Chiesa Marco · Ständerat · 2021-09-30
Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2021-09-30
Wortprotokoll
Il 3 dicembre 2019 il nostro Parlamento ha approvato il secondo contributo svizzero per alcuni Stati membri dell'Unione europea, con la condizione che i soldi dei contribuenti svizzeri non vengano versati finché restano in vigore misure discriminatorie da parte dell'Unione europea nei confronti della Svizzera. Il messaggio era chiaro, chiarissimo: i soldi sono approvati a maggioranza, vi è disponibilità di versarli, ma l'ingiustificato bullismo di Bruxelles deve terminare. Questa minima condizione di base, a mio avviso non è solo legittima, ma anche doverosa e rispettosa dei contribuenti svizzeri che pagheranno 1302 milioni di franchi nell'arco di dieci anni.
L'11 agosto 2021, contrariamente a quanto il buonsenso imporrebbe, il Consiglio federale ha voluto adottare un nuovo messaggio, nel quale chiede al Parlamento di abrogare la condizione che aveva introdotto nel dicembre 2019 e dunque di sbloccare questo contributo miliardario. Ciò significa forse che le evidenti discriminazioni nei confronti del nostro paese sono terminate? No, non è così, lo sappiamo bene. Le discriminazioni nei confronti della Svizzera, delle sue cittadine e dei suoi cittadini permangono. Basti pensare alla Borsa svizzera, alla ricerca, alla formazione e ad altri campi. Oggi dunque non parliamo di soldi, che tuttavia, lo sottolineo nuovamente, verrebbero versati senza alcuna garanzia e senza alcuna contropartita. Oggi parliamo di una Svizzera e delle sue istituzioni pronte a sottomettersi alla politica colonialista di Bruxelles e a rimangiarsi le proprie legittime decisioni e convinzioni.
Il versamento del miliardo di coesione - se i nostri gremi decidessero di autorizzarlo con incoerente contraddizione - non è e non sarà la prova che la Svizzera è un partner affidabile dell'Unione europea. Sarà, al contrario, una chiara testimonianza che il paese è ricattabile e che molti sono pronti a capitolare, vuoi perché alcuni sono insoddisfatti del fallimento dell'accordo quadro, vuoi perché alcuni si sentono moralmente in difetto o vuoi semplicemente perché alcuni nutrono ancora il desiderio di aderire all'Unione europea, come si legge nel loro programma di partito.
Mi chiedo se in questa sala qualcuno pensi davvero che questo obolo miliardario migliorerà i rapporti con l'Unione europea. A mio modo di vedere una tale ipotesi è una mera, pia, ingenua illusione. Cedere incondizionatamente a delle pressioni significa dare prova che le nostre ginocchia tremano e che siamo disposti a rinunciare alla nostra indipendenza e alla nostra sovranità.
Questa fermezza nel cedimento non la comprendo e non la sostengo. Sembra che a Berna si voglia ridurre il nostro paese a un'inerme sparring partner, incapace di reagire agli soprusi, mentre, al contrario, ne sono convinto, molti argomenti dovrebbero essere messi sul tavolo di Bruxelles.
Quando sento che il nostro paese dovrebbe pagare un premio di accesso per la partecipazione al mercato europeo, ciò che corrisponde ad un pizzo, inorridisco. Mi chiedo se abbiamo chiaro che la Svizzera acquista di più dall'Unione europea di quanto venda, in particolare nelle regioni limitrofe, che con questi scambi si arricchiscono.
La nostra bilancia commerciale è da sempre deficitaria il che riviene a dire che la Svizzera è veramente fra i migliori clienti dell'Unione europea. Credo o spero che questo non sia una novità; non lo dovrebbe essere, ma dopo aver sentito alcuni interventi di prima non ne sono più sicuro. E non parliamo del fatto che il nostro paese è fra i più grandi datori di lavoro dell'Unione europea. Ogni giorno quasi 400[NB]000 frontalieri entrano nel nostro paese e guadagnano una paga svizzera spendendo buona parte del loro guadagno nel loro paese di provenienza.
Insisto anche sugli enormi investimenti finanziati interamente da parte dei contribuenti svizzeri, investimenti messi a disposizione di Bruxelles, di tutta l'Europa, senza chiedere un becco di un quattrino per la loro costruzione. Come d'altronde nulla viene chiesto per attraversare fondamentali assi quali la galleria del San Gottardo. Altro che pagare un premio di accesso al mercato dell'Unione europea - la Svizzera dovrebbe ricevere un premio di accesso dall'Unione europea!
Con queste considerazioni vi invito a mantenere la coerenza che avete dimostrato solo due anni fa e che ha contraddistinto la nostra decisione, e quindi a rifiutare fughe in avanti pericolose per la nostra credibilità ed indipendenza.