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Maspoli Flavio · Nationalrat · 2003-09-17

Maspoli Flavio · Nationalrat · Tessin · Fraktionslos · 2003-09-17

Wortprotokoll

Una decina di anni fa, in questa sala, abbiamo discusso per una mattinata intera se fosse sì o no il caso di permettere ai veterinari svizzeri di continuare a tagliare le orecchie e le code di certe razze di cani. In quell'occasione c'è stata una discussione molto animata, e tutto sommato mi sembrava più umana di quella a cui stiamo assistendo oggi. Oggi stiamo trattando un tema estremamente complesso e controverso. Eppure io qui vedo con quale facilità certe persone parlano di embrioni in soprannumero, di embrioni che vengono usati e di embrioni che vengono creati - ne parlano come se si trattasse di grappoli d'uva o di patate -, sono poi le stesse persone che quando fa comodo a loro agitano lo spauracchio della questione morale. Ebbene, secondo me, è qui che la questione morale viene trattata, nella legge che stiamo trattando, che è un compendio di cose non dette, di cose taciute, un compendio di mezze verità.

Cosa significa per esempio usare gli embrioni in modo restrittivo? Cosa vuol dire? Sono 50 000 embrioni, sono 200 000, sono 5, sono 3? Cosa vuol dire? Cosa significa creare un articolo specifico per creare embrioni senza il bisogno della fertilizzazione in vitro? Sono tutte cose che cercano di nascondere un tremendo imbarazzo che regna sovrano qui dentro quando si toccano questi argomenti, che giustamente creano imbarazzo. L'imbarazzo è dato dal fatto che non si vuole prendere una posizione chiara e non si vuole dire a chiare lettere se in Svizzera vogliamo sì o no giocare al Creatore o, per i laici, giocare all'apprendista stregone. Questo è quello che bisogna dire: noi vogliamo giocare con la vita o noi non vogliamo giocare con la vita.

Chi non vuole giocare con la vita non può fare altro che sostenere la non entrata in materia e non può fare altro che rifiutare questa legge in toto sperando che non se ne parli mai più. Oggi, qui, stiamo entrando nel regno di Barbablù e la storia insegna che è meglio non aprire la settima porta.