Cassis Ignazio · Bundesrat · 2019-03-21
Cassis Ignazio · Bundesrat · Tessin · 2019-03-21
Wortprotokoll
È un piacere potervi rapportare le attività della politica estera del 2018, soprattutto essendo questo il primo anno in cui ho avuto il privilegio e l'onore di essere responsabile di questo settore politico della Confederazione.
Avete davanti a voi un rapporto sintetico di una cinquantina di pagine che ha l'obiettivo non soltanto di rendere conto di ciò che è stato fatto nel 2018 ma anche di dare delle interpretazioni e degli elementi di valutazione politica di queste azioni e di permettere, attraverso gli allegati 2 e 3, di approfondire determinati temi. Abbiamo sentito alcuni gruppi che deplorano la mancanza di un certo approfondimento: l'idea è proprio che il rapporto permetta di avere una vista d'assieme della politica estera e di restare quindi attorno ad una dimensione, a un volume leggibile. Ma chi è interessato ad approfondire i [PAGE 524] tema può accedere direttamente, tramite Internet, ai rapporti che il Consiglio federale pubblica in conseguenza di eventuali atti parlamentari, come per esempio quello sui diritti dell'uomo - vedi l'allegato 1 di questo rapporto -, oppure a quelli invece che il dipartimento prepara nella sua dialettica con le commissioni parlamentari.
Il rapporto quindi si occupa di dare una visione del mondo, di capire da dove veniamo e verso dove andiamo. Il rapporto è diviso in nove capitoli. Il primo capitolo fa una visione d'assieme sulla situazione del pianeta; il secondo capitolo, come sempre, è dedicato ad un tema particolare da approfondire; il terzo capitolo porta invece sulla geopolitica, mettendo l'accento sull'Europa e sulla politica europea, che evidentemente è una politica molto importante; il quarto capitolo lo mette sul resto del mondo, il quinto capitolo sulla pace e sulla sicurezza, il sesto capitolo sulla sostenibilità e il benessere, il settimo capitolo sui servizi consolari - una voce spesso dimenticata, ma è l'etichetta di uno Stato, perché rappresenta il modo in cui lo Stato è visto dai cittadini che viaggiano nel mondo; l'ottavo capitolo è dedicato alle risorse allocate al mio Dipartimento; il nono capitolo riguarda le prospettive. In allegato, ve l'ho già detto, c'è il rapporto sulla politica estera svizzera in materia dei diritti dell'uomo: bilancio 2015-2018, che è stato approvato dal Consiglio federale in risposta ad un postulato.
Vengo ora ai contenuti di questi capitoli. Per quanto riguarda la situazione geopolitica mondiale si possono distinguere tre fasi di sviluppo. Da un lato c'è uno sviluppo di società, caratterizzata soprattutto da una crescente digitalizzazione di tutto il nostro vivere. Questa digitalizzazione cambia il mondo del lavoro, cambia il mondo privato, cambia il mondo degli affetti. Poi abbiamo degli sviluppi a livello di Stati. Siamo passati da un bipolarismo tra Stati Uniti e Russia a un mondo multipolare, dove nazioni emergenti come la Cina, il Brasile, il Sudafrica o la Turchia rivendicano un primato di potenza. Questo crea naturalmente un multipolarismo che indebolisce il multilateralismo, perché il multilateralismo è caratterizzato, se vogliamo, dal concetto "uno Stato uguale un voto", quindi dà un maggior potere ai Paesi più piccoli e militarmente meno potenti come la Svizzera. Questo rovescio della medaglia, cioè questo indebolimento del multilateralismo, è anche legato ad una certa fatica che fanno le istituzioni come l'ONU che, non a caso, si sono dotate di un programma di riforme interne, proprio per riuscire a venirne a capo. Vediamo questa fatica che fa l'ONU. Vediamo che anche l'Organizzazione mondiale del commercio fa tutte le fatiche di questo mondo per riuscire a contrastare il crescente nazionalismo che va di pari passo con il protezionismo economico. Vediamo ciò anche nel Consiglio d'Europa, nell'Europa dei valori, dove da qualche anno ci sono delle difficoltà non indifferenti, proprio per mantenere tutti sotto lo stesso tetto.
Sempre nella visione mondiale ci sonno però anche degli sviluppi positivi. Pensiamo al fatto che l'ISIS è stato in gran parte sconfitto nel Medio Oriente, pensiamo ad un prudente riavvicinamento tra Corea del Nord e Corea del Sud e pensiamo soprattutto al processo di pace e all'accordo di pace tra Eritrea ed Etiopia.
Abbiamo delle sfide molto importanti sul piano planetario. Penso ai movimenti migratori, legati in buona parte ai conflitti generati dall'uomo, ma anche ai cambiamenti climatici che stanno creando evidentemente delle nuove sacche di povertà laddove questo prima non esisteva. In quest'ambito occorre mantenere un impegno multilaterale, internazionale proprio perché da soli non si è in grado di risolvere il problema.
Il secondo capitolo, quello dei buoni uffici, è un capitolo di cui avevo una certa incertezza se parlarne, perché meno se ne parla meglio è per l'attuazione concreta: i buoni uffici si fanno sempre dietro le tende, con grande discrezione, non nella luce mediatica, non alla luce del sole, se no si perde quella fiducia di cui disponiamo tra vari paesi.
Qui ci sono tre punti che mi piacerebbe sottolineare: il primo riguarda questi mandati di potenza protettrice, mandati di protezione consolare o diplomatica, che abbiamo potuto sviluppare in tutto il pianeta nel 2018, quindi nell'anno in questione. Ricordo quello molto delicato tra Arabia saudita ed Iran e tra Iran ed Arabia saudita. Questo mandato è una delle ragioni perché la Svizzera naturalmente è anche molto prudente quando si leva il coro internazionale, quando si tratta di criticare. Per noi è molto importante essere presenti sul terreno, al fronte e garantire il dialogo tra paesi che non dialogano e hanno una certa aggressività.
Il secondo punto riguarda la Ginevra internazionale, dove la Svizzera come Stato ospita colloqui di pace - pensate alla Siria, allo Yemen, pensate anche al fatto che abbia accolto il presidente iraniano Rohani l'anno scorso. Sono tutti elementi di apertura del nostro Paese.
Il terzo punto riguarda invece gli specifici compiti di mediazione tra Stati, governi e ribelli. Pensiamo per esempio al Mozambico, dove la Svizzera l'anno scorso ha giocato un ruolo estremamente importante.
Sulla situazione con l'Unione europea al capitolo tre non ho molto da dire, perché abbiamo avuto modo di parlarne in lungo e in largo in tanti momenti, con quasi tutte le Commissioni. Ogni giorno i media ne parlano. Siamo in una fase di consultazione. Il Consiglio federale ritiene che in buona parte i risultati dei negoziati siano nell'interesse della Svizzera, ma ha preferito consultare ampiamente il territorio, sapendo che in una democrazia diretta alla fine sarà il popolo a dire sì o no. Quindi voleva capire quali fossero esattamente i punti da modificare eventualmente per poter andare avanti. Il Consiglio federale non ha mai cambiato idea. La via bilaterale resta la via che la Svizzera vuole avere con l'Unione europea.
Al capitolo quattro abbiamo parlato degli altri Stati o delle altre potenze mondiali. Penso in particolare agli Stati Uniti, con i quali abbiamo un legame economico fortissimo, il quale stiamo cercando di approfondire ulteriormente con un accordo di libero scambio di cui si parlerà nei prossimi giorni, come ha ricordato anche il relatore di commissione.
Abbiamo la Russia con la quale ci sono state delle tensioni nel 2018, vi ricorderete sicuramente degli affari delle spie, vi ricorderete sicuramente anche di certe tensioni nei rapporti diplomatici. È importante mantenere un dialogo aperto, critico ma costruttivo con la Russia, perché lì abbiamo anche un mandato di protezione diplomatica. In Georgia rappresentiamo gli interessi della Russia, quindi dobbiamo essere prudenti anche nei nostri rapporti con la Russia.
La Turchia ci ha occupato nello scorso anno con dei casi consolari. La Turchia è coinvolta anche nella guerra in Siria e rivendica un ruolo di potenza estremamente importante. È una potenza che fa da cerniera tra l'Asia e l'Europa.
Abbiamo la Nigeria, un Paese di 200 milioni di abitanti nel continente africano con dei contrasti giganteschi. È il Paese con la crescita economica più importante, ma con una povertà altrettanto importante. Abbiamo dei contenziosi aperti verso la Nigeria, pensiamo per esempio alla restituzione degli averi congelati del vecchio regime. Durante il 2018 la Nigeria ha ricevuto come prima tranche di questa restituzione degli averi 33 milioni di dollari americani.
Ci sono il Vicino e il Medio Oriente in guerra. Penso alla Siria, penso allo Yemen e penso a tutte le conseguenze che questo ha sui rapporti tra Sciiti e Sunniti, tra Israele e Palestina e alle crisi umanitarie che questa situazione genera. Queste crisi umanitarie ci hanno visto molto attivi anche nel 2018 con 270 interventi del Corpo svizzero di aiuto umanitario e con degli interventi molto pesanti e molto importanti sia in Siria, sia sulla Striscia di Gaza, ma anche per catastrofi in Indonesia, come avete potuto vedere dai media.
Infine nell'Asia e nel Pacifico il 2018 è stato caratterizzato dal dialogo strategico con la Cina. Ho potuto incontrare nel mese di aprile dell'anno scorso il mio omologo cinese e discutere di ulteriori rafforzamenti dei rapporti tra Svizzera e Cina nell'ambito dell'iniziativa della via della seta, "Belt and Road Initiative", che la Cina porta avanti con grandi ambizioni e che la Svizzera guarda in modo costruttivo ma anche critico perché evidentemente ci sono sia opportunità che pericoli di fronte a quest'evoluzione.
Abbiamo poi il capitolo cinque, quello dedicato alla pace e alla sicurezza. In questo ruolo la Svizzera ha mostrato anche nel 2018 un forte sostegno all'organizzazione per la sicurezza in Europa con sede a Vienna. Ha preso atto con interesse dello sviluppo della discussione sulla NATO, l'alleanza [PAGE 525] atlantica, che offre indirettamente uno scudo, evidentemente anche per la Svizzera, essendo la Svizzera geograficamente situata nel cuore dell'Europa. Abbiamo lavorato molto per il conflitto tra l'Ucraina e la Russia in modo che si possa garantire il più possibile la pace in Paesi vicini al nostro. C'è anche tutto un discorso sul finanziamento della NATO che ha occupato anche il nostro Paese il quale collabora con la NATO nelle azioni di promozione della pace.
Per quanto riguarda la sicurezza e la pace non posso non citare la cooperazione internazionale, una fetta molto importante della politica estera svizzera. Proprio nel 2018 ha iniziato il suo lavoro di rinnovo per il quadriennio 2021-2024 con dei nuovi accenti, con una concentrazione dell'impegno soprattutto sul continente africano, perché lì si trova il maggior numero di persone povere, e lì troviamo la maggior parte delle persone coinvolte in flussi migratori irregolari. Questo deve essere affrontato laddove è più importante. Nell'Asia del Sud-Est come nel continente americano la situazione è migliorata. Questo permetterà di fare dei passi in avanti, come diciamo anche nell'ultimo rapporto che avete davanti a voi.
Per quanto riguarda i servizi consolari, il relatore di commissione ha ricordato molto bene quanto gli Svizzeri viaggiano. I 15,6 milioni di viaggi privati nel 2017 hanno una grande importanza; sono un bene per l'economia, ma naturalmente hanno anche un impatto sul clima - proprio in questi giorni se ne discute. Questo mostra anche quanto sia difficile e quanto siano contraddittori certi comportamenti. Da un lato si vuole evidentemente limitare al massimo l'impatto climatico, dall'altro lato dobbiamo anche essere coscienti che lo stile di vita e il miglioramento della prosperità portano a più inquinamento. Quindi occorre trovare la migliore via possibile tra queste due evoluzioni.
Le prestazioni consolari sono l'etichetta della Svizzera all'estero. In questo senso è importante che le nostre circa 170 rappresentazioni nel mondo siano conosciute e ben visibili. Il sito Internet della Confederazione offre a tutti i cittadini e tutte le cittadine delle informazioni aggiornate sulla sicurezza e sulla situazione dei Paesi nel mondo, in modo che chi pianifica un viaggio possa sapere dove andare - vi ricordo anche l'app Itineris, scaricabile dal sito. In questo senso, vorrei anche ringraziare tutto il corpo consolare che si occupa di queste attività.
Infine, vorrei ricordare questa lenta ma graduale trasformazione delle Ambasciate in centri di multicompetenza nel corpo diplomatico. Non abbiamo più soltanto la classica attività diplomatica e consolare, ma spesso vengono messi sotto un cappello svizzero servizi come Switzerland Global Enterprise, Swissnex o Svizzera Turismo e tanti altri. Questo dà anche un'identità della Svizzera nel mondo.
Nel Dipartimento degli affari esteri, che è il principale ma non il solo artefice della politica estera, come è stato giustamente ricordato, abbiamo una situazione di risorse costante. Riusciamo ad affrontare più compiti con le stesse risorse. Non sono state richieste risorse supplementari, anche grazie alla digitalizzazione che permette di rendere più efficienti certe misure.
Se guardiamo il futuro - arrivo all'ultimo capitolo, al capitolo nove - vediamo che è caratterizzato da una crescente incertezza a livello mondiale a causa di questo multipolarismo. Ci sono delle tensioni che nascono, aumentano o diminuiscono, e il ruolo della Svizzera come portatrice di buoni uffici è sempre più richiesto. Quindi non a caso trovate questo tema veramente importante al capitolo due del rapporto.
Quest'anno sarà caratterizzato dal grosso cantiere della riforma e della preparazione della nuova strategia di cooperazione internazionale e anche della nuova strategia di politica estera; sarà proposta al Consiglio nazionale e al Consiglio degli Stati l'anno prossimo. Il Consiglio federale si occuperà quest'anno anche delle questioni migratorie. In particolare avete chiesto al Consiglio federale di riflettere sui rapporti tra Parlamento e governo in materia di politica estera con un rapporto sulla consultazione e il coinvolgimento del Parlamento nel settore della "soft law". Il patto migratorio ha mostrato a che punto questa dialettica tra i due poteri sia importante; la affronteremo.
Due parole infine per il rapporto sulla politica estera svizzera in materia dei diritti dell'uomo in allegato. I diritti dell'uomo restano il fondamento di ogni società che vuole vivere in pace e prosperità. I diritti dell'uomo sono i diritti individuali, il diritto alla vita, alla libertà d'opinione, alla parola, al rispetto delle minoranze, ecc. Tendiamo a dimenticare questi diritti, perché sono talmente ovvi in un Paese come il nostro, ma non lo sono a livello mondiale. È importante parlarne molto concretamente, in modo che si sappia di che cosa parliamo.
In questo senso non posso non biasimare e non criticare fermamente tutte le violenze che sono perpetrate sul pianeta, per esempio contro giornalisti che raccontano, che creano trasparenza su quello che succede. Questo è sicuramente un punto molto importante che va affrontato. Nei nostri rapporti con ogni Stato c'è sempre un elemento che riguarda i diritti dell'uomo.
Per concludere ringrazio i due relatori di commissione che hanno perfettamente spiegato il rapporto.