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Pelli Fulvio · Nationalrat · 2001-06-05

Pelli Fulvio · Nationalrat · Tessin · Freisinnig-demokratische Fraktion · 2001-06-05

Wortprotokoll

Posso esprimere - anche a nome della Deputazione ticinese, per incarico della quale ho introdotto questa interpellanza - una solo parziale soddisfazione per la risposta che abbiamo ricevuta dal Consiglio federale.

Nella risposta alla domanda numero 1 il Consiglio federale ci dice che affermare oggi in che misura gli effetti degli accordi bilaterali richiederanno un adeguamento dell'orientamento di base della politica regionale è ancora prematuro. Comprendiamo questa presa di posizione, anche se diamo per scontato - non solo noi politici ticinesi, ma anche la nostra popolazione - che saranno necessari importanti adattamenti. Quello che riteniamo però necessario - e in tal senso la risposta del Consiglio federale ci lascia insoddisfatti - è che la Confederazione si doti degli strumenti necessari per intuire tempestivamente quali adattamenti della sua politica regionale saranno necessari, e fra questi diamo la massima importanza all'osservatorio chiesto a più riprese dal governo ticinese.

Nella domanda numero 3 chiedevamo di creare e finanziare un osservatorio sulla corretta applicazione degli accordi bilaterali da parte degli Stati membri dell'Unione europea, e sui loro effetti per la Svizzera, in particolare per le regioni transfrontaliere. La risposta del Consiglio federale è evasiva, limitandosi a richiamare misure di osservazione e di monitoraggio del mercato del lavoro. Ci vuole secondo noi uno sforzo supplementare, poiché è compito della Confederazione e non dei cantoni controllare in che modo gli Stati che si sono impegnati nei nostri confronti applicheranno gli accordi bilaterali. Noi siamo sicuri in particolare - ma non pretendiamo che lo siate già anche a Berna - che in Italia ci vorranno decenni perché l'amministrazione pubblica si accorga che anche con la Svizzera saranno in vigore regole simili a quelle comunitarie. E tutto ciò creerà problemi a molti cittadini soprattutto delle regioni vicine alle frontiere. Non pretendiamo che ci crediate, che siate sicuri come lo siamo noi. Ma vi chiediamo di osservare, attraverso strumenti adatti, l'evoluzione che si manifesterà, e l'osservatorio è uno di questi strumenti.

Permettetemi un inciso che riguarda proprio l'Italia: non avete creduto a noi ticinesi quando abbiamo detto all'allora consigliere federale Koller che si sbagliava quando pensava che l'Italia si sarebbe affrettata a ratificare l'accordo aggiuntivo sull'assistenza giudiziaria, contropartita offerta un po' imprudentemente dalla Svizzera per ottenere un accordo sulla ripresa dei rifugiati. Abbiamo fatto tutto di corsa, con grande disagio, e da allora sono passati due anni, durante i quali il Parlamento italiano non ha deciso assolutamente nulla e continua a discutere. Noi ticinesi non facciamo fatica a capire cosa sta succedendo in Italia. Ma ho l'impressione che nel dipartimento "ex-Koller", ora diretto dalla signora Metzler, proprio non hanno ancora capito cosa succede. Almeno una volta varrebbe la pena che ci diate retta e che vi dotiate degli strumenti necessari per osservare e capire delle realtà che vi sono molto lontane.

Una seconda risposta mi sembra insoddisfacente: Nella domanda numero 4 si chiedeva di prevedere delle misure specifiche di sostegno non solo all'occupazione, ma anche all'adattamento o riadattamento strutturale delle zone di frontiera. Nella risposta il Consiglio federale dimostra una buona conoscenza dei problemi e dei rischi legati al pericolo della disoccupazione, il ché è senz'altro apprezzabile, ma evita ogni presa di posizione sui rischi di natura strutturale. È soprattutto di quei rischi che ci preoccupiamo in Ticino, poiché siamo convinti che la liberalizzazione che deriverà dall'applicazione degli accordi creerà notevoli problemi a determinati settori economici oggi ancora importanti, in particolare all'edilizia e nelle professioni artigianali dove la concorrenza dall'Italia sarà importantissima.

Forse la soluzione migliore sarebbe quella di lasciare operare autonomamente i cantoni di frontiera, che quei problemi li vivranno sulla loro pelle. Ma ci varrebbe finalmente una nuova perequazione finanziaria che tenesse conto anche di quei fattori di rischio e non solo di altri. Ma arriverà, e terrà conto di quei fattori di rischio?

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