Chiesa Marco · Nationalrat · 2018-12-11
Chiesa Marco · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2018-12-11
Wortprotokoll
La mia iniziativa parlamentare che voteremo quest'oggi chiede che i consiglieri federali detengano la sola cittadinanza svizzera. Le riflessioni attorno a questo tema - almeno per ciò che mi riguarda - sono nate al momento delle candidature al Consiglio federale dei signori Ignazio Cassis e Pierre Maudet, entrambi cittadini svizzeri e nel contempo cittadini di un altro paese, l'uno dell'Italia e l'altro della Francia. I due candidati all'esecutivo hanno valutato la loro doppia cittadinanza in maniera diversa. Uno, il signor Cassis, ha dichiarato che se c'è una parte della popolazione che avverte la doppia cittadinanza come mancanza di lealtà, allora deve essere immediatamente chiaro a tutti che c'è una lealtà rispetto a un solo Stato. E fino a livello politico di parlamentare nazionale non vedeva conflitti; ma a livello di Consiglio federale ha riscontrato un'incoerenza che l'ha portato a decidere di ridare il suo passaporto italiano.
Al di là delle riflessioni del consigliere federale Cassis, oggi capo del Dipartimento federale degli affari esteri, che ha dichiarato di comprendere le perplessità di una fascia della popolazione, è evidente a tutti che il ruolo di consigliere federale, membro dell'esecutivo svizzero, al quale compete fra l'altro a rotazione anche la carica di presidente della Confederazione, è intimamente legato alla sovranità del nostro paese.
Ma cosa significa possedere una doppia cittadinanza, cosa significa avere più passaporti? A livello formale niente di più e niente di meno che l'assunzione di diritti e doveri nel confronto di uno o più paesi. L'articolo 54 della Costituzione italiana, ad esempio, impone che tutti i cittadini italiani abbiano il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. Questo dettame è accompagnato dal sacro dovere di difendere la patria. L'Italia, nella sua retorica, non è un'eccezione.
Tutti i paesi annunciano nella propria Costituzione diritti e doveri ed alcuni, come la Francia ad esempio, prevede a chiare lettere che "une personne qui a acquis la qualité de Français peut être déchue de la nationalité française si elle s'est soustraite à ses obligations de défense, ou si elle s'est livrée à des actes contraires aux intérêts fondamentaux de la France".
Insomma, la nazione deve essere rispettata e chi contravviene a questo obbligo diventa un reietto.
A livello di cuore invece, descrivere una doppia cittadinanza è molto più complicato. Alcuni pensano che la patria possa essere una sola, come la madre, altri che è possibile avere più radici. Ma da questa dialettica non è possibile uscirne, se non con un voto a maggioranza.
La mia ambizione è dunque quella di attribuire ancora valore alle costituzioni dei paesi. Dunque, è evidente che la doppia cittadinanza possa essere fonte di un conflitto d'interessi difficile, talvolta impossibile, da risolvere.
In questo contesto non solo si manifesta la questione di una scelta di campo. Il cittadino deve essere rappresentato da una persona in cui riporre la più piena fiducia. Nel caso specifico di un consigliere federale binazionale, d'altronde, il cittadino svizzero non ha potuto votarlo e dunque a maggior ragione deve poter fidarsi. I cittadini non devono avere il minimo dubbio, fosse anche solo a livello di immagine verso l'esterno. Bisogna essere chiari su quali interessi l'eletto salvaguarderà e promuoverà, se necessario anche con fermezza e durezza.
La cronaca politica degli ultimi anni ha offerto numerosi esempi di conflittualità di interessi tra la Svizzera ed altri Stati; gli esempi tra l'Italia e il nostro paese si sprecano. La retorica dell'amicizia fra paesi va bene in certe occasioni e fa anche parte del gioco, ma sappiamo appunto che si tratta solo di retorica. La sostanza politica è un'altra cosa. Il consigliere federale deve essere come la moglie di Cesare, quindi al di sopra di tutti i sospetti, e anche apparire come unicamente fedele alla Costituzione svizzera.
Al di là dei privilegi della doppia nazionalità, è utile ricordare che un consigliere federale non è il manager di un'azienda multinazionale con sede in Svizzera. Il suo compito attiene alla sovranità nazionale, agli interessi più delicati del nostro paese. A lui è dunque chiesto di condividere la sorte di quei 4,4 milioni di cittadini svizzeri che non sommano il diritto di voto e non sommano il fatto di poter essere eletti in più nazioni. Questi cittadini, come ben sapete, non beneficiano dei privilegi di cui beneficiano invece i cittadini con una doppia cittadinanza: la possibilità di essere nominati per cariche o concorsi riservati ai cittadini dell'altro Stato; avere dei diritti comunitari dovuti al passaporto europeo; inoltre, il diritto alla tutela diplomatica, a firmare un referendum, alla libera circolazione, al soggiorno senza visto, al diritto di pagare tasse meno alte e ad acquistare case magari senza limitazioni.
In concreto, nel caso di un conflitto del nostro paese con l'Unione europea, un consigliere federale svizzero e al contempo europeo non dovrebbe sopportare ritorsioni che dovrebbe sopportare uno svizzero con la sola cittadinanza svizzera.
Mi avvio alla conclusione. Mi sono posto la domanda se rinunciando alla seconda cittadinanza un consigliere federale sarebbe migliore e garantirebbe migliori decisioni. Rispondo di no, ma sarebbe un consigliere federale che ha dimostrato di saper fare una scelta di campo. I consiglieri federali non sono degli automi e conoscono certamente la difficoltà di essere chiamati ad essere fedeli alla costituzione di più paesi. Noi non possiamo eleggere dei servi di due padroni, in particolare se questa "bigamia" tocca il campo del Dipartimento federale degli affari esteri o quello del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport - campi in cui l'inopportunità appare in tutta la sua evidenza. [PAGE 2110]
In estrema sintesi, ritengo che l'esercizio del potere al più alto livello di questo paese richieda quell'esclusività che le due cittadinanze non permettono. Per questi motivi vi invito a sostenere l'iniziativa parlamentare, la quale porta chiarezza per il futuro, annulla dei privilegi e dei doveri che nascono dalla doppia cittadinanza di un consigliere federale e rafforzano anche agli occhi di chi è fuori dal Palazzo federale il legame di fedeltà con la nostra patria.