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Pamini Paolo · Nationalrat · 2026-03-04

Pamini Paolo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2026-03-04

Wortprotokoll

La neutralità svizzera è una nostra vocazione e fa parte della nostra identità. È così da oltre 510 anni, da Marignano. La nostra neutralità è stata confermata oltre 210 anni fa, in occasione del Congresso di Vienna, grazie allo zar russo Alessandro I, ed è stata ulteriormente confermata, ricordiamolo, dallo stesso Consiglio federale nel 1939, proprio al momento dello scoppio della seconda guerra mondiale, quando il Consiglio federale si è rifatto proprio agli accordi del Congresso di Vienna che reggono formalmente la nostra neutralità attuale.

Cosa significa essere neutrali? Significa essenzialmente non partecipare a guerre terze. Significa che la partecipazione della Svizzera a una guerra è prevista soltanto nel caso si tratti di una guerra a scopo prettamente difensivo del nostro territorio. Guerre terze, che siano di carattere militare o siano portate avanti con strumenti economici, come oggigiorno è sempre di più il caso con le sanzioni, non sono compatibili con la neutralità. La neutralità significa, in altre parole, adottare la più assoluta modestia istituzionale. Vuol dire, come Stato, non come persone ovviamente, astenersi da qualsiasi giudizio sulle altre parti, senza giudicare chi abbia ragione o torto. Perché l'unica ambizione, per creare una pace nel mondo, che possiamo ragionevolmente avere in Svizzera - la storia lo dimostra e questo dovrebbe valere anche per il futuro - è quella di favorire, appunto, il dialogo tra le parti belligeranti. E quindi la neutralità svizzera è funzionale alla comunità internazionale. Ci vuole qualcuno nel mondo che agisce in tal modo. In questo momento probabilmente solo il Vaticano è veramente neutrale, solo il Vaticano non si è esposto ed è in grado di fare da salotto per facilitare le discussioni.

Purtroppo la Svizzera ha adottato una dottrina sbagliata. Questa dottrina fu introdotta dall'ex consigliera federale Micheline Calmy-Rey, proprio lei, fattasi ritrovare nei files di Epstein, tra l'altro. Come capa del Dipartimento federale degli affari esteri introdusse la dottrina della neutralità attiva, dottrina che in parte vige ancora oggi, benché si stia cercando di cambiare direzione. Questa interpretazione della neutralità è proprio quello che noi non vogliamo, è quello che noi, autori dell'iniziativa, vogliamo evitare. Ed è per questo che vogliamo iscrivere nella Costituzione come debba essere interpretata la neutralità. Intendiamoci, è chiaro che la neutralità ha una funzione soltanto finché la comunità internazionale la riconosce. Lo dimostra la storia, con il Belgio che da Stato neutrale fu invaso dalle truppe naziste in pochissimi giorni nella seconda guerra mondiale; lo stesso vale per i Paesi Bassi.

Ma non c'è nessun motivo per cui noi proattivamente dovremmo relativizzare o modificare questo preziosissimo strumento che, come detto, è una vocazione della Svizzera, è quello che ci distingue dagli altri.

Noi ricordiamo alcuni casi storici legati alla neutralità. Da ticinese non posso non menzionare, in questo intervento, il consigliere federale Giuseppe Motta che tornò, malgrado una piccola pausa negli anni Trenta per via dell'adesione della Svizzera alla Società delle Nazioni, a un approccio radicale di neutralità. Vi ricorderete forse i fatti del 1935: l'Italia invase l'Abissinia e la Società delle Nazioni decise delle sanzioni. La Svizzera non voleva adottarle e fu messa sotto pressione, poi nel 1936, fortunatamente le sanzioni vennero ritirate dalla Società delle Nazioni. Nel 1939 la società venne sciolta e la Svizzera poteva tornare compiutamente alla più radicale e coerente neutralità.

Ecco, noi ci auguriamo una neutralità ancorata nella Costituzione, in modo che diventi ancora più credibile verso l'estero. Perché, lo ripeto ancora una volta, la neutralità non ha nessuna funzione fintanto che gli altri Stati non la riconoscono. Ma noi vogliamo, affinché venga riconosciuta pienamente, iscriverla nella Costituzione nero su bianco e viverla cercando di facilitare appunto le mosse per la pace.

Da ultimo, lasciatemi sottolineare che la neutralità è funzionale anche per noi svizzeri, è funzionale per la democrazia diretta svizzera, perché il libero discorso politico che i cittadini e le cittadine devono poter portare avanti è necessario, affinché loro possano prendere delle decisioni nelle votazioni popolari. Se lo Stato svizzero, se la Confederazione iniziano a non essere più neutrali, quello che succede, purtroppo, è che i cittadini non possono più esprimere liberamente le proprie idee. Lo vediamo per esempio col conflitto con la Russia: provate a dire apertamente che siete a favore di Putin. Non intendo dire che io lo sia, per carità, voglio solo dire che oggi, come cittadini, siamo compromessi, perché il Consiglio federale si è sbilanciato adottando le sanzioni non dell'ONU ma dell'Unione europea. (Zwischenruf der Präsidentin: Herr Pamini, darf ich Sie bitten, zum Schluss zu kommen?)

Per questo motivo, e qui concludo, vi invito a sostenere e a dare parere positivo all'iniziativa.