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Pantani Roberta · Nationalrat · 2019-06-20

Pantani Roberta · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2019-06-20

Wortprotokoll

Le due iniziative hanno titoli accattivanti ma anche fuorvianti. A tutti piacciono frutta e verdura biologiche, tutti ci lamentiamo per i prezzi di fragole e pomodori, tanto per fare un esempio, importati dall'estero, e ancora tutti ci battiamo per il sostegno alla nostra agricoltura e i nostri agricoltori, che grazie al loro duro lavoro ci permettono di consumare frutta e verdura svizzere.

Il Consiglio federale è perfettamente consapevole delle problematiche sollevate nelle due iniziative e si è già mosso per risolverle prevedendo pacchetti supplementari di misure nell'ambito della Politica agricola 2022.

L'iniziativa popolare "Acqua potabile pulita e cibo sano", che ha raccolto 113 979 firme, è stata definita controproducente e troppo radicale dall'Unione svizzera dei contadini, perché provocherebbe pesanti conseguenze economiche a breve termine per taluni settori e metterebbe in discussione e pericolo tutta l'agricoltura svizzera. I pescatori avrebbero invece preferito esprimersi su un controprogetto.

L'iniziativa chiede che i pagamenti diretti siano erogati soltanto alle aziende agricole che non impiegano pesticidi, non fanno uso profilattico di antibiotici nella detenzione degli animali e possono nutrire il loro effettivo di animali con il foraggio prodotto nell'azienda. Questo per garantire la qualità della nostra acqua potabile, la quale, va sottolineato, già oggi, senza alcun bisogno di questa iniziativa, è sostanzialmente elevata. Il controprogetto, stabilendo un termine transitorio di otto anni, propone tra l'altro che la Confederazione completi il reddito contadino con pagamenti diretti per remunerare in modo equo le prestazioni fornite a condizione della prova del rispetto delle condizioni ecologiche.

Se accettata, l'iniziativa porterebbe ripercussioni considerevoli e pregiudizievoli sull'agricoltura svizzera. La rinuncia a pesticidi e foraggio acquistato comporterebbe un calo della produzione in molte aziende aventi diritto ai pagamenti diretti. Vi sarebbe peraltro anche il rischio di un aumento dell'inquinamento ambientale dovuto all'intensivazione della produzione agricola per il fatto che sempre più aziende deciderebbero di uscire dal sistema di pagamenti diretti. Di conseguenza non dovrebbero più adempiere la prova che le esigenze ecologiche sono rispettate.

Le preoccupazioni dei pescatori per la quantità dei pesticidi nelle falde acquifere sono sicuramente condivisibili. Parlando a livello oggettivo, in Ticino la situazione è migliore rispetto al resto della Svizzera. I cantoni, in quanto responsabili dei corsi d'acqua e della fauna ittica, dovranno essere necessariamente in prima linea per garantire un'ottima qualità dell'acqua.

L'altra iniziativa, l'iniziativa popolare "per una Svizzera senza pesticidi sintetici", ha raccolto 121 307 firme. Chiede di vietare, anche qui, l'uso di pesticidi sintetici nella produzione agricola. Da vietare sarebbero altresì l'importazione di derrate alimentari contenenti pesticidi sintetici o per la cui produzione sono stati usati questi pesticidi.

In caso di accettazione dell'iniziativa, il margine di manovra della filiera agroalimentare sarebbe ridotto in maniera eccessiva. Vi sarebbero ripercussioni considerevoli e pregiudizievoli sulla produzione alimentare a livello nazionale, la quale sarebbe svantaggiata dalla rinuncia di pesticidi sintetici e di conseguenza diminuirebbe. Produzione, stoccaggio e trasformazione dei prodotti comporterebbero costi maggiori e rischi più alti dal profilo della sicurezza alimentare. Ricordiamoci che i prodotti fitosanitari sono già oggi utilizzati per proteggere le piante e i prodotti vegetali da parassiti e malattie e per eliminare le piante indesiderate.

La libertà di scelta dei consumatori sarebbe fortemente limitata per quanto riguarda il tipo di produzione di alimenti svizzeri ed esteri. Inoltre, si violerebbero gli accordi internazionali. Un divieto di importazione per le merci non ottenute con metodi di produzione indigeni non è infatti compatibile con gli accordi di libero scambio.

In sostanza, vietando l'utilizzo di pesticidi sintetici di cui fanno parte anche i prodotti per la disinfezione e la pulizia, sarebbe più difficile garantire l'igiene lungo l'intera filiera alimentare, perché verrebbero drasticamente limitate le possibilità di proteggere efficacemente le culture dagli organismi nocivi. Il risultato: la produzione indigena subirebbe un tracollo a causa del calo delle rese, delle perdite in termine di scorte di materie prime e di prodotti trasformati.

Bocciamo questa iniziativa! I contadini svizzeri, per rispondere ai bisogni della popolazione, da anni portano avanti un lavoro che si fonda sul rispetto della natura, concretizzando i diversi piani di azione e le strategie degli esperti e attuando anche progetti specifici. La produzione richiesta dagli autori dell'iniziativa presuppone una elevata quantità di terreni coltivabili in regioni propizie, cosa del tutto non realizzabile nella nostra piccola Svizzera.

Tuttavia, come ogni iniziativa popolare troppo radicale, il rischio che sia accettata dal popolo è alto - abbiamo già avuto degli esempi eclatanti. Perciò oggi è ragionevole proporre un controprogetto al fine di minimizzare i danni.