Rusconi Pierre · Nationalrat · 2013-06-20
Rusconi Pierre · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2013-06-20
Wortprotokoll
Non c'è un'unica ragione per votare a favore di questa iniziativa, non ce ne sono 10, 100 o 1000, ce ne sono ben 56 000! 56 000 come il numero dei frontalieri che ogni giorno varcano la frontiera dall'Italia per recarsi in Ticino a lavorare, non occupandosi più solo di attività nel campo industriale o edilizio, come prima della libera circolazione, ma sostituendosi sistematicamente sempre più al personale indigeno.
Come può questa iniziativa contribuire a frenare questo fenomeno che per noi è molto preoccupante? È semplice: il capoverso 3 del nuovo articolo 121a della Costituzione, fortemente voluto dall'UDC Ticino, chiede esplicitamente che il nostro Paese ritorni ad un sistema di tetti massimi e di contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un'attività lucrativa in Svizzera. Questi contingenti e tetti massimi devono essere fissati in base agli interessi dell'economia elvetica, fermo restando il principio della preferenza a favore degli indigeni.
Sono quindi assolutamente privi di senso i timori di chi paventa carenze di manodopera nel caso in cui la popolazione accettasse questa iniziativa. È vero il contrario, come viene chiaramente indicato nell'argomentario dell'iniziativa che gli oppositori dell'iniziativa forse non hanno letto fino in fondo: nel caso fosse impossibile trovare personale sul mercato svizzero le aziende potrebbero comunque cercarlo all'estero, come avveniva fino ad una decina di anni fa. E non mi sembra che all'epoca la Svizzera stesse male e che l'economia andasse a rotoli.
Le zone di confine quale il Ticino non sono più in grado di reggere questa invasione giornaliera che provoca ingorghi di traffico, dumping salariale e disoccupazione indigena. Questa iniziativa è un correttivo necessario per ridisegnare il mondo del lavoro ticinese. Approvandola il nostro Paese ritornerebbe a controllare l'immigrazione e il frontalierato, come faceva in passato, in base alle proprie esigenze e disponibilità e non in base agli accordi internazionali che fanno solo ed esclusivamente gli interessi dei Paesi dell'Unione europea, e quindi libera circolazione su tutti. Ben venga dunque l'iniziativa e ben venga, in caso di una sua accettazione, la rinegoziazione degli accordi internazionali, con cui essa entra parzialmente in collisione.