Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2026-03-18
Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2026-03-18
Wortprotokoll
L'iniziativa foie gras propone di vietare l'importazione di foie gras e dei prodotti derivati. La produzione tramite alimentazione forzata degli animali è già vietata in Svizzera da oltre 40 anni, ma la pietanza, sappiamo, può essere importata dall'estero. L'iniziativa popolare è stata depositata a fine dicembre 2023 con poco più di 102[NB]000 firme valide. Siamo al limite della soglia richiesta e si vede che l'iniziativa non ha suscitato grandi moti popolari.
Personalmente sono un grande sostenitore della democrazia diretta, ma immaginare di inserire nella Costituzione federale, ovvero nella carta fondamentale dello Stato, un divieto di importazione di foie gras mi pare oltremodo discutibile dal punto di vista della sistematica del diritto. È curioso che a sostenere questa iniziativa ci siano forze politiche che vogliono l'accordo di sottomissione all'Unione europea. In base a questo trattato, come è noto, i diritti popolari saranno svuotati di significato. Qualsiasi decisione del popolo svizzero che contrasta con il diritto europeo rimarrebbe lettera morta. Quindi non solo non potremmo più dibattere sul foie gras, ma nemmeno su temi, con tutto il rispetto, di maggiore portata per il futuro del Paese.
Gli argomenti contrari a questa iniziativa sono noti. Il divieto entra in conflitto con accordi internazionali firmati dalla Svizzera, ad esempio quelli dell'Organizzazione mondiale del commercio o con la citata Unione europea. Il divieto limita la libertà di scelta dei consumatori. Renderebbe impossibile il consumo di foie gras in Svizzera, anche se prodotto legalmente all'estero. L'iniziativa nuocerebbe al settore gastronomico e anche turistico. Essa danneggia l'offerta culinaria, soprattutto nella Svizzera romanda, penalizzando ristoratori e importatori. È curioso che forze politiche che vogliono la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto dell'Unione europea vogliano vietare di consumare in Svizzera dei generi alimentari che sono prodotti legalmente proprio nell'Unione europea.
Il controprogetto indiretto commissionale, a cui anche il Consiglio federale si oppone, prevede un macchinoso [PAGE 535] meccanismo burocratico di annunci, corredato da sanzioni anche pesanti, con l'obiettivo di ridurre e alla fine azzerare il consumo di foie gras. In questo modo, oltre a danneggiare la gastronomia e la tradizione, si crea ulteriore burocrazia, e questo proprio quando la burocrazia andrebbe, semmai, ridotta.
Quest'iniziativa e anche il controprogetto alla fine vogliono imporre ai cittadini cosa mangiare. È l'ennesimo assalto ideologico alla nostra libertà. Ricordiamo che c'è un'intenzione federale, secondo cui, in nome del clima, il consumo di carne in Svizzera dovrebbe essere ridotto del 70 per cento, con buona pace dei decantati prodotti del territorio. Se quest'iniziativa crea un precedente, la prossima mossa andrà magari verso l'obbligo di mangiare insetti.
A questo punto, mi permetto di tracciare un parallelismo che è già aleggiato a più riprese in questa sala. La produzione di carne halal ottenuta tramite macellazione senza stordimento è vietata in Svizzera da moltissimo tempo, addirittura dalla fine dell'Ottocento. Tuttavia, la carne halal può essere importata in nome della multiculturalità. Negli ultimi anni, sempre più spesso, compare sugli scaffali dei nostri grandi magazzini, in genere con etichette scritte in inglese. Sarei dunque disposto ad appoggiare quest'iniziativa se i promotori fossero pronti a vietare l'importazione di carne halal in Svizzera. Perché se l'obiettivo è evitare inutili sofferenze agli animali, allora questo obiettivo deve valere sempre. Non si possono fare eccezioni in nome della cosiddetta multiculturalità, che è poi sinonimo di islamizzazione della Svizzera.
Vi invito pertanto a respingere sia l'iniziativa che il controprogetto.