonché la preparazione e l'esecuzione dei provvedimenti di protezione necessari, in caso di pericoli dovuti alla radioattività in prossimità di un impianto nucleare. Una prima vasta analisi di possibili incidenti e situazioni di emergenza è disponibile sin dal 1995 nel rapporto dell'Ufficio federale della protezione civile dal titolo "Catastrofi e situazioni di emergenza in Svizzera".
In caso di incidente con emissioni radioattive, il piano di intervento comprende in una prima fase un'evacuazione di tipo "verticale": la popolazione colpita viene fatta rimanere in casa ed eventualmente in cantina o in locali protetti. Un'evacuazione vera e propria potrebbe essere ordinata successivamente, a seguito di misurazioni della contaminazione del suolo. Un'operazione del genere su vasta scala non avrebbe senso e non sarebbe nemmeno necessaria.
4. La DSN ha valutato i requisiti tecnici per un aumento della potenza termica delle centrali nucleari di Mühleberg e di Leibstadt. Da tale verifica è emerso che sono state prese tutte le misure di sicurezza, non è stato necessario modificare i relativi limiti massimi, il rischio rimane contenuto nonostante l'aumento della potenza ed è quindi possibile un esercizio sicuro delle centrali. A ciò hanno contribuito i lavori di ammodernamento degli impianti, in parte di ampia portata, effettuati negli ultimi anni. Il Consiglio federale non ritiene pertanto opportuno riconsiderare quanto già deciso.
5. Ovviamente il rischio di incidente nucleare in Svizzera sarebbe escluso se venissero chiuse le centrali nucleari. Senza una soluzione alternativa valida alle lacune di produzione di elettricità che ne deriverebbero, sarebbe necessario ricorrere ad altre forme di produzione o alle importazioni. I relativi costi e rischi sarebbero quindi trasferiti almeno in parte all'estero, dove la Svizzera non ha alcun influsso diretto sulla sicurezza degli impianti di produzione.
Risposta del Consiglio federale.