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Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2023-06-05

Wortprotokoll

È vero che nel dicembre 2022 l'Italia ha comunicato la sospensione dell'Accordo di Dublino. Poi, l'11 aprile del 2023, l'Italia ha decretato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale a causa dell'elevato numero di migranti giunti tramite la rotta del Mediterraneo centrale.

La situazione è oggettivamente esplosiva, sappiamo che gli sbarchi sulle coste nei primi mesi dell'anno hanno raggiunto numeri che non si sono visti né nel 2014 né nel 2016. Questi sono campanelli d'allarme che oggettivamente non possono rimanere inascoltati, altrimenti ci ritroveremo confrontati con una nuova emergenza migranti, con buona pace dei passatori che continuano imperterriti nei loro affari e con la tratta di esseri umani.

In Svizzera attualmente ci sono 307 persone in attesa di essere trasferite in Italia. Sono forse numeri bassi, ma in questo momento non sono i numeri che fanno paura e ci devono preoccupare, sono invece le prospettive. Per questo motivo anch'io non tratto un'interpellanza a questo proposito.

Secondo le dichiarazioni del Governo italiano, lo stato d'emergenza avrebbe dovuto durare in principio sei mesi, permettendo in tal modo di adottare e finanziare delle misure speciali per gestire la migrazione, ad esempio l'ampliamento delle strutture destinate al rimpatrio delle persone che non hanno diritto ad uno statuto di protezione in Italia o velocizzare le procedure di accoglienza e alloggio.

Ma chi ci crede? Io francamente no. Infatti, puntuali sono arrivate le conferme: l'Italia non rispetta gli accordi dell'AIA e di Dublino.

Si aspettano delle riforme a livello europeo per un sistema che non funziona, con buona pace di chi, come me, era scettico fin dall'inizio sull'efficacia della protezione delle frontiere esterne dell'Unione europea e sulla buona idea, lo dico con eufemismo, di togliere le frontiere interne.

Soprassiedo sulla questione dei costi che evidentemente sono lievitati in barba anche qui a tutte le promesse da marinaio delle élites politiche.

Ora sappiamo che le frontiere esterne sono permeabili. Sempre più paesi reclamano controlli alla frontiera. I costi per la Svizzera sono esplosi da pochi milioni a decine e decine di milioni di franchi.

E nei prossimi anni questa tendenza si accentuerà senza che oggettivamente frenare il flusso migratori o risolvere la situazione. Intanto, in Germania si riaccende il dibattito sulla [PAGE 464] politica di accoglienza del paese - dibattito polemico, fra l'altro, proprio innescato dal partito che l'aveva inventata e più sostenuta, ricorderete tutti la politica del benvenuto. Anche nei paesi nordici ci si sta rendendo conto che la scelleratezza del lassismo in ambito migratorio porta semplicemente alla catastrofe

E mentre nel nostro paese si discute e ci si interroga su casi specifici come lo sfratto di svizzeri per ospitare i rifugiati, due cantoni hanno già dichiarato lo stato di emergenza e preparano container per accogliere migranti a un prezzo di 130 milioni di franchi. Fa male leggere sempre più spesso di come questi migranti - sono casi verificatosi a Chiasso - si rendono protagonisti di vandalismi, furti e scorribande sul territorio che li accoglie o sui territori limitrofi. Io penso che un vero rifugiato debba essere riconoscente al paese che lo ospita. Ma qui evidentemente non stiamo parlando di persone che fuggono per questioni umanitarie ma di migranti illegali con zero rispetto per la Svizzera. Sono dell'avviso che fino a quando la concretezza e il coraggio di chiamare i problemi per nome non avranno il sopravvento sul moralismo, be' il problema non verrà risolto. È un tema legato alla nostra sicurezza e al nostro benessere, è un tema principale per me, sia come ticinese sia come svizzero.

Non voglio né per il mio cantone né per il nostro paese la creazione di ghetti, lo sviluppo di periferie inaccessibili alle forze dell'ordine, e l'aumento della criminalità importata, con sempre più costi per la società svizzera.

Guardate che questa è proprio la realtà dei paesi a noi confinanti.

Per questo motivo sosterrò la mozione Müller Damian e vi invito ad affrontare questi temi in maniera propositiva e non reattiva. Quando sarà troppo tardi ce ne accorgeremo tutti, ma allora non potremo semplicemente piangere sul latte versato.

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