Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · 2017-09-14
Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2017-09-14
Wortprotokoll
In questi giorni si parla molto di coesione nazionale e di plurilinguismo. Non nascondiamoci dietro un dito: tra i fattori che contribuiscono alla coesione nazionale vi è anche il fatto che oggi abbiamo un servizio pubblico radiotelevisivo che tramite una concessione ha un chiaro mandato dal Consiglio federale, quello di fornire un'offerta radiotelevisiva in tutte le regioni linguistiche svizzere. Tramite il canone, la SSR opera una ripartizione che favorisce le quattro regioni linguistiche e che va a vantaggio delle regioni minoritarie. Le cifre son già state elencate in precedenti interventi: la maggior parte delle entrate del canone proviene dalla Svizzera tedesca, e grazie ad un sistema di perequazione si garantisce un'offerta di qualità, si promuove la diversità dell'informazione, si offrono prodotti culturali e sportivi anche alle altre regioni svizzere.
Tramite la concessione, il Consiglio federale dà un mandato chiaro alla SSR e alle altre emittenti di servizio pubblico, inscrivendone l'azione entro chiari e definiti limiti di legge. Uno di questi compiti è quello di sostenere la coesione nazionale e l'offerta di programmi di informazione culturali e sportivi in tutta la Svizzera. Investimenti importanti nelle regioni periferiche, anche in termini di ricadute economiche e posti di lavoro - Svizzera italiana in primis -, non sarebbero garantite perché il mercato, in molti casi, né vi si potrebbe né vorrebbe sostituirvi. Ridurre drasticamente i mezzi finanziari vorrebbe dire demandare l'offerta a media privati che non ne garantiranno la pluralità o a produttori stranieri, soprattutto nelle regioni più periferiche.
L'italianità - torno al tema del plurilinguismo - va garantita in una Confederazione che vuole essere, appunto, plurilingue e pluriculturale. La RSI come pure le altre società regionali in Svizzera offrono una voce culturale e linguistica per le diverse aree del paese.
Accettare questa iniziativa vuol dire smantellare la SSR, vuol dire smantellare la RSI, vuol dire mettere in pericolo anche le emittenti regionali di radio e TV. Vuol dire affidare la comunicazione e l'informazione, per esempio in italiano, soltanto alle reti italiane. È questo che vogliamo? È questo che vuole il consigliere nazionale Brunner quando diceva prima che certe offerte sono sovradimensionate? Vogliamo affidare il compito di informazione pubblico alle televisioni e radio tedesche, francesi o italiane?
Quest'iniziativa è radicale, è stato detto. È un attacco frontale a una società pluralista nell'informazione e nella discussione, quando invece si deve mantenere una forte presenza pubblica nel mondo sempre più globalizzato dei media. Ma è anche un attacco alle regioni linguistiche minoritarie. È un'iniziativa pericolosa, perché la pluralità dell'informazione va garantita, a maggiore ragione in un periodo storico durante il quale si assiste a una sempre maggiore concentrazione dei media in mano di pochi operatori e anche a pressioni politiche, economiche e ideologiche. Garantire il servizio pubblico radiotelevisivo e sottrarlo alle logiche di mercato, è oggi più che mai importante.
Dire di no a quest'iniziativa e al controprogetto vuol dire riconoscere l'importanza della necessità di un'informazione pluralista e indipendente, del legame con il territorio, della coesione nazionale e della difesa delle minoranze linguistiche, culturali, politiche. [PAGE 1386]