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Abate Fabio · Nationalrat · 2011-03-07

Abate Fabio · Nationalrat · Tessin · Freisinnig-demokratische Fraktion · 2011-03-07

Wortprotokoll

Mi esprimerò in italiano a nome del gruppo liberale-radicale.

Oggi votiamo un contributo di 1,148 miliardi di franchi, affinché la Confederazione si assuma l'insufficienza di copertura dovuta ai beneficiari di rendite di vecchiaia della cassa pensioni delle FFS alla fine del 2006, ossia al momento del passaggio dal primato delle prestazioni a quello dei contributi, nonché i costi risultanti dalla riduzione dal 4 al 3,5 per cento del tasso tecnico d'interesse.

Iniziato l'esame del messaggio del Consiglio federale sono subito emerse parecchie perplessità, poiché quesiti e domande che sorgono spontanee non sembrano aver ottenuto adeguata attenzione. Senza poi dimenticare la tranquillità che ha accompagnato il dibattito dello scorso 7 dicembre 2010 al Consiglio degli Stati, dove la proposta è stata approvata all'unanimità. Una strana forma di rassegnazione ha caratterizzato quel dibattito, lasciando comunque aperte alcune questioni che opportunamente sono state approfondite ed analizzate in seno alla vostra Commissione delle finanze.

La prima domanda doverosa ed inevitabile concerne le cause che hanno generato il problema che oggi la politica è sollecitata a risolvere. Nel quadro della prima riforma delle ferrovie, il 1° gennaio 1999, le FFS sono state riorganizzate e trasformate da azienda della Confederazione in una società anonima di diritto pubblico. Il decreto federale sul rifinanziamento delle Ferrovie federali svizzere autorizzava il Consiglio federale a convertire i prestiti in capitale azionario affinché le FFS raggiungessero una quota adeguata di capitale proprio. Sempre in data 1° gennaio 1999 ha iniziato la propria attività anche la fondazione di diritto privato della cassa pensione. Resa autonoma ha così dovuto essere finanziata dalla Confederazione. E ciò vale anche per altre casse pensioni che sono state rese autonome, come ad esempio la cassa pensioni della Posta.

Il grado di copertura delle casse ricostituite era del 100 per cento al momento della loro creazione. L'eliminazione delle lacune nella copertura è costata oltre 30 miliardi di franchi alla Confederazione. Tuttavia, oggi, nel 2011 non si può fare a meno di accertare un fatto che ha giocato un ruolo determinante quale causa dei problemi della cassa pensione delle FFS, ossia la mancanza della creazione di riserve di fluttuazione. Parliamo delle cosiddette "Schwankungsreserven", cioè delle riserve delle casse pensioni che servono a compensare le oscillazioni dei corsi dei titoli, in cui esse hanno investito una parte dei loro fondi. Mancando queste riserve la cassa pensione delle FFS ha dovuto così crearle ex novo e le immediate turbolenze sui mercati finanziari l'hanno così messa in seria difficoltà.

Va aggiunta una domanda inevitabile: perché così tanti prepensionamenti? Una cassa pensione normale conta circa il 20 per cento di pensionati, mentre quella delle FFS ne conta oltre il 50 per cento. Soprattutto i pensionamenti anticipati decisi liberamente hanno inflitto un colpo durissimo alla cassa.

Queste brevi considerazioni rendono inevitabile il quesito a sapere se qualcuno avesse commesso errori che oggi potrebbero condizionare la nostra decisione politica. Si è discusso parecchio sull'evoluzione della realtà delle casse pensioni, soprattutto dopo la grave crisi dei mercati finanziari del 2008, che ha messo a nudo lacune strutturali di parecchie casse pensioni in tutto il Paese. Fino a quel momento, ogni gestore e responsabile delle casse pensioni ha agito come d'abitudine, amministrando ed investendo nella certezza che seri problemi di gestione avrebbero interessato altre realtà finanziarie ed istituzionali e mai la nostra - convinti noi svizzeri di essere gli unici a maneggiare il denaro come nessun altro e soprattutto di essere i primi al mondo in ambito previdenziale. La domanda precisa e doverosa, ossia se sono imputabili comportamenti negligenti ai vertici delle FFS ed ai responsabili della cassa pensione dal 1999 è rimasta senza risposta.

La tendenza a distribuire in modo equo un eventuale grado di responsabilità alla politica, all'amministrazione federale ed alle FFS, non convince. Ma purtroppo, seppur delusi, dobbiamo altresì ammettere che eventuali risposte non risolverebbero certo il problema nella sua dimensione, tantomeno consentirebbero di proporre altre soluzioni. La necessità di guardare al futuro è condivisa, ma non ci esenta da un esercizio di analisi delle conseguenze di una decisione positiva.

Abbiamo innanzitutto accertato che la strategia in ambito di alienazione del parco immobiliare delle FFS continuerà, a prescindere dal contributo posto in votazione. Sappiamo che gli immobili che non servono all'esercizio sono sul mercato. Si tratta di un'operazione redditizia. I proventi sono riutilizzati sempre in ambito immobiliare, nonché per finanziare le esigenze infrastrutturali nella misura di 250 milioni di franchi all'anno. Il resto finisce a coprire i debiti della cassa pensione.

A tal proposito serve chiedersi se il Consiglio federale, alla luce della decisione di offrire 1148 milioni di franchi, non possa assumere un ruolo più incisivo, soprattutto per quanto concerne i reinvestimenti immobiliari, i quali, ricordiamolo, in ambito commerciale faticano ad incontrare un consenso generale da parte della popolazione. Sarebbe auspicabile verificare se questi utili sempre reinvestiti in ambito immobiliare non possano essere integralmente destinati alla cassa pensione.

Sono stati altresì sollevati dubbi sul rispetto della libera concorrenza. A mio avviso si tratta di un falso problema. Solamente nella divisione merci sorgono interrogativi. Ma sappiamo che le difficoltà delle FFS in questo settore rimangono distanti da qualsivoglia decisione di risanamento della cassa pensione.

Per quanto riguarda le disposizioni di diritto comunitario, l'aiuto statale ad un'azienda pubblica dovrebbe concretizzarsi secondo regole ben precise che implicherebbero il rispetto della parità di trattamento tra le aziende pubbliche e quelle private. Viste tutte le particolarità che caratterizzano il problema, ed in particolare il finanziamento delle nostre [PAGE 189] infrastrutture con soldi esclusivamente svizzeri, poco mi importa sapere se un contributo di risanamento della cassa pensione delle FFS da parte delle finanze federali sia conforme alle norme europee.

Infine, occorre sottolineare la necessità di essere consapevoli delle conseguenze sulle casse federali di questa decisione. Ai sensi della norma complementare al freno all'indebitamento le uscite straordinarie in relazione alla ricapitalizzazione delle FFS devono essere compensate da entrate straordinarie o da eccedenze strutturali nel bilancio ordinario entro il termine di sei anni. Pertanto nel piano finanziario 2011-2013 avremo un importo annuo di ammortamento pari a 191 milioni di franchi.

Analizzata la situazione, a nome del gruppo liberale-radicale vi invito dunque ad entrare in materia ed a votare il contributo di risanamento proposto dal Consiglio federale. Altre opinioni non porterebbero alcun beneficio alla ricerca della soluzione ad un problema che, ricordiamolo, riguarda un'azienda sempre di proprietà esclusiva della Confederazione. Il mio invito si estende evidentemente anche alla mozione adottata a maggioranza dalla Commissione delle finanze.