Chiesa Marco · Ständerat · 2020-12-03
Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2020-12-03
Wortprotokoll
L'accordo istituzionale è chiaramente un accordo di sudditanza. Ma sempre più voci, anche fuori dal nostro, dal mio schieramento, si sollevano contro questo contratto coloniale che rimette in questione la nostra sovranità e annichilisce la nostra libertà.
La mozione in oggetto cerca di dare una risposta democratica a un concetto dittatoriale, come una passata di vernice fresca su una casa in rovina. Il risultato di questo sforzo, ammesso che la mozione venisse accettata, sfocerebbe in un esercizio alibi. In ogni caso, ciò che sarà deciso a Bruxelles dovrà essere adottato dalla Svizzera, così com'è previsto nell'articolo 5 della bozza di questo accordo.
Qualora dovesse avverarsi una divergenza, la Corte di giustizia dell'Unione europea che si cela dietro il tribunale arbitrale, trancerà la questione nell'ottica europea. Se poi il popolo svizzero avesse l'ardire di alzare la testa e respingesse l'applicazione di queste imposizioni tramite un referendum, allora sarà sanzionato con delle misure compensatorie.
Ricordo che parlare di misure compensatorie è solo un modo gentile, un concetto diplomatico per evitare di utilizzare dei termini più adeguati, quali misure punitive e ricattatorie.
Con l'accordo istituzionale, il nostro paese si troverebbe costantemente sotto scacco, anche perché la deprecabile clausola ghigliottina, che molti, tra cui il sottoscritto, ritengono un drammatico errore strategico del nostro paese, si applicherebbe a tutti gli accordi di accesso al mercato, compreso l'accordo quadro, trasformandosi in tal modo in una maxi clausola ghigliottina ben peggiore di quella odierna.
In queste condizioni, messi all'angolo da un contratto capestro, possiamo legittimamente chiederci che ne sarà della nostra democrazia diretta, della nostra sovranità e della nostra autodeterminazione. Per me come cittadino svizzero e per i miei figli auguro che la sostanza di questa mozione non diventi mai un tema per il nostro Parlamento. Se lo diventasse, l'adesione all'Unione europea, da sempre l'obiettivo dei "gremi" istituzionali ed economici euroturbo, sarebbe compiuto con un subdolo avvicinamento.
Oggi, nel Consiglio degli Stati non voteremo questa mozione, ma forse tornerà sui nostri banchi. Perciò ci tengo a ribadire che ciò che richiede nella teoria questo atto parlamentare, nella pratica sarebbe una mera chimera, una cortina fumogena per lavarsi la coscienza. [PAGE 1211]