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Pantani Roberta · Nationalrat · 2012-12-12

Pantani Roberta · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2012-12-12

Wortprotokoll

Dunque, ci risiamo, chi non ama l'esercito della Svizzera è tornato di nuovo alla carica. Più che arrabbiarsi forse viene da sbadigliare. Oggi però almeno apparentemente non discuteremo dell'abolizione dell'esercito tout court ma della sua radicale trasformazione.

De facto, chi esige l'abolizione del servizio militare obbligatorio di cui ci apprestiamo a discutere vuole affidare il Paese ad un esercito di professionisti. L'abolizione o la trasformazione del nostro esercito in questo senso è però praticamente la stessa identica cosa. In un Europa sempre più allo sbando, in cui le conseguenze della crisi economica portano a disordini sociali, in un mondo, in cui i pericoli sono cambiati perché diventati più subdoli e invisibili, il mantenimento di un apparato di difesa e di sollievo alla popolazione colpita dagli eventi dolorosi è un contributo fondamentale alla stabilità sociale ed economica sia del nostro Paese sia dell'Europa stessa.

La sicurezza del nostro Paese non può certamente dipendere dal numero di persone adatte che si arruolano come volontari. La volontarietà è un'illusione. Un esercito di professionisti è quanto di meno svizzero si possa immaginare. La nostra coesione nazionale passa anche da questa istituzione che è una nostra caratteristica. A chi fa delle risorse finanziarie l'argomento principale a favore della trasformazione dell'esercito da volontario a obbligatorio faccio rilevare che il costo di un esercito professionista e notoriamente più elevato. Non solo, ma per avere il turnover di uomini in caso di necessità pari alle disponibilità attuali occorrerebbe davvero un numero impressionante di persone.

La particolarità dell'esercito svizzero ci viene riconosciuta universalmente come una caratteristica specifica del nostro Paese, alla pari della cioccolata e del coltellino svizzero. Anche se snobbati dai più e dalle frange cosiddette pacifiste e antimilitariste, in realtà il sistema di esercito di milizia ci viene invidiato e laddove possibile pure copiato.

La difesa dei nostri confini e l'apporto alla nostra popolazione nel bisogno, l'impegno nel mantenere i nostri principi e i nostri valori passano anche dalla riconoscenza che il popolo svizzero deve avere nei confronti dell'esercito. Io credo in questo esercito, credo che debba essere equipaggiato e sostenuto, credo nel lavoro di giovani e non più giovani che si mettono a disposizione della collettività. Parlare bene dell'esercito non è di moda, non è pagante dal punto di vista politico ed elettorale, lo è però per tutti quelli che ci credono e che confidano in quest'istituzione fondamentale per il mantenimento dello Stato di diritto della nostra nazione.

Eppure, tanti di quelli che ieri e questa mattina hanno parlato a favore di quest'iniziativa li ho visti a ricevimenti e manifestazioni promosse dall'esercito. Non solo, ma ieri ho sentito dire dalla collega Rytz che non è possibile sottrarre ai doveri familiari un padre o una madre per tre settimane all'anno. È vero che la collega Rytz ha la fortuna di risiedere a Berna, ma le faccio presente che la maggior parte di noi non ha questa fortuna. Anche noi parlamentari siamo però impegnati per ben più di tre settimane l'anno. Ognuno di noi ha famiglia, figli, ecc., eppure non succede nulla di grave - e anche noi siamo di milizia. Da anni porto con me un portachiavi con la scritta "sicurezza e libertà - esercito svizzero". Sono fiera di averlo e gradirei tenermelo ancora per diversi anni, perché la Svizzera è l'esercito di milizia e l'esercito di milizia è la Svizzera!

Votiamo no a questa iniziativa, così come al controprogetto.