Romano Marco · Nationalrat · 2018-12-11
Romano Marco · Nationalrat · Tessin · CVP-Fraktion · 2018-12-11
Wortprotokoll
La vostra Commissione delle istituzioni politiche ha svolto l'esame preliminare di questa iniziativa parlamentare il 18 ottobre scorso. La commissione propone, con 13 voti contro 9, di non dare seguito. L'iniziativa chiede di modificare la Costituzione in modo che siano eleggibili in Consiglio federale soltanto le persone che possiedono esclusivamente la cittadinanza svizzera. Cittadine e cittadini con due o più passaporti sarebbero a priori esclusi.
La Costituzione federale prevede oggi che tutte le persone aventi diritto di voto siano eleggibili in Consiglio federale. Di conseguenza sono eleggibili anche gli svizzeri che dispongono di due o più cittadinanze, i quali rappresentano circa il 20 per cento della popolazione svizzera.
La doppia cittadinanza è una scelta personale, istituzionalmente riconosciuta, e non può essere posta quale criterio discriminante ex ante, a priori, per l'elezione nel nostro governo. È responsabilità del singolo valutare la propria situazione personale e, nel caso giunga a una possibile elezione nel governo, decidere se rinunciare o meno ad altre cittadinanze legate al proprio passato personale o familiare. Sono stati citati casi specifici accaduti nel recente passato. La persona che diviene candidato valuta la propria situazione e decide se rinunciare alle cittadinanze di cui dispone o se continuare in questo percorso.
In aggiunta, le candidate e i candidati al governo vengono giudicati e poi votati dai membri dell'Assemblea federale, dai consiglieri nazionali e dai consiglieri agli Stati, che possono tenere in considerazione, come elemento positivo o negativo, l'esistenza di una doppia cittadinanza. Possiamo liberamente scegliere se eleggere in governo una persona con due passaporti o valutare negativamente questo fatto e quindi non dare il nostro voto alla persona che si presenta e decide di mantenere la doppia cittadinanza.
Quanto proposto dall'autore dell'iniziativa parlamentare escluderebbe a priori, senza possibilità di valutazione del singolo caso e di eventuale rinuncia alla doppia cittadinanza in vista dell'elezione, tutti i cittadini con doppia o tripla cittadinanza - come detto, circa il 20 per cento della popolazione - della possibilità di essere eletti in Consiglio federale. Si tratterebbe di una regola inopportuna e ingiustificata. Ad oggi non vi sono state situazioni che impongono una modifica della Costituzione e quindi una votazione popolare su questo tema.
Non vi è alcun motivo per attribuire a queste persone una mancanza di lealtà nei confronti della Svizzera in maniera generalizzata. Anche un cittadino con il solo passaporto svizzero potrebbe comportarsi in maniera non leale nei confronti del proprio paese. Non si può creare un pregiudizio dicendo che a priori chiunque abbia due passaporti tendenzialmente è meno leale nei confronti del proprio paese. Inoltre, ricordiamo che al momento dell'entrata in funzione, dell'accettazione della carica, l'eletto in Consiglio federale presta giuramento nei confronti della Costituzione e delle leggi.
Le persone con doppia cittadinanza sono in grado di decidere per se stesse quale paese intendono rappresentare politicamente senza essere costantemente esposte a conflitti di interesse.
In occasione dell'elezione del Consiglio federale è compito dei membri dell'Assemblea federale tener conto, nella loro decisione, di tutte le informazioni disponibili sui candidati. Al riguardo ciascun parlamentare deve poter decidere da sé, se attribuire più o meno importanza alla doppia cittadinanza.
L'iniziativa è quindi troppo radicale. La maggioranza della commissione, come detto, con 13 voti contro 9, non vede la necessità e l'opportunità di intervenire. Il singolo potenziale candidato o la singola potenziale candidata al Consiglio federale nonché l'Assemblea federale hanno la possibilità di giudicare in maniera rigorosa a favore o contro l'elezione di una persona con doppia cittadinanza. Ad oggi non vi sono state situazioni che impongono un esame approfondito della proposta. Nel futuro prossimo, la questione deve essere gestita dall'Assemblea federale, e non serve una regolamentazione in tal senso nella Costituzione.