Storni Bruno · Nationalrat · 2024-02-26
Storni Bruno · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2024-02-26
Wortprotokoll
Il postulato presentato a marzo di due anni fa chiede al Consiglio federale di elaborare un nuovo rapporto sugli scenari di sviluppo della produzione di elettricità in Europa oppure di aggiornare il "Rapporto sulle ripercussioni della politica energetica degli Stati membri dell'UE sulla sicurezza dell'approvvigionamento elettrico e sulla competitività in Svizzera", in particolare riguardo: i principali sviluppi nella produzione di elettricità negli Stati membri dell'UE; le quote dei diversi vettori energetici - nucleare, rinnovabili, fossili, ecc. - future nei vari paesi; le ripercussioni degli sviluppi rilevati sul nostro paese.
Quanto questo sia necessario e urgente l'abbiamo visto proprio in questi due anni, nei quali si è passati dalle affermazioni del presidente dell'Elcom sull'acquisto di candele e legna in vista dell'inverno 2022/23, ai 300 milioni di franchi spesi per riservare il 4 per cento della capienza dei bacini idro-elettrici, senza dimenticare il mezzo miliardo speso per la realizzazione di centrali a fossili provvisori a Bière, per i quali il Tribunale federale proprio in questi giorni ha bocciato la legittimità.
Ci troviamo verso la fine di un inverno che ha visto la Svizzera con un saldo positivo di 700 gigawattora sul piano delle esportazioni - l'inverno annunciato, fatto di importazioni, candele e stufe a legna, non si è visto. I bacini sono ancora abbastanza pieni. Sono al 43 per cento malgrado ci fossero, appunto, esportazioni nette per 700 gigawattora. Chiaramente, il tempo mite ha giocato a nostro favore per risparmiare in consumi e produzione di elettricità. Ma lo scollamento tra previsioni e realtà è troppo grande. Si sono unicamente fatti scenari da peggior "worst case", senza considerare che anche gli altri paesi europei hanno investito e investono nel rinnovabile.
In questo senso riprendo le motivazioni espresse nel mio postulato che mi sembrano più che mai attuali. Ad esempio, che nel 2020/21 l'UE ha riformulato la direttiva sull'efficienza energetica, proponendo il programma Fit for 55 con 13 misure ben più incisive delle strategie precedenti. L'UE ora si è posta l'obiettivo di produrre il 40 per cento dell'energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030. Mentre da una parte il nuovo governo tedesco, oltre a confermare la chiusura delle ultime tre centrali nucleari, punta sulla rapida accelerazione dell'introduzione dell'energia rinnovabile e eolica offshore nonché del fotovoltaico. D'altra parte, la Francia sta rivedendo la politica nucleare ed è tornata sulla decisione di chiusura e senza sostituzione; costruirà nuovi reattori nucleari. Allo stesso tempo conferma anche l'impegno nel nuovo [PAGE 31] rinnovabile con un massiccio piano di rafforzamento della produzione dell'energia solare.
Le importanti dinamiche degli obiettivi di efficienza dell'UE, in particolare nei paesi confinanti, e lo sviluppo nel settore del rinnovabile hanno rimodellato il quadro generale e le prospettive sia a breve termine, 2030, che a lungo termine con un notevole impatto sull'approvvigionamento elettrico in Svizzera e l'integrazione del nostro sistema elettrico in quello europeo. Ora, contrariamente a quanto ha risposto il Consiglio federale che respinge il postulato, dichiarando affrettatamente nel maggio del 2022 che quanto richiesto nel postulato sia già parzialmente adempiuto e che un rapporto aggiuntivo non apporti informazioni supplementari, visto quanto successo in questi due anni, un nuovo rapporto che aggiorni quello del 2017 è più che necessario, anche per evitare nuove decisioni sbagliate e importanti spese inutili. Chiedo quindi il sostegno per questo postulato.