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Chiesa Marco · Ständerat · 2023-03-06

Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2023-03-06

Wortprotokoll

La mozione Burkart incarica il Consiglio federale di modificare la legge federale sul materiale bellico, prevedendo la possibilità di rinunciare completamente alla dichiarazione di non riesportazione in caso di fornitura a quei 25 paesi elencati nell'Allegato 2 dell'ordinanza sul materiale bellico.

Questa mozione - è assolutamente chiaro - è nata sotto l'impatto emotivo della guerra in atto tra la Russia e l'Ucraina e sotto le pressioni esercitate dall'estero. Per quanto l'emotività sia comprensibile, approvare questa mozione metterebbe a rischio la sicurezza della Svizzera. La mozione apre le porte all'esportazione di armi verso paesi che non soddisfanno i criteri di autorizzazione del nostro paese. I paesi elencati nell'Allegato 2 hanno sì valori e regimi di controllo delle esportazioni simili ai nostri. Tuttavia hanno anche forti relazioni o dipendenze commerciali con paesi che applicano criteri diversi dai nostri. Non si può dunque escludere che il materiale bellico svizzero venga ceduto ad utilizzatori finali indesiderati, aggirando il diritto della neutralità, che si basa essenzialmente sulle Convenzioni dell'Aia del 18 ottobre del 1907 e sul diritto consuetudinario internazionale. Con queste considerazioni non mi riferisco solo al materiale in uso ma anche in quello in disuso.

Il nostro Parlamento, approvando questa mozione, si ritroverebbe in palese contraddizione con quanto deciso meno di due anni fa in queste aule. Allora, infatti, le Camere federali vollero inasprire la legge federale sul materiale bellico, e fu soprattutto il centrosinistra a insistere su questi inasprimenti.

Avendo letto le prese di posizione sulla stampa e ascoltato gli interventi dei colleghi Juillard, Würth e Gmür-Schönenberger oggettivamente sto assistendo a una giravolta a 180 gradi. È del tutto insensato impegnare il nostro paese in una simile politica prettamente simbolica. Non dobbiamo cedere alle pressioni internazionali e abbandonare la nostra neutralità. Piuttosto, come parlamentari abbiamo il dovere di mantenere il sangue freddo e salvaguardare i nostri valori, anche quando la Germania critica aspramente le nostre dichiarazioni di non riesportazione, cosa che non deve affatto sorprenderci, perché la Germania in qualità di Stato dell'OTAN vuole fornire armi e munizioni all'Ucraina.

Dal punto di vista della neutrale Svizzera, tuttavia, le dichiarazioni di non riesportazione hanno una solida base concettuale. Senza di esse, infatti, le armi svizzere sarebbero presenti in tutti i conflitti del mondo. Se allora dovessimo revocare questa disposizione per consentire unilateralmente la fornitura di armi a una parte belligerante come l'Ucraina, mineremmo il nostro principio di neutralità. Questa non è solo la mia opinione personale di cittadino svizzero, che sostiene il valore della nostra Confederazione, è anche l'opinione di rinomati esperti come quelli che ad esempio ha citato il collega Kuprecht.

La richiesta di consentire solo ad alcuni paesi di riesportare il materiale bellico svizzero è e rimane delicata. Gli esperti di diritto avvertono che ciò potrebbe portare a situazioni paradossali. Ad esempio, l'India non sarebbe autorizzata a consegnare armi Svizzere all'Arabia saudita per la guerra nello Yemen, mentre il Regno Unito lo potrebbe fare.

Infine, è bene sottolineare che anche qualora la mozione Burkart venisse approvata, le dichiarazioni precedentemente firmate sul divieto di riesportazione resterebbero comunque in vigore. Una riesportazione di materiale bellico svizzero da parte di Stati elencati all'Allegato 2 sarebbe possibile solo sugli acquisti futuri, ma non avrebbe nessun effetto immediato.

La fornitura all'Ucraina delle munizioni svizzere già presenti in Germania sarebbe impossibile in ogni caso. E ciò è un bene, perché la Svizzera deve restare uno Stato di diritto e in quanto tale non condurre una politica da banderuola.

Infine vorrei sottolineare nuovamente che la mozione Burkart è problematica sotto almeno due punti di vista: in primo luogo metterebbe in pericolo il nostro principio di neutralità perpetua, armata ed integrale. Per oltre 200 anni questo principio ci ha impedito di essere coinvolti in conflitti armati e sanguinosi. È quindi uno dei pilastri garanti della nostra sicurezza e della nostra prosperità che ci ha permesso di portare avanti in modo credibile una lunga tradizione di buoni uffici.

In secondo luogo, la Svizzera che ha reso più severa la sua legge federale sul materiale bellico solamente nel 2021, è uno Stato di diritto e non pratica la sua politica a seconda di dove tira il vento. Molti argomentano di voler difendere in Ucraina i nostri valori. Vorrei ricordare che uno dei valori fondamentali di questo paese è la neutralità. Io personalmente non sono disposto a sacrificarla sull'altare della retorica di coloro che vogliono coinvolgere attivamente il nostro paese in questo conflitto. Noi possiamo giocare un'altro ruolo, quello di costruttore di ponti, ma - e in questo punto ha perfettamente ragione il collega Jositsch - dal momento che il primo colpo svizzero sarà sparato sul teatro del conflitto, la nostra neutralità, già pesantemente indebolita da scelte che non condivido, potremo relegarla per sempre nella stanza dei ricordi. Questo non deve assolutamente capitare. Pertanto non sosterrò questa mozione e vi invito cordialmente a respingerla.

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