Lexipedia

Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · 2016-06-02

Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2016-06-02

Wortprotokoll

Anzitutto dichiaro la mia relazione d'interessi: sono responsabile di una ONG, l'Associazione per l'aiuto medico al Centro America.

Ci sono due riflessioni che ci devono accompagnare in queste decisioni. La prima è che di fronte a un'"economia mondiale che zoppica" - per citare un'espressione molto recente e interessante usata da Alliance Sud in una sua pubblicazione -, in un mondo dove le disuguaglianze sociali aumentano nei Paesi ricchi e in quelli poveri e la metà della popolazione mondiale si accontenta dell'8 per cento del prodotto interno lordo mondiale, mentre il segmento dello popolazione più ricca ne consuma tre quinti, non possiamo stare a guardare. Come riconosce lo stesso Consiglio federale nel suo messaggio, la cooperazione allo sviluppo è un mezzo importante a lungo termine di lotta contro la povertà, le cause migratorie e il terrorismo. È quindi uno strumento per dare ai Paesi in difficoltà e in contesti fragili i mezzi per uscirne.

La seconda riflessione è che la cooperazione allo sviluppo è un fattore importante dell'economia svizzera. Essa contribuisce al nostro benessere in maniera diretta e indiretta, sia combattendo le disuguaglianze e la povertà sia dando un contributo efficace a combattere, come dicevo, le cause dei flussi migratori.

Quanto vi propongo con il la mia proposta di minoranza, con la quale chiedo di aumentare l'aiuto pubblico alla cooperazione e allo sviluppo al 0,7 per cento del reddito nazionale lordo, è un passo che non solo vuole dare seguito agli obiettivi decisi a livello internazionale, bensì anche concretizzare quanto lo stesso Consiglio federale ha riaffermato nell'ambito dell'Agenda 2030 per lo sviluppo durabile.

È un obiettivo, come è stato ricordato da alcuni stamattina, già raggiunto da diversi Paesi e da altri anche superato.

In questo contesto, le proposte della maggioranza della Commissione delle finanze di ridurre i mezzi per la politica di cooperazione allo 0,4 per cento del reddito nazionale lordo sono irragionevoli e irresponsabili.

Ma anche sulla proposta del Consiglio federale va detto qualcosa, perché è stata oggetto di lunghe discussioni nella Commissione delle finanze: parte da un presupposto sbagliato e vuole bloccare l'aiuto pubblico allo sviluppo allo 0,48 per cento del RNL, non rispettando quindi l'obiettivo dello 0,5 per cento deciso dal Parlamento e più volte ribadito - una decisione raggiunta dopo tanta fatica solo nel 2015. Ma come dicevo, la proposta del Consiglio federale parte da presupposti sbagliati e prende come base di calcolo il 2016, anno in cui nell'ambito del processo budgetario sono stati tagliati 115 milioni di franchi all'aiuto pubblico allo sviluppo.

Quello che io ho sostenuto e che si vede anche dai dati forniti alla Commissione delle finanze è che bisogna partire dai dati di riferimento del 2015. Questo permetterà di portare avanti una politica coerente e capace di garantire continuità al lavoro svolto finora. Se poi teniamo conto che nell'aiuto pubblico allo sviluppo sono contabilizzati anche i costi per la politica d'asilo - ce l'ha ricordato prima anche il consigliere federale -, vediamo che l'obiettivo dello 0,5 per cento del RNL si allontana ancora di più.

Non stiamo discutendo cifre astratte o di unità di misure. Stiamo discutendo di mezzi concreti da investire a lungo termine per programmi che durano anni in Paesi fragili come nel Sudan del Sud o in Afghanistan ecc. Stiamo discutendo di come rispondere adeguatamente alle crisi. Da una parte vi sono sicuramente gli aiuti umanitari e d'urgenza, che ci vogliono, soprattutto alla luce della situazione che vediamo quotidianamente. Ma questi aiuti umanitari e d'urgenza non possono andare a scapito dei mezzi a disposizione per l'aiuto a lungo termine.

Avevo proposto nell'ambito dei lavori della Commissione delle finanze anche un emendamento che voleva perlomeno aumentare i mezzi all'aiuto bilaterale partendo dalla base di riferimento del 2015 e non del 2016. Alla luce delle discussioni che sono state fatte stamattina e delle proposte della Commissione della politica estera ritiro la mia proposta di minoranza II. Mantengo però quella di fondo, ossia la proposta di minoranza III che ha come obiettivo quello di raggiungere lo 0,7 per cento del reddito nazionale lordo. È un obiettivo possibile e necessario. Ricordo che un recente studio dell'Università di Neuchâtel, pubblicato all'inizio di quest'anno, mostra che ogni franco investito nell'ambito dell'aiuto pubblico allo sviluppo nel 2014 si ha un guadagno di 1,19 franchi per l'economia svizzera. Riducendo la povertà e migliorando il benessere dei Paesi in via di sviluppo, grazie all'aiuto pubblico allo sviluppo, abbiamo degli effetti positivi anche qui da noi e non solo in relazione ai flussi migratori ma anche per l'impiego e l'economia svizzera.

È quindi una proposta necessaria e ragionevole quella che vi faccio e che vi invito a sostenere.