Gysin Greta · Nationalrat · 2020-06-18
Gysin Greta · Nationalrat · Tessin · Grüne Fraktion · 2020-06-18
Wortprotokoll
Il coronavirus ha cambiato radicalmente e velocemente tantissime cose. Una cosa è rimasta, anzi si è esacerbata: la disparità di genere. Se ancora ieri molti da questo pulpito hanno dichiarato a gran voce che i diritti delle donne vanno maggiormente tutelati, la crisi ha mostrato che quanto fatto finora per raggiungere l'uguaglianza in termini salariali e lavorativi è stato insufficiente, e lo stesso discorso vale anche per quanto riguarda la lotta alla violenza sessuale e sessista sulle donne.
A pagare le spese maggiori della crisi, infatti, sono state le donne. Sì, quelle donne che si alzavano presto la mattina per svolgere il loro lavoro retribuito, spesso precario e malpagato, in uno dei settori di rilevanza sistemica. Ovviamente, senza mai smettere di svolgere il lavoro domestico e di cura, mai riconosciuto e sempre non pagato, come fare la spesa ai genitori anziani e riscoprirsi insegnanti con i figli.
Era così prima, durante, e sarà così anche dopo la crisi: nella famiglia sono troppo spesso ancora le donne ad assumersi il carico maggiore del lavoro. Un po' perché le catene culturali assegnano loro l'onere, un po' anche per la scarsa o inesistente assistenza statale extrafamiliare. Alla fine dei conti, il lavoro gratuito svolto dalle donne è di un valore talmente enorme che probabilmente fa comodo non riconoscerlo per non doverlo pagare. Serve perciò un'offensiva di assistenza professionale che permetta alle donne di liberarsi da oneri autoimposti e allo stesso tempo sostenerle, qualora lo desiderassero, nella propria carriera professionale. Attività professionale che non di rado si sviluppa in settori di rilevanza sistemica, quindi proprio in quelle professioni che hanno permesso alla Svizzera di non collassare sotto il peso della crisi sanitaria. Infermiere, impiegate nella vendita al dettaglio, nella cura domestica, nell'accudimento dei figli. Professioni svolte spesso in condizioni precarie, con paghe indegne e con poche tutele. È per questo che dopo gli applausi abbiamo il dovere di dare garanzie, diritti, migliori condizioni di lavoro. Anche in fatto di uguaglianza salariale occorre agire con decisione: le promesse e le rassicurazioni non bastano più. È un oltraggio che ancora oggi a parità di formazione, esperienza e lavoro svolto, qualcuno guadagni meno solo a causa del proprio sesso.
Ieri abbiamo discusso per ore di un non problema, che riguarda un numero irrisorio di donne che vivono in Svizzera. Vorrei vedere la stessa energia, la stessa volontà di migliorare la condizione femminile nei problemi che davvero ci riguardano tutto ed ogni giorno.