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Cassis Ignazio · Bundesrat · 2020-03-12

Cassis Ignazio · Bundesrat · Tessin · 2020-03-12

Wortprotokoll

Il Consiglio federale propone di non accogliere la mozione Romano 18.4113, e questo non perché non ne condivida il contenuto o gli obiettivi ma semplicemente perché è già esaurita. Quello che la commissione richiede sta già succedendo, la sottocommissione delle due commissioni parlamentari è già al lavoro.

Facciamo due passi indietro: con la sua iniziativa parlamentare del 2014 l'autore della mozione attuale aveva, a giusto titolo, sollevato questo tema. E a giusto titolo, quando poc'anzi abbiamo discusso della strategia di politica estera è stato detto che uno dei grandi principi della Svizzera è la forza del diritto e non il diritto della forza.

"Soft law" essenzialmente è l'espressione di Stati che sono potenze mondiali. "Soft law" viene fatto dal G-7, dal G-20, dall'OECD, senza diventare diritto pubblico internazionale. Quindi "soft law" è sicuramente uno strumento ambivalente. Può essere utile quale elemento integrativo del diritto [PAGE 345] pubblico internazionale, ma può addirittura essere l'esatto opposto, cioè può realmente delegittimare i parlamenti nazionali. Questo elemento è stato fortemente capito durante il dibattito sul patto migratorio dell'ONU. Nella Camera alta, nel Consiglio degli Stati, il no al patto migratorio era essenzialmente legato a riflessioni di natura giuridica e di istituzioni politiche sul ruolo, appunto, dei parlamenti in quest'ambito.

È stato depositato nella primavera dell'anno scorso, se ricordo bene, dalla Commissione di politica estera degli Stati, un postulato che richiedeva un rapporto. Il Consiglio federale ha adottato il rapporto nella scorsa estate, e la Commissione di politica estera degli Stati ha iniziato la discussione di quel rapporto all'inizio dell'autunno.

L'ha poi rinviata all'inizio della nuova legislatura, ritenendo che la questione fosse di tale importanza da non poterla liquidare rapidamente. Ha deciso, per approfondire ulteriormente la materia e anche per coinvolgere il Consiglio nazionale, di creare - il consigliere nazionale Romano l'ha ricordato correttamente - una sottocommissione di tutte e due le commissioni parlamentari, Nazionale e Stati, che ha proprio il compito di sviscerare quegli elementi che abbiamo discusso nella nostra presa di posizione oggi.

Il consigliere nazionale Romano dice che con la sua mozione legittimerebbe ulteriormente questo lavoro: da un profilo psicologico sì, ma da un profilo giuridico non cambia assolutamente nulla. Questa commissione sta lavorando, dovrà fornire un rapporto che sarà discusso nelle due commissioni di politica estera del Nazionale e degli Stati, e poi le due Camere faranno le loro scelte.

Il Consiglio federale è cosciente di questo problema. Ha adottato un rapporto che sviscererà la questione nella misura in cui il Consiglio federale ha potuto farlo. La questione oggi è in mano al Parlamento e io mi rallegro del dibattito che potremo fare assieme.