Romano Marco · Nationalrat · 2017-06-12
Romano Marco · Nationalrat · Tessin · CVP-Fraktion · 2017-06-12
Wortprotokoll
A seguito dell'accettazione di una serie di atti parlamentari volti a ridefinire lo statuto dell'ammissione provvisoria - 11.3954, 13.3844 e 14.3008 -, la Commissione delle istituzioni politiche ha preso atto del rapporto del Consiglio federale del 12 ottobre 2016. È largamente condivisa la necessità di sostituire lo statuto dell'ammesso provvisoriamente con uno, o meglio più, nuovi statuti. Le attuali oltre 32 000 persone ammesse provvisoriamente rappresentano un insieme molto eterogeneo cui è difficile dare risposte unitarie; nello specifico i tempi di rinvio e l'integrazione nel mercato del lavoro sono troppo differenti tra loro per permettere un approccio efficace.
Nel suo rapporto, il Consiglio federale propone alcune possibilità praticabili. La Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale ha deciso di compiere una serie di audizioni con rappresentanti dei Cantoni, delle associazioni padronali e delle associazioni che si occupano di migranti. Globalmente è anche qui emersa insoddisfazione verso l'attuale situazione e regolamentazione.
La maggioranza della commissione ritiene che l'attuale statuto non consente di tenere conto delle circostanze particolari che divergono considerevolmente da un caso all'altro. Per taluni richiedenti è chiaro sin dall'inizio che rimarranno in Svizzera a lungo tempo senza ricevere asilo; la provvisorietà diventa quindi relativa e crea solo incertezza, sia nelle persone sia nei potenziali datori di lavoro. Altri migranti presentano invece situazioni per cui è fondamentale chiarire da subito la precarietà, la provvisorietà della permanenza. Occorre prendere tutte le misure necessarie affinché si verifichi periodicamente la situazione e si organizzi il rinvio non appena praticabile.
Il nuovo statuto, meglio i nuovi statuti, dovranno prevedere una migliore suddivisione delle persone in base a criteri oggettivi e, se possibile, misurabili. Per esempio si potrebbe prevedere uno statuto di "persona protetta" per coloro i quali non hanno diritto all'asilo, ma è evidente che non saranno rimpatriabili a corto termine.
Per coloro i quali invece è potenzialmente immaginabile un rimpatrio in tempi ragionevoli - si parla di un anno, due anni -, è ipotizzabile uno statuto di "persona bisognosa di protezione provvisoria".
La discriminante tra le due proposte dovrebbe essere la possibilità di lavorare, il controllo più o meno sistematico della situazione della singola persona, il ruolo di cantone e Confederazione e l'integrazione diretta o indiretta nel mercato del lavoro tramite un'attività professionale o tramite attività di pubblica utilità.
La maggioranza vuole incaricare il Consiglio federale di istituire una commissione di esperti in cui saranno rappresentati i cantoni, le associazioni comunali e altre cerchie interessate per poter sviluppare un concetto condiviso con chi si occupa realmente, nella quotidianità, di gestire gli ammessi provvisoriamente.
Infine, con il postulato 17.3271, non combattuto e fatto proprio dalla commissione all'unanimità, si vuole approfondire l'annosa problematica dell'integrazione degli ammessi provvisoriamente nel mercato del lavoro. L'attuale situazione è insoddisfacente e molto differenziata da cantone a cantone. È condivisa la visione secondo cui le persone al beneficio dell'ammissione provvisoria debbano essere maggiormente integrate nel mercato del lavoro per ridurre i costi sociali a carico di cantoni e comuni. È tuttavia fondamentale che questa integrazione avvenga per persone che si presume restino per un tempo sufficiente nel nostro Paese e il fatto di lavorare non diventi poi un ostacolo al rimpatrio quando questo è praticabile. Quanto acquisito sarà utile per il ritorno, sarà utile nella nuova vita. Oggi risulta problematico creare il necessario "matching" tra richiesta e offerta di posti di lavoro. Le competenze linguistiche sono spesso l'ostacolo maggiore.
Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto che illustri le possibilità intese a migliorare e rendere più efficace l'integrazione nel mercato del lavoro. In particolare, il rapporto dovrà precisare di quali incentivi i cantoni necessitano per migliorare l'integrazione di queste persone. Dovrà inoltre stabilire come può essere rafforzata la collaborazione tra gli Uffici cantonali della migrazione, ai quali queste persone si rivolgono, e gli Uffici regionali di collocamento, che sono a diretto contatto con l'economia. Devono essere ridotti gli ostacoli burocratici a carico dei datori di lavoro, possibilmente mediante canali diretti tra Uffici della migrazione e datori di lavoro. Se è necessario si possono anche prendere in considerazione degli incentivi a livello locale affinché queste persone siano impiegate, in alternativa alla ricerca di persone provenienti dall'estero.