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Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · 2015-09-23

Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2015-09-23

Wortprotokoll

È la seconda volta che presento un'iniziativa parlamentare davanti a questa Camera. Alcuni mesi fa avevo presentato un'iniziativa parlamentare che concerneva il lavoro su chiamata per quanto riguardava gli acquisti pubblici. Adesso arrivo a toccare un tema più generale, forse ancora più importante, che è quello di avere una base legale per il lavoro a chiamata.

Nel nostro Paese, sono 220 000 i lavoratori e le lavoratrici a chiamata, circa il 6,6 per cento di tutte le persone attive. È un numero che tende ad aumentare, con uno spostamento dal lavoro tradizionale verso forme cosiddette atipiche, di cui il lavoro su chiamata è una parte importante.

Il 60 per cento di tali lavoratori è costituito da donne. Nella maggior parte di questi contratti non è definito un numero minimo di ore. Il salario è quindi spesso molto basso. Questo ha delle conseguenze anche per quanto riguarda la copertura delle assicurazioni sociali. Non c'è quindi alcuna certezza, né in termini di tempo minimo di lavoro né di stipendio mensile. Il datore di lavoro ha la facoltà di adattare a propria discrezione e in funzione delle esigenze di produzione il numero di persone di cui si avvale e le ore in cui queste devono lavorare. Può di conseguenza adattare i propri costi salariali, mentre i rischi imprenditoriali vengono scaricati sulle spalle dei lavoratori.

Nel quadro di questo modello contrattuale, la tipologia occupazionale più diffusa è quella secondo cui il datore di lavoro decide unilateralmente in base alle proprie esigenze quando e per quanto tempo deve avvalersi di un lavoratore. Ciò richiede da parte dei lavoratori e delle lavoratrici un'estrema flessibilità. Non sono liberi di pianificare il proprio tempo, non hanno sicurezze economiche, godono di una protezione assicurativa minima, sono scarsamente tutelati contro il licenziamento e devono fare i conti con diverse difficoltà per conciliare lavoro e famiglia.

Concretamente, dovendo essere a disposizione in caso di chiamata, ai lavoratori e alle lavoratrici è quindi spesso preclusa la possibilità di pianificare in modo ragionevole il proprio tempo.

Il lavoro a chiamata senza regolamentazione è in contraddizione con l'obiettivo sociale sancito nell'articolo 41 capoverso 1 lettera d della Costituzione federale, secondo il quale le persone abili al lavoro devono poter provvedere al proprio sostentamento con un lavoro a condizioni adeguate. Nel settore del lavoro a chiamata invece, nella maggior parte dei casi, non sono definiti delle regole ben precise, tempi minimi di lavoro e stipendi mensili, non c'è certezza, come vi dicevo prima. Se poi, percependo un reddito troppo basso, il lavoratore a chiamate è costretto a ricorrere all'aiuto sociale è come se lo Stato sovvenzionasse un'impresa. Il fatto di scaricare i rischi imprenditoriali sui lavoratori crea vantaggi concorrenziali ingiustificati.

È indubbio che i rapporti di lavoro si spostano sempre di più da quelli tradizionali verso questi tipi di forma di lavoro atipico. Proprio per questo è necessario intervenire. Molti lavoratori a chiamata sono attivi in settori non coperti dai contratti collettivi di lavoro e si trovano quindi confrontati con situazioni di precarietà. È per quello che io propongo, tramite questa iniziativa parlamentare, di creare una base legale che definisca esigenze minime a livello normativo. È [PAGE 1789] auspicabile che il lavoro a chiamata sia disciplinato in modo uniforme nel quadro dei contratti collettivi e che le regole vengano però applicate anche in quei settori in cui i contratti collettivi non ci sono. Le aziende e i settori che non vogliono stipulare un contratto collettivo non devono quindi essere avvantaggiate in un modo che definirei sleale rispetto a quelli che hanno un contratto collettivo.

Alla luce di queste considerazioni, la richiesta che è contenuta in questa iniziativa parlamentare, e cioè formulare una base legale che regoli meglio il lavoro su chiamata, è più che mai necessaria e opportuna. A mio parere è pretestuosa - permettetemi di dirlo - l'argomentazione di chi vi si oppone adducendo che si limiterebbe la libertà del mercato del lavoro e si peggiorerebbe il contesto economico.

La realtà è che se queste persone hanno dei lavori sempre più precari, se questi lavoratori e queste lavoratrici sono penalizzati non solo per quanto riguarda i salari ma anche sulle assicurazioni sociali, questo sicuramente non favorisce il contesto economico.

La mia proposta, concludo, non vuole vietare il lavoro a chiamata ma vuole evitarne le derive che causano un'ulteriore precarizzazione del mondo del lavoro.

Vi invito quindi a dar seguito a questa iniziativa.