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Marchesi Piero · Nationalrat · 2020-06-17

Marchesi Piero · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2020-06-17

Wortprotokoll

In un paese altamente civilizzato come il nostro, dove in molti, moltissimi chiedono più diritti per le donne, questa iniziativa diventa uno degli strumenti più efficaci per avvicinarsi all'obiettivo. Infatti, il nuovo articolo 10a capoverso 2 della Costituzione cita: "Nessuno può obbligare una persona a dissimulare il viso a causa del suo sesso."

Nella pratica, nessuna donna può essere costretta, per motivi culturali e religiosi, ad indossare indumenti che ne impediscano il facile riconoscimento. Certo, il primo pensiero va all'islam che nella sua recente applicazione obbliga spesso la donna a coprirsi il viso per non contravvenire alle leggi [PAGE 1018] coraniche ed a subirne le pesanti punizioni. Il velo è il principale mezzo di propaganda e di proselitismo utilizzato dagli islamisti e in particolare dagli appartenenti al movimento integralista dei Fratelli Musulmani; questo per islamizzare l'ambiente e lo spazio pubblico. Invero, mi risulta che il Corano non faccia parola di questo obbligo per la donna. Ma l'uomo dell'islam moderno, se così possiamo dire, ha deciso diversamente. L'iniziativa risponde anche all'esigenza di combattere la strisciante islamizzazione che oramai ha colpito tutti i paesi occidentali, compreso il nostro, dove niqab e burqa ne sono i simboli religiosi.

Ecco perché chi domenica 14 giugno era in piazza a manifestare per i diritti della donna - hanno partecipato tutti i movimenti e i partiti di sinistra - dovrebbe sostenere con altrettanta convinzione e determinazione questa iniziativa; certo, a meno che non si vogliano mettere davanti al bene della donna interessi politici, questo però allora sarebbe ipocrisia.

Chi combatte questo principio appellandosi alla libertà di religione sbaglia. Infatti, nel 2015 la Corte europea dei diritti dell'uomo respinse il ricorso di una musulmana contro una simile restrizione che era entrata in vigore nel 2011 in Francia. La sentenza sosteneva, a giusta ragione, che in un paese democratico un divieto del genere non solo è giustificato ma anche necessario, soprattutto se lo scopo è quello di salvaguardare il vivere assieme.

Questa iniziativa non è però solo da leggere in chiave anti-burqa ma anche quale strumento per evitare che hooligans sportivi e malintenzionati approfittino della possibilità di dissimulare il viso per compiere violenze ed atti criminali. È un concreto aiuto alle forze dell'ordine nel loro lavoro di prevenzione e repressione. Si tratta di un'iniziativa che, se venisse accolta, contribuirebbe oltre che a tutelare la donna e salvaguardare i suoi diritti anche a migliorare la sicurezza pubblica - come dunque esserne contrario?

Il 22 settembre del 2013 il 65,4 per cento dei ticinesi ha approvato l'iniziativa popolare che chiedeva di scrivere nella Costituzione cantonale il divieto di dissimulare il volto in luoghi pubblici. La legge è entrata in vigore il 1° luglio del 2016. Nei primi due anni di applicazione sono state aperte una quarantina di procedure di contravvenzione. La maggior parte di queste sono poi sfociate in semplici ammonimenti. Questa è la dimostrazione che anche in un cantone fortemente turistico come il canton Ticino, l'impatto dell'iniziativa sui cittadini stranieri in visita è oggi molto limitato. Si può dunque facilmente rispondere a chi vede in questa legge un pericolo per il settore turistico che l'esperienza ticinese dimostra l'esatto contrario. Perché i visitatori, è noto, si adattano facilmente ad usi e costumi - non facciamo così anche noi quando andiamo all'estero?

Anche dopo l'approvazione dell'iniziativa popolare "contro l'edificazione di minareti" gli oppositori pronosticavano un boicotto della Svizzera da parte dei turisti, segnatamente dei turisti dei paesi arabi. Si è invece verificato l'esatto contrario, si è registrato un aumento del 160 per cento dei visitatori, e ancora una volta le paure sono state sconfitte dai fatti.

Se anche voi, come il sottoscritto, avete a cuore la sicurezza del paese, la convivenza pacifica tra culture e soprattutto la difesa dei diritti della donna, allora non potete fare altro che sostenere l'iniziativa.