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Cavalli Franco · Nationalrat · 2001-06-19

Cavalli Franco · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2001-06-19

Wortprotokoll

È sicuramente positivo il fatto che almeno qui ci sia una certa discussione. Al Consiglio degli Stati i nostri senatori, in modo parecchio snobistico, hanno "eliminato" questa iniziativa popolare quasi senza discussione, non perché la proposta fosse poco interessante, ma semplicemente perché veniva dalla parte sbagliata. È questo un difetto fondamentale della politica qui da noi. Si possono proporre anche le cose migliori, ma se gli autori della proposta vengono considerati come politicamente non corretti, non se ne discute neanche.

Il 10 giugno scorso abbiamo votato sul tema dell'uso del nostro esercito per degli interventi di solidarietà all'estero. È stata una campagna molto intensa. La Svizzera latina ha detto "no". Ci sono state per così dire due votazioni diverse: nella Svizzera tedesca si è trattato semplicemente di un [PAGE 805] referendum pro o contro Blocher, nella Svizzera latina si è invece votato sul tema che era in discussione, ed il no è stato un no di solidarietà.

In tutte le trasmissioni massmediatiche avute nella Svizzera latina, questa iniziativa popolare, che discutiamo oggi, è sempre stata presentata come una specie di controprogetto al progetto del Consiglio federale. Quindi, in fondo, se volete, la Svizzera latina ha già detto "sì" a questa iniziativa con il suo no del 10 giugno, che era, lo ripeto, un no di solidarietà e sicuramente non di chiusura. Questo non dobbiamo dimenticarlo se non vogliamo deludere ancora una volta questa parte del nostro paese.

Qui è stato detto: Bisogna fare attenzione, non bisogna mandare troppi giovani all'estero, che hanno buon cuore ma capiscono poco. Soprattutto il collega Eggly ha molto insistito su questo aspetto. Ora, io mi ricordo di tanti giovani svizzeri, che negli anni ottanta si sono impegnati in molte parti del mondo, soprattutto in America centrale. Gli ultimi tre svizzeri che hanno dato la loro vita per la pace sono tre giovani svizzeri ammazzati in Centro America dai terroristi filoamericani, e a quel tempo il signor Eggly non era dalla parte di questi giovani svizzeri. Non dobbiamo dimenticarlo. Questo esempio ci dimostra ancora una volta quanto importante è il contributo che questi giovani possono dare alla pace e contro le guerre imperialistiche.

Im Gegensatz zu Herrn Eggly glaube ich, dass es sehr gut wäre, wenn sich sehr viele junge Schweizer für einen Friedensdienst im Ausland engagieren würden. Sie würden nicht nur die Welt besser verstehen und sehen, wie sie funktioniert, sondern sie könnten einen wichtigen Beitrag zum Frieden leisten. Wir dürfen nicht vergessen, dass die letzten Schweizer, die ihr Leben für den Frieden hingegeben haben, drei junge Deutschschweizer sind, die in den Achtzigerjahren in Zentralamerika durch proamerikanische Terroristen getötet wurden. Damals waren viele derjenigen, die heute zur Initiative Nein sagen würden, eher auf der anderen Seite. Die offizielle Schweiz hat damals zu diesen politischen Morden geschwiegen.

Ich könnte eine ganze Reihe von historischen Beispielen bringen, die zeigen, dass zivile Einsätze für die Friedenserhaltung viel nützlicher sind als militärische. Ich will dies nur an einem Beispiel zeigen, am Beispiel Kosovo. Was hat sich damals abgespielt? Man dachte damals, mit 4000 zivilen Beobachtern könne man den Frieden sicherstellen. Jene, die von Anfang an den Krieg wollten, erreichten, dass nur 2000 zivile Beobachter eingesetzt wurden. Man hat dann das Massaker von Racak erfunden. Dann hat man in Rambouillet mit Bedingungen, von denen man wusste, dass die Gegenseite sie nicht akzeptieren konnte, die bedingungslose Kapitulation verlangt. Daraufhin hat man, um den Krieg beginnen zu können, auch noch die restlichen 2000 zivilen Beobachter abgezogen. Darauf sind etliche Tausend Menschen sinnlos gestorben. Hätte man stattdessen die Zahl der zivilen Beobachter verzehnfacht, dann hätte dieser Krieg höchstwahrscheinlich nicht stattgefunden.

Genau wie dieses Beispiel könnte ich noch viele weitere Beispiele bringen, um Ihnen zu zeigen, dass dies der wirksamste Weg ist, um Kriege zu vermeiden. Aber leider wird die Mehrheit dieses Rates heute Nein sagen, nicht etwa, weil man denkt, das Ansinnen sei schlecht, sondern weil es von der falschen Seite kommt. Mehr oder weniger hat das auch Herr Siegrist gesagt. Würde dieses Ansinnen von jemand anderem kommen, beispielsweise von einem Vertreter von Mitte-Rechts, dann würde man ihm Beifall zollen und die Initiative wahrscheinlich zur Annahme empfehlen.

Das ist eine der vielen schlechten Gewohnheiten in unserer Politik. Das zeugt nicht von einer besonderen Seriosität; da sind Sie wahrscheinlich mit mir einverstanden.