Abate Fabio · Nationalrat · 2002-03-21
Abate Fabio · Nationalrat · Tessin · Freisinnig-demokratische Fraktion · 2002-03-21
Wortprotokoll
Ci chiediamo innanzitutto se sia ancora necessario descrivere il problema, quindi illustrare la situazione che purtroppo stiamo constatando da qualche tempo sull'asse del Gottardo, in particolare in Ticino. Alcuni interventi e altrettante rivendicazioni fanno credere che purtroppo non tutti hanno capito cosa attualmente sta accadendo, oppure qualcuno si ostina a non voler capire, anteponendo i propri interessi o nascondendosi dietro un'usuale indifferenza.
Il traffico è un fenomeno che va analizzato alla luce di due componenti essenziali: la scorrevolezza e la sicurezza. I problemi devono pertanto incontrare le adeguate soluzioni che possano far convivere in modo equilibrato queste due componenti, mettendo comunque sempre l'accento sul fattore sicurezza. E non penso di affermare sciocchezze, dopo quanto accaduto lo scorso mese di ottobre.
Il Gottardo appartiene a tutti noi Svizzeri. Chiunque almeno una volta ha percorso la galleria, sia per affari privati, sia per raggiungere le mete di vacanza, sia anche per trasportare merci. E non credo di essere presuntuoso, ma semmai solo ragionevole, se aggiungo che l'aspettativa di tutti è di viaggiare in tranquillità, senza elementi che possano mettere in pericolo la nostra incolumità. Pertanto, ancora distanti da un auspicato raddoppio del tunnel autostradale, dobbiamo difendere e sostenere qualsiasi misura atta a garantire la sicurezza nel tunnel. Sappiamo che l'emergenza non consente troppe fantasie e limita al minimo il margine di manovra.
Il dosaggio - dico: il dosaggio - quale misura iniziale e inserito in un contesto di emergenza, tutto sommato funziona e va mantenuto, sebbene non susciti grande soddisfazione. È ormai imminente la nuova stagione, nella quale assisteremo ad un aumento vertiginoso del traffico. Pertanto, dinnanzi a prospettive di peggioramento, è illusorio e irresponsabile credere di procedere altrimenti, abbassando la guardia.
È fuori discussione togliere il divieto del traffico notturno, poiché avremmo in tal caso un numero maggiore di autocarri sull'autostrada. Né tantomeno qualcuno si permetta di credere che il traffico bidirezionale in questo preciso momento possa rappresentare una soluzione ragionevole. Autisti ubriachi e spossati non stanno certo contribuendo ad offrire un quadro rassicurante. Ma dobbiamo comunque renderci conto che si impone uno sforzo ulteriore alla luce delle conseguenze tangibili ed evidenti a tutti.
Quanto intrapreso sinora non è sufficiente. Innanzitutto l'emergenza sta mettendo a dura prova le forze di sicurezza impegnate, confrontate ad un fenomeno mai visto e che necessariamente ha comportato delle misure straordinarie.
Soprattutto in Ticino è necessario un maggior sostegno dalla Confederazione per immettere adeguate risorse nella gestione dell'emergenza. Come detto precedentemente, il San Gottardo non è solo un collegamento tra due cantoni, bensì un elemento storico di congiunzione all'interno del nostro paese, con ormai un chiaro carattere preferenziale anche nelle scelte di transito internazionale. Questo auspicato sostegno purtroppo non ha nulla a che vedere con stupide e puerili classifiche su chi è più bravo nello smaltire il traffico sui due versanti del San Gottardo, tra urani e ticinesi. Come detto, si lavora in situazioni precarie, con migliaia di persone che sollecitano quotidianamente le limitate forze impegnate, le quali meritano in questo momento rispetto e non certo giudizi sommari ed inopportuni da qualche improvvisato maestro di scuola elementare.
Va aggiunto che la dimensione del problema non può richiedere solamente soluzioni interne, ma necessariamente deve coinvolgere anche altri protagonisti che evidentemente giocano un ruolo fondamentale. Penso evidentemente alle frontiere, alla frontiera italiana. Abbiamo constatato che anche gli autotrasportatori di quel paese si sono mossi, lamentando una situazione insostenibile ai loro interessi. Ciò deve responsabilizzare maggiormente i paesi confinanti, poiché la Svizzera, in questo momento, sta sopportando le conseguenze di un problema che va oltre le sue competenze e le sue dimensioni. Quindi, Signor Consigliere federale, ci dica quando si potrà parlare di dosaggio anche alle nostre frontiere.
Compromettere la qualità di vita dei cantoni Ticino e Uri, per non citare anche gli altri cantoni lungo l'autostrada, nonché la sicurezza della circolazione stradale sull'asse in questione, non era certo l'obiettivo dell'Unione europea al momento della stipulazione dell'accordo bilaterale. Quindi, [PAGE 432] inevitabilmente si impongono discussioni urgenti, le quali sono del tutto giustificate alla luce dell'emergenza creatasi.
Ricordiamo che gli interessi economici coinvolti riguardano essenzialmente il traffico di transito tra il sud e il nord dell'Europa e non solamente il traffico di approvvigionamento all'interno del paese oppure il traffico da e per la Svizzera.
Purtroppo, gli obiettivi strategici a titolo di soluzione sono ancora distanti - il traforo ferroviario di base del Lötschberg sarà aperto solamente nel 2007 - e in queste condizioni, non possiamo andare avanti. Dimentichiamo altresì il tunnel del San Gottardo, il quale ci spinge ancora più in là nel tempo, con evidentemente l'auspicio di vederlo accompagnato dal tunnel di base del Monte Ceneri.
Quindi, sebbene consapevoli delle difficoltà e del limitato margine di manovra, mi sento di appoggiare il Consiglio federale nella sua scelta di mantenere il dosaggio attuale con le ulteriori limitazioni legate alla sicurezza.
Comunque, aspettiamo ulteriori passi determinati e, soprattutto, maggiore sensibilità. La struttura economica del Ticino è inequivocabilmente messa in pericolo, il turismo, le merci deperibili, destinate sia a nord che a sud, incastrate nelle colonne, senza dimenticare la qualità di vita della parte superiore del cantone e dello stesso Mendrisiotto.
Infine, mi permetto di chiederle, Signor Consigliere federale, se non è ora di riaprire il passo del San Gottardo.
Ci auguriamo che in questo momento possano giungere segnali concreti di un ulteriore sforzo tangibile, quanto mai atteso al sud delle Alpi.