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Abate Fabio · Ständerat · 2017-03-08

Abate Fabio · Ständerat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2017-03-08

Wortprotokoll

Due parole anche in italiano.

Questa iniziativa propone un'idea solo e semplicemente sbagliata. Si chiede che il finanziamento dell'offerta radio-televisiva avvenga in virtù delle leggi di mercato, ossia "chi consuma paga". Dal profilo istituzionale non vi è alcun rispetto dei principi che reggono il servizio pubblico in questo ambito. È un colpo sferrato alla solidarietà confederale, ad un processo, sempre in corso, di integrazione di tutti i gruppi della nostra società, e mi riferisco in particolare alle minoranze linguistiche.

È vero che il canone riscosso non è rapportato all'effettivo consumo dell'offerta ma il finanziamento tramite un sistema solidale regge anche in un sistema liberale, pensiamo alla formazione o al traffico, esempi che non sono messi in discussione. L'attuale piattaforma mediatica permette nel nostro paese la condivisione di valori sociali e la conoscenza delle varie peculiarità - questo non solo tramite l'offerta informativa ma anche grazie a quella culturale e all'intrattenimento. Accettando l'iniziativa, le emittenti [PAGE 149] pubbliche e quelle private non sarebbero più nella condizione di allestire l'attuale offerta.

È ovvio che le minoranze linguistiche e le periferie del paese ne uscirebbero con le ossa rotte, è stato ricordato quali sarebbero, solo dal profilo dell'impiego, le conseguenze.

Oggi il canone garantisce il 70 per cento dell'offerta della SSR. Accettando l'iniziativa si piloterebbero i flussi di denaro delle consumatrici e dei consumatori laddove esistono condizioni di prosperità economica e di guadagno particolarmente interessanti, laddove si concentra la maggior parte della popolazione svizzera. Non avremmo più un mandato di prestazione che, come oggi, non dipende dalla redditività dell'offerta. Vogliamo seguire le trasmissioni sportive solo a pagamento? Ho qualche dubbio che tale eventualità permetterebbe di seguire una partita di calcio ancora con un commento in italiano. Di certo, risulterebbe più caro rispetto a quanto costa con l'attuale offerta.

Questa iniziativa non merita alcun controprogetto. La stessa non offre alcuna concessione e non prevede alcuna apertura, alcun compromesso a favore della solidarietà confederale. È un attacco frontale non solo alla SSR ma anche alla stessa solidarietà confederale, alle minoranze linguistiche del paese ed alle zone periferiche.

Eppure, c'è chi anche nel mio cantone manifesta simpatie nei confronti dell'iniziativa. Forse un problema di conduzione aziendale della RSI, di attitudine di questo o di quello, assurge a motivo, a giustificazione del sostegno a questa iniziativa. È un ragionamento che mi permetto di definire profondamente sbagliato. È un po' come giustificare la soppressione della linea principale ferroviaria oppure del maggior ospedale del cantone semplicemente perché rispettivamente il conducente o il primario sono oggetto di critiche.

Nel rapporto sul servizio pubblico, già dibattuto in questa Camera, il Consiglio federale ha sottolineato l'esigenza di fornire un servizio pubblico di qualità. Se noi vogliamo esaminare in modo critico ma sempre costruttivo l'offerta anche semplicemente della RSI s'impone un no a questa iniziativa, non un sì, perché cancellandola non potrà più certo essere migliorata.

Una TV oramai solo per persone anziane - è stato toccato questo aspetto dei giovani. Forse - ma nei grossi agglomerati urbani, non nel mio cantone o nelle valli dei Grigioni o del canton Vallese! Nel 2018 sarà messa in consultazione una nuova legge in materia, lo ha ricordato il presidente della Commissione, il collega Français, che permetterà di adattare l'offerta all'evoluzione tecnologica. Questa è la via da percorrere! Non è questa iniziativa che garantirà risposte alle esigenze ed alle abitudini delle nuove generazioni che, ricordiamolo, vivono e vogliono vivere ancora nelle zone periferiche.

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