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Romano Marco · Nationalrat · 2016-09-27

Romano Marco · Nationalrat · Tessin · CVP-Fraktion · 2016-09-27

Wortprotokoll

Am 30. April 1999 verliess Flavio Cotti den Bundesrat. Seither ist die italienischsprachige Gemeinschaft nicht mehr in der Exekutive vertreten. Eine der drei Amtssprachen unseres föderalen und vielfältigen Bundesstaates ist jetzt seit siebzehn Jahren, seit fast einer Generation, nicht mehr in der Regierung vertreten. Die Aussichten, dass die Situation sich noch während dieser Legislaturperiode ändert, sind eher gering.

Andere mehrsprachige Länder, aber auch einige Kantone, z. B. Bern, haben die Problematik sehr lange vernachlässigt, und es kam zu heftigen Sprachkonflikten, welche dann nur mit Quoten zu lösen waren. Das muss in der Schweiz nicht passieren: Unser Land hat es immer geschafft, ohne strikte Regeln die Vielfalt zu gewährleisten. Die aktuelle Konstellation ist aber für die italienische Schweiz sehr unbefriedigend.

Es gibt verschiedene Folgen dieser Abwesenheit: Eine offizielle Sprachgemeinschaft ist seit mehreren Jahren nicht mehr in der Exekutive des Landes repräsentiert. Physische Absenz bedeutet manchmal auch mangelndes Wissen und weniger Achtung. Italienisch ist in der Verwaltung und an offiziellen Anlässen irrelevant geworden. Die Anzahl italienischsprachiger Kader in der Verwaltung ist auf dem absoluten Tiefpunkt. Die Beziehungen mit Italien leiden unter dem Fehlen eines Bundesrates mit Muttersprache Italienisch. Eine Landesgegend mit unterschiedlicher Sprache und Kultur erlebt eine schleichende Abtrennung vom Zentralstaat: Die Abstimmungsresultate bei kantonalen und nationalen Themen sind hier mehr als eine Warnmeldung.

Verantwortlich für diese Situation ist die Bundesversammlung, und nur das Parlament kann jetzt eine konkrete Antwort geben. Eine Erhöhung der Zahl der Mitglieder des Bundesrates scheint heute die einzige konkrete Antwort zu sein. Es ist keine "Tessiner Klausel" vorgesehen, und das Tessin will auch keine Quote. Mit neun Mitgliedern hätten die Bundesversammlung und die Parteien mehr Möglichkeiten, die sprachliche und kulturelle Vielfalt des Landes bei der Wahl des Bundesrates zu respektieren.

Auch im Rat hier, im Parlament spielt sich fast alles nur auf Deutsch und Französisch ab. Ich werde also jetzt auf Italienisch weiter Bericht erstatten.

L'assenza di un italofono in Consiglio federale perdura da oltre 17 anni. Un vuoto simile non trova paragoni nella storia moderna del Paese. Le conseguenze sul tanto decantato plurilinguismo svizzero sono molteplici ed evidenti. La responsabilità è nelle mani dell'Assemblea federale, che per svariati motivi, da decenni non riesce più a eleggere un rappresentante della Svizzera italiana.

Con questa iniziativa parlamentare, la Commissione delle istituzioni politiche propone di modificare l'articolo 175 della Costituzione federale. Al capoverso 1 si passa da un Consiglio federale con sette membri a uno con nove membri. Al capoverso 4 si formula in maniera più imperativa l'obiettivo - direi anche la necessità - che nel governo siano rappresentate equamente le diverse regioni e le componenti linguistiche del Paese. La modifica del capoverso 4 è rivolta soprattutto alla lingua tedesca dove viene eliminata la formulazione blanda "ist darauf Rücksicht zu nehmen" sostituendola con una versione più imperativa nei confronti dell'autorità di nomina, dell'Assemblea federale.

Non vi è una "clausola ticinese", ma con un governo a nove membri l'Assemblea federale avrebbe maggiore margine per garantire un'equa rappresentanza delle lingue ufficiali di questo Paese.

Conclusa la procedura di consultazione, la Commissione delle istituzioni politiche vi sottopone questo progetto di modifica costituzionale, approvato nel complesso con 11 voti contro 10 e 3 astensioni. La commissione ha preso atto che nella consultazione una maggioranza dei partecipanti - 30 pareri su 44 - si è espressa contro il progetto. Ha comunque voluto contestualizzare le risposte cumulate e simili provenienti dai singoli governi cantonali. È evidente che la maggioranza tedescofona e francofona del Paese abbiano un'attenzione diversa verso la situazione attuale. In aggiunta, chi siede in un governo - anche se questo è cantonale - è tendenzialmente scettico ad aumentare la cerchia degli eletti, temendo di perdere potere. In quest'ottica è leggibile anche la posizione contraria del Consiglio federale. È però positivo che quattro cantoni, Lucerna, Friburgo, Vaud e Giura, a cui aggiungere chiaramente il Ticino, hanno espresso una posizione favorevole alla riforma.

La maggioranza della commissione ritiene centrale la problematica della rappresentanza, oggi non data, di tutte le componenti linguistiche nel Consiglio federale. L'esecutivo deve rappresentare tutte le regioni del Paese. Tutte le regioni linguistiche e tutte le lingue ufficiali dovrebbero essere presenti nell'esecutivo in maniera piuttosto costante.

La questione non è nuova e il rapporto della commissione traccia un ottimo quadro storico.

Nel contesto politico e partitico odierno, la maggioranza della Commissione vede l'aumento dei membri del Consiglio federale come l'unica soluzione possibile. La riforma andrebbe attuata senza eccessivi oneri di coordinamento e senza burocratizzazione; anzi offrirebbe l'occasione per risolvere la problematica di sovradimensionamento di almeno due dipartimenti, il Dipartimento federale dell'interno e il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni. Non è possibile comparare il ruolo e l'attività di un consigliere federale nel 2016 con la realtà del 1848; quale esempio si possono citare l'attività in organi internazionali ma anche l'attività in organi di collaborazione con i cantoni.

Emerge nel contempo la preoccupante tendenza a voler aumentare il numero di segretari di Stato per colmare l'incapacità strategica e operativa dei membri del governo. Massimo rispetto per queste figure professionali, ma non vi sono né la legittimità democratica né il controllo parlamentare. È una sconfitta per l'Assemblea federale e per il sovrano ogni volta che nominiamo un segretario di Stato.

Un Paese plurilingue e federale è più difficile da governare e genera evidentemente maggiori costi amministrativi rispetto ad uno Stato centrale e monolingue. La Svizzera moderna è plurilingue ed eterogenea, il Consiglio federale deve rappresentarla integralmente.

Affermare che la scelta spetta all'Assemblea federale e dipende dalla disponibilità di candidature valide, significa misconoscere la realtà istituzionale attuale. La governabilità e la collegialità non mutano in maniera sostanziale con due membri aggiuntivi, ma dipendono dalla responsabilità e dalla professionalità delle singole persone elette.

17 anni di assenza dal Consiglio federale rappresentano quasi una generazione. A corto termine vi sono poche possibilità che cambi qualcosa. Gli effetti nella Svizzera italiana sono evidenti: vi è un lento distacco, una crescente sfiducia, nei confronti del governo federale; l'italiano nell'amministrazione federale si fa sempre più raro; i rapporti con l'Italia stentano, tanto che a Roma l'amministrazione federale dialoga in inglese con l'Italia, quasi che l'italiano non fosse una lingua nazionale. La Svizzera italiana è un contesto culturale unico con una realtà socioeconomica differente dalla Svizzera tedesca e dalla Romandia.

Zum Schluss noch eine kurze Zusammenfassung der Positionen in der Kommission: Die Kommission war mit 11 zu 10 Stimmen bei 1 Enthaltung für Eintreten. Mit dem gleichen Resultat unterstützt die Kommission das Anliegen dieser parlamentarischen Initiative. Die Erhöhung der Anzahl Bundesräte auf neun gäbe der Bundesversammlung mehr [PAGE 1637] Handlungsspielraum und Möglichkeiten, eine angemessene Vertretung der Sprachregionen zu gewährleisten. Bei Absatz 4 unterstützt die Kommission mit 16 zu 7 Stimmen bei 1 Enthaltung die neue, verbindliche Fassung. Der Einzelantrag Graf Maya, der eine angemessene Vertretung auch der Geschlechter im Bundesrat verlangt, wurde in der Kommission nicht diskutiert. Man kann sagen, dass dieser Antrag nicht direkt mit dem Ziel dieser parlamentarischen Initiative verbunden ist.