Regazzi Fabio · Nationalrat · 2013-03-06
Regazzi Fabio · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP-EVP · 2013-03-06
Wortprotokoll
Gli scopi dell'iniziativa popolare che esaminiamo oggi riflettono le difficoltà che conosce in questi anni la medicina di famiglia, difficoltà che non possono che acuirsi se non corriamo presto ai ripari. Problemi che si ritrovano soprattutto nella formazione, ma anche nell'esercizio quotidiano della professione e, non da ultimo, nell'insufficiente riconoscimento dell'importante operato del medico di famiglia.
L'incremento demografico, ma soprattutto l'invecchiamento strutturale della popolazione, con i suoi risvolti epidemiologici, avrà delle ripercussioni sulla medicina di cui avremo bisogno nel 2030, cioè tra circa vent'anni. I dati a disposizione evidenziano una futura probabile carenza nelle prestazioni sanitarie, in particolare nel numero insufficiente di nuovi medici di famiglia che saranno formati nei prossimi anni.
Per quel che riguarda il cantone Ticino, il fabbisogno totale di nuovi medici di famiglia entro il 2030 risulta di almeno 328 unità, in media un fabbisogno di nuove leve di circa 16 medici all'anno su un periodo di vent'anni. Sono esigenze che l'attuale sistema di formazione non può soddisfare. L'alternativa rimane il ricorso a medici confederati o stranieri, ma come è stato ricordato nella discussione di poc'anzi, pone un problema di ordine etico sottrarre risorse umane ad altri Paesi senza assumersi l'onere della formazione.
Il forte radicamento del medico di famiglia nel nostro territorio è un elemento centrale che caratterizza questa professione. Esigere che l'insieme della popolazione possa accedere a una medicina di base di alta qualità è un elemento centrale ed estremamente qualificante del nostro sistema sanitario.
Per tutte queste ragioni l'iniziativa solleva quindi giustamente un problema importante, ma come a volte accade individua modalità di risposta inadeguate. In particolare perché iscriverebbe nella Costituzione una professione, certamente molto importante, e così facendo creerebbe una disparità di trattamento rispetto ad altre. Noi sappiamo invece che è l'insieme della medicina di base, e non solo una professione, che occorre promuovere.
Riconosco pertanto nel controprogetto diretto elaborato dal Consiglio federale una risposta adeguata al problema sollevato dagli autori dell'iniziativa popolare. Innanzitutto non mette al centro gli interessi di una sola categoria professionale, bensì i bisogni della popolazione in materia di medicina di base. Ma non solo: pone Confederazione e cantoni nella condizione di creare i presupposti favorevoli all'esercizio delle professioni mediche e sanitarie, garantendo una ripartizione regionale equilibrata dei medici di famiglia, rafforzando nel contempo pure la medicina di famiglia e la sua funzione guida. Viene inoltre sottolineato il ruolo sussidiario della Confederazione allo scopo di consentirle di legiferare sulla medicina di base e sull'offerta di formazione e perfezionamento esistente, nella misura in cui sia necessario per garantire un'assistenza medica sufficiente e adeguata alla popolazione.
Partendo dalla convinzione che il controprogetto permetterà di affrontare più efficacemente i problemi che si presenteranno in futuro nel settore della sanità, sosterrò pertanto questa soluzione invitandovi a fare altrettanto.