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Storni Bruno · Nationalrat · 2022-03-01

Storni Bruno · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2022-03-01

Wortprotokoll

Dopo un interminabile iter negoziale arriva oggi per il voto del Consiglio nazionale l'Accordo tra la Svizzera e l'Italia sulla tassazione dei lavoratori frontalieri e la modifica dell'accordo tra la Svizzera e l'Italia per evitare la doppia imposizione e per risolvere alcune altre questioni relative alle imposte sul reddito e sul capitale.

Il Partito socialista sostiene il messaggio del Consiglio federale, concordando che l'accordo migliora l'attuale regolamentazione dell'imposizione dei lavoratori frontalieri e contribuisce a mantenere i buoni rapporti tra i due paesi. Chiaramente non risolverà i noti problemi che l'importante numero di lavoratori frontalieri ha creato in Ticino, in particolare la pressione sui salari, come dimostrato dagli oltre venti contratti normali di lavoro che hanno dovuto essere sottoscritti in Ticino a seguito di situazioni di dumping salariare rilevato in molti settori lavorativi.

Sappiamo che questa pressione sui salari causa una forte emigrazione di giovani in cerca di opportunità di lavoro nel resto della Svizzera a condizioni salariali adeguate ai costi della vita nel nostro paese.

Con l'accordo in vigore le lavoratrici e i lavoratori frontalieri, oltre a risiedere in un paese dai costi nettamente inferiori al nostro, possono anche beneficiare di un carico fiscale in Svizzera nettamente meno pesante di quello che avrebbero in Italia. Questa condizione ha un suo peso sul già basso livello salariare.

Con il nuovo accordo questa rendita di posizione cade, aumentando il carico fiscale per nuovi lavoratori e lavoratrici frontalieri, ossia frontalieri che acquisiscono tale statuto dopo l'entrata in vigore del nuovo accordo, che saranno tassati in via ordinaria anche in Italia. Ciò determinerà un aumento del carico fiscale dei nuovi frontalieri, rendendo il loro statuto fiscalmente meno attraente.

L'accordo porterà ad un aumento delle entrate fiscali per i cantoni e la Confederazione. I ristorni non saranno più versati dalla Svizzera all'Italia a partire dal 2033. Da quella data, la Svizzera conserverà quindi la totalità del gettito fiscale. Va anche sottolineato il fatto che con il nuovo accordo si esclude la possibilità per i "quasi residenti" di accedere alla tassazione ordinaria, che avrebbe comportato per i frontalieri la possibilità di numerose deduzioni fiscali.

Veniamo alla richiesta del collega Marchesi di sospendere la trattazione dell'accordo. Possiamo capire che nell'insieme delle pendenze aperte con l'Italia manca l'importante questione dell'accesso per gli operatori finanziari elvetici al mercato italiano, per il quale l'Italia si era impegnata firmando la roadmap del 2015; oltretutto la Svizzera è rimasta sulla lista nera dei paradisi fiscali. L'Italia invece ha ottenuto lo scambio automatico delle informazioni. Nell'insieme si tratta di una situazione sicuramente asimmetrica e per noi frustrante.

Ma questo accordo, che pur non essendo rivoluzionario nel breve termine, comunque rappresenta il cambio di paradigma che la Svizzera voleva. Quindi, dobbiamo finalmente arrivare a una conclusione delle trattative accettando questo accordo. Utilizzarlo adesso come merce di scambio potrebbe solo ritardare le trattative ancora aperte e alle quali teniamo tutti.

Ricordo, lo ha già detto la collega Gysin precedentemente, che proprio l'allora consigliere nazionale Chiesa aveva chiesto tramite una mozione - si tratta della mozione 17.3639, "Responsibilità e solidarietà impongono alla Confederazione che il Ticino sia compensato finanziariamente per la mancata entrata in vigore dell'Accordo sui frontalieri" - un compenso della Confederazione al Ticino per le perdite finanziarie che i ritardi italiani stavano procurando perché l'Italia non aveva firmato ancora l'accordo parafato nel 2015.

Sospendere oltre a procrastinare lo status fiscale attuale non è vantaggioso per noi, ma lo è chiaramente per i frontalieri. Finalmente avremmo di nuovo perdite per la Confederazione e il cantone. In più non garantirebbe comunque, come detto, una risoluzione delle pendenze aperte.

Iniziamo quindi a portare a casa questo primo accordo con l'invito al Consiglio federale ad alzare la pressione affinché [PAGE 54] anche la questione dell'accesso al mercato italiano per i servizi finanziari svizzeri e lo stralcio dalla "black list" dei paradisi fiscali sia risolta al più presto. Sicuramente sono obbiettivi più facili da raggiungere una volta ratificato questo accordo.

Concludo con l'invito del gruppo socialista a respingere la proposta di sospensione, a votare l'entrata in materia e a sostenere l'accordo.