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Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2022-03-02

Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2022-03-02

Wortprotokoll

Questa mozione, presentata nel luglio del 2020, pone un problema purtroppo annoso e irrisolto, cioè i danni che la libera circolazione delle persone, senza limiti, provoca al mercato di lavoro ticinese, generando poi di riflesso un fenomeno di emigrazione dal Ticino. Di questo fenomeno anche i media della Svizzera tedesca cominciano ad accorgersi, per esempio di recente il "NZZmagazin" vi ha dedicato un ampio servizio intitolato "Wie das Tessin seine Talente verliert".

Gli ultimi dati dell'Ufficio di statistica parlano chiaro: nel quarto trimestre del 2021 in Ticino erano presenti 74 229 frontalieri, 10 in più rispetto al trimestre precedente. Quelli attivi nel terziario erano 49 044. Quindi è nel terziario che l'esplosione dei permessi G continua. Se si pensa che prima della libera circolazione delle persone il settore occupava circa 10[NB]000 frontalieri, ci si rende ben conto della sostituzione in corso. Va pure ricordato, visto che il Consiglio federale nella sua presa di posizione su questa mozione solleva il tema, che in Ticino i frontalieri attivi nel settore sanitario sono circa 4000. Si tratta quindi di una percentuale molto piccola rispetto al totale - 4000 di oltre 74[NB]000 frontalieri -, e non si può certamente sostenere che, perché questi 4000 sarebbero necessari al sistema sanitario, allora bisogna far entrare anche tutti gli altri 70[NB]000.

Dalle cifre dell'Ufficio di statistica emerge inoltre che l'importante aumento dei frontalieri si verifica anche nelle professioni tecniche, riguardano quindi ingegneri, architetti, informatici. E anche qui non si può ragionevolmente sostenere che in Ticino manchino i profili adatti, perché in effetti le persone con un profilo adatto ci sarebbero ma se vogliono un salario decoroso troppo spesso sono costretti ad emigrare oltre Gottardo rispettivamente a non rientrare in Ticino dopo aver concluso gli studi in un altro cantone.

I numeri lo dimostrano, i frontalieri post libera circolazione delle persone sono assai diversi da quelli tradizionali, sono per esempio spesso laureati. In tutto ciò c'è però un elemento nuovo: anche l'Italia comincia ad accorgersi che c'è un problema. Infatti, se i laureati italiani si riversano sul mercato di lavoro ticinese, a quello delle province italiane di confine restano poi le briciole. Si può dunque parlare di una fuga di cervelli, che è deleteria sia per il Ticino, in quanto genera soppiantamento dei lavoratori locali, ma anche per l'Italia, poiché provoca desertificazione professionale. È quindi nell'interesse congiunto dei due territori combattere questo fenomeno e limitare la libera circolazione delle persone; questo in particolare anche in prospettiva della importante crisi economica che fa seguito alla pandemia da coronavirus - una crisi che spinge ulteriormente i flussi migratori e impone di tutelare maggiormente i lavoratori locali e la manodopera residente in Svizzera e soprattutto in Ticino, vista la sua situazione particolare.

Ecco allora che l'introduzione di clausole di salvaguardia potrebbe interessare non solo il Ticino ma - fatto nuovo - potrebbe interessare anche l'Italia, o meglio, le regioni di confine italiane; come sappiamo esse hanno anche un importante peso politico nei confronti del governo centrale.

Naturalmente non ci vuole molta fantasia per immaginare quale sarà l'esito della votazione sulla mozione di cui stiamo discutendo adesso. Tuttavia ne approfitto per chiedere al Consiglio federale se non ritiene che una discussione su clausole di salvaguardia in relazione alla libera circolazione delle persone sia nell'interesse congiunto e quindi non solo delle zone di confine svizzere ma anche di quelle dei paesi limitrofi. Siccome ritengo che la consigliera federale non potrà prendere posizione su questo tema in questa sede in questo momento, il tema sarà fatto oggetto di un'ulteriore mozione.

Concludo invitando a sostenere la presente mozione.