Fonio Giorgio · Nationalrat · 2025-09-22
Fonio Giorgio · Nationalrat · Tessin · Die Mitte-Fraktion. Die Mitte. EVP. · 2025-09-22
Wortprotokoll
La questione posta dall'iniziativa popolare "No a una Svizzera da 10 milioni!" è tutt'altro che marginale. Tocca aspetti centrali del nostro vivere comune, la coesione sociale, la gestione dello spazio, la pressione sulle infrastrutture e il mercato del lavoro. E soprattutto tocca le preoccupazioni reali della popolazione. Oggi, in molte città e in molte regioni, le persone sentono la crescita e la sentono spesso come qualcosa che sfugge di mano, nei trasporti pubblici sovraffollati, nella difficoltà a trovare un alloggio a prezzi accessibili oppure nella concorrenza per i posti di lavoro. Sono preoccupazioni fondate che vanno ascoltate e prese sul serio. [PAGE 1724]
L'iniziativa pone quindi una domanda legittima ma offre una risposta sbagliata. Come possiamo garantire che la crescita demografica resti sostenibile per le persone e per il Paese? A questa domanda, l'iniziativa, per come formulata, risponde in modo rigido, proponendo strumenti che comportano conseguenze profonde per il nostro rapporto con l'Unione europea, per il funzionamento della nostra economia e per settori fondamentali come la sanità, la ricerca e la formazione. Sappiamo bene che una disdetta unilaterale della libera circolazione delle persone metterebbe in discussione l'intero impianto bilaterale, che è centrale anche per il nostro Paese.
Ed è per questo che il gruppo del Centro propone un controprogetto diretto, un controprogetto costruttivo, realistico e rispettoso della situazione attuale. Come gruppo riteniamo che il modo più serio per affrontare il tema sia quello di offrire al popolo un'alternativa chiara, responsabile e ancorata alla realtà. Il controprogetto del gruppo del Centro si basa su quattro principi fondamentali: un tetto demografico chiaro, con una soglia di attenzione fissata a 9,5 milioni di abitanti e la possibilità di intervenire in modo proporzionato; misure regionali e settoriali, in caso di pressione migratoria superiore alla media rispetto all'Unione europea; salvaguardia della via bilaterale, con la possibilità di aprire negoziati con Bruxelles per rafforzare le clausole esistenti; e l'esclusione dell'asilo e della protezione umanitaria nel rispetto della nostra tradizione umanitaria come Svizzera.
Non si tratta di un mezzo no all'iniziativa, ma di una risposta concreta a una sfida concreta. Siamo consapevoli, ed è per questo che proponiamo questo controprogetto, che l'iniziativa troverà dei consensi. Lo sappiamo dal clima che si respira nel Paese. Ed è proprio per questo che riteniamo essenziale mettere il popolo in condizioni di scegliere tra due strade: una visione di chiusura netta oppure una gestione sostenibile e pragmatica che affronta i problemi senza mettere a rischio quanto di buono abbiamo costruito.
Chi crede nel valore delle istituzioni, chi conosce le preoccupazioni reali delle persone, chi ha a cuore l'interesse del Paese nel suo insieme non può che sostenere questo controprogetto che è ambizioso, ma allo stesso tempo è realistico ed è responsabile.