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Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · 2013-11-28

Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2013-11-28

Wortprotokoll

L'introduzione di un salario minimo legale di 4000 franchi è la risposta alla precarietà di molte persone e alle difficoltà economiche quotidiane per molte economie domestiche svizzere. Si fa fatica a vivere in maniera dignitosa con meno di 4000 franchi. Sfido chiunque di voi a sostenere il contrario, quando il reddito di molte economie domestiche è eroso da costi crescenti per l'alloggio, l'assicurazione malattia o la formazione dei figli. Ciò vale anche per il Ticino, dove, checché se ne dica - come hanno fatto alcuni colleghi, per esempio il collega von Graffenried - il costo della vita è paragonabile al resto della Svizzera. Ecco perché questa iniziativa fa bene a molti, a tutta la Svizzera e anche al Ticino.

In Svizzera ci sono 430 000 lavoratori e lavoratrici che guadagnano meno di 4000 franchi al mese per un lavoro a tempo pieno. La maggior parte sono donne, molte di esse con una formazione o con un apprendistato alle spalle. In Ticino, nel 2010 circa il 25 per cento dei lavoratori percepiva uno stipendio inferiore a 3890 franchi. Ma non solo: salari al di sotto dei 3000 franchi mensili sono purtroppo una realtà in molti settori, non solo in settori in cui lavorano persone con basse qualifiche.

Nelle zone di frontiera assistiamo a una progressiva sostituzione di manodopera residente con personale frontaliero assunto dalle imprese per praticare il dumping salariale. In Ticino abbiamo 60 000 frontalieri, assunti, appunto, senza scrupoli da queste imprese che vogliono fare pressione sui salari. Una parte di essi è impiegata a salari ben inferiori ai 4000 franchi mensili. Questo fenomeno non tocca più solo i lavori meno qualificati, bensì sempre più lavoratrici e lavoratori con qualifiche superiori che sono assunti per lavori con qualifiche inferiori. Assistiamo a un forte aumento della presenza di manodopera frontaliera nel settore del commercio e più in generale nel terziario. Parlo dei settori nei quali vi è manodopera indigena abbondante, dove il personale necessita di competenze e qualifiche professionali, a cominciare da quelle linguistiche; sono qualifiche ampiamente rintracciabili e disponibili in Ticino. Ma non solo: troviamo dei laureati al posto di diplomati nel settore dei servizi, ingegneri o architetti assunti come tecnici e pagati come tali e quindi meno di quello che sarebbe il salario di riferimento in questo settore. Questa è una realtà diffusa e non più solo circoscritta alle zone di frontiera.

Con un salario minimo di 4000 franchi non ci sarebbe più interesse da parte delle imprese ad assumere personale a basso costo e a sostituire di fatto il personale residente. Il salario minimo è quindi una delle risposte principali al dumping salariale e ai problemi della libera circolazione.

Il mio cantone, proprio a causa del dumping salariale, è giustamente uno dei più solerti a ricorrere all'attuazione delle misure di accompagnamento e ad emanare contratti normali di lavoro. Peccato che i salari minimi di questi contratti si aggirino attorno ai 3000 franchi, e peccato che proprio questi contratti normali di lavoro, emanati su raccomandazioni delle commissioni tripartite, siano sistematicamente contestati da coloro che oggi in questa sala hanno invocato il partenariato sociale.

C'è stato per esempio il caso di un contratto normale di lavoro, emanato dal Consiglio di Stato ticinese, nell'industria farmaceutica, elettronica ed informatica al quale si è opposta, arrivando addirittura al ricorso al Tribunale federale - perdendolo - l'Associazione industrie ticinesi. Questa è la realtà. Chi si oppone all'iniziativa invoca il partenariato sociale e auspica altre soluzioni ma poi si oppone sistematicamente anche a queste.

Non solo la metà dei lavoratori e delle lavoratrici non ha un contratto collettivo, ma non tutti i contratti collettivi contengono dei salari minimi, e anche laddove ci sono, troviamo dei salari ben al di sotto dei 4000 franchi, come nel caso delle agenzie di collocamento temporaneo - un fenomeno sempre più diffuso in Svizzera -, dove esiste sì il contratto collettivo di lavoro obbligatorio sul piano nazionale che fissa però un salario minimo di 3000 franchi.

L'introduzione di un salario minimo di 4000 franchi è una risposta concreta ed efficace a salari indecenti e alle difficoltà di molte persone e famiglie ma è anche una risposta per rafforzare la coesione sociale. Ecco perché vi invito a raccomandare di sostenere questa iniziativa.

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